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Sabato notte si sono verificati incidenti, minacce, aggressioni, sparatorie per le vie della cosiddetta “movida” partenopea. La zona bene di Napoli dei baretti è stata presa d’assalto nelle ore più affollate da decine di delinquenti, che hanno seminato per un bel po’ paura e terrore tra gente ignara, abituali avventori e giovani frequentatori. Sdegno, incredulità, sgomento sono stati espressi dai comuni cittadini e da rappresentanti delle istituzioni. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, (in foto), si è fatto notare per la sua assenza. Non essendoci le consuete passerelle da attraversare si è defilato. O forse non ha voluto urtare la suscettibilità di una buona fetta di suoi elettori. Ha scaricato su forze dell’ordine e magistratura le responsabilità di quanto accaduto, e questo appartiene al dato della repressione. C’è però l’aspetto che riguarda l’ordinato e civile svolgimento della vita cittadina, ivi comprese le attività commerciali, di competenza esclusiva dell’amministrazione comunale.

Non è possibile tollerare l’apertura degli esercizi commerciali fino alle prime ore dell’alba che sparano musica a tutto volume e vendono alcolici anche a minori. A tutt’oggi non ci sono stati interventi restrittivi chiari della giunta comunale. Il sindaco nella serata di ieri ha fatto sapere in modo laconico che sarà convocato il Comitato per l’ordine e la sicurezza. Ha parlato invece l’assessore alle politiche giovanili del comune, la quale ha considerato gli inauditi raid di sabato notte semplicemente “espressione del disagio” e non manifestazione di una violenza organizzata. A dire il vero, dopo qualche ora dai pericolosi eventi la città pensava in modo opposto a quello dell’assessore in questione: le violenze di sabato notte non sono state un semplice atto di disagio goliardico di giovani liceali, ma spedizioni organizzate vere e proprie. Perché fingere che non esiste un problema sicurezza a Napoli, e che se pure esiste non è compito dell’amministrazione comunale affrontarlo? Perché non si vuole prendere coscienza che l’escalation delinquenziale sta arrivando a soglie incontrollabili? Basta con le parole e le frasi di gratuita tranquillità al solo fine di conservare qualche voto in ben note zone della città, ci vogliono interventi risolutivi dei fenomeni più acuti che appesantiscono la sicurezza della comunità cittadina.

È tempo di ritornare alla buona politica, che indica le giuste vie alle amministrazioni locali per ben governare le città. Basta coi “masanielli” improvvisati, che fingono di indossare i panni dei tribuni del popolo, per il solo gusto di dare sfogo alle loro velleità narcisistiche e appagare la loro smodata sete di potere. È tempo di ritornare ai partiti veri, non a quelli di plastica o di cartapesta, come determinati e oscuri poteri desiderano.

È tuttora vivo quel perentorio invito di anni fa di Don Franco Rapullino, parroco di Santa Maria della Pace ai Tribunali, zona Forcella, quando affermò: “fujtvenn a Napul”, per dire che ormai Napoli è una città senza speranza. Ancora oggi camminando per i vicoli della città, per le periferie, per le strade più belle risuonano quelle tragiche parole. Una sola reazione: dimenticare le drammatiche frasi di don Rapullino, pur essendo un bravo sacerdote, e non perdere la speranza nel risorgimento di Napoli. Consapevoli tutti della grave condizione in cui versa la città partenopea, è necessario che la politica torni con sobrietà e concretezza a occuparsene, ricordando sempre che la “politica è la più alta forma di carità”.

Vi racconto cosa succede nelle zone-bene di Napoli

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