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Si apre un nuovo capitolo nelle indagini che da un anno alcuni procuratori siciliani, e in particolare Ambrogio Cartosio per la procura di Trapani e Carmelo Zuccaro per quella di Catania, conducono sull’operato delle ong nelle operazioni Search and Rescue (SAR) nel Mediterraneo. Da agosto nel mirino del pm di Trapani c’è Save The Children (Stc), l’ong di origini britanniche che solca il mare nostrum con la Vos Hestia.

Da questa nave erano partite le segnalazioni e i video che avevano gettato sui volontari tedeschi della Jugend Rettet l’ombra del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Furono tre operatori di un’azienda di sicurezza, la Imi Security Service, ingaggiata da Vroon, l’armatore olandese della nave, a riprendere il dubbio operato della nave tedesca Juventa: Floriana Ballestra, Lucio Montanino e Pietro Gallo, coordinati dal direttore dell’azienda Christian Ricci. A seguito della segnalazione all’Aise, il servizio segreto per l’estero, da parte di un agente del Servizio Centrale Operativo (Sco) infiltrato sulla Vos Hestia, Luca Bracco (secondo la difesa dei tedeschi coinciderebbe con la persona di Gallo), il gip Emanuele Cersosimo aveva ordinato il sequestro della nave Juventa bloccando di fatto l’attività di Jugend Rettet nel Meditrraneo.

La stessa sorte è toccata questo lunedì alla Vos Hestia di Save The Children. I poliziotti dello Sco su ordine della procura di Trapani hanno ispezionato la nave ormeggiata al porto di Catania. Non un semplice controllo delle forze dell’ordine, ma un decreto di perquisizione e di sequestro che porta la firma dei pm Andrea Tarondo e Antonio Sgarrella con l’ordine di appropriarsi di cellulari, computer e documenti “indispensabili al fine di accertare le modalità di acquisizione delle notizie relative alle partenze dalle coste libiche delle imbarcazioni”.

Il capo di accusa, ancora una volta, è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’ong che per prima ha aderito al codice di condotta del ministro Minniti, e che, pur indirettamente, ha dato una svolta nelle indagini sulle presunte commistioni fra trafficanti e volontari del mare grazie alle segnalazioni partite dalla Vos Hestia, rischia oggi di andare incontro allo stesso destino dei colleghi tedeschi. Diversa la versione fornita dalla stessa organizzazione umanitaria, che con un comunicato online ieri pomeriggio ha chiarito come la perquisizione sulla Vos Hestia a Catania sia “relativa ad una ricerca di materiali per reati che, allo stato attuale, non riguardano Save The Children”, bensì “presunte condotte illecite commesse da terze persone”.

Il blitz ordinato dai pm siciliani non è che l’ultima battuta di un trimestre difficile per i volontari di Save The Children. Iniziato il 7 agosto, quando alcuni volontari erano finiti nell’inchiesta della procura di Trapani, già al lavoro nelle indagini sull’operato di Jugend Rettet e Medici Senza Frontiere. Poi la notizia uscita lo scorso 27 settembre dell’iscrizione nel registro degli indagati del comandante della Vos Hestia Marco Amato, sempre per opera dei pm di Trapani, con l’accusa di aver agevolato, nelle operazioni di salvataggio, i trafficanti di vite umane. Un episodio in particolare, ha raccontato La Stampa, aveva posto Amato sotto i riflettori della procura: quando, trovato un grosso carico di droga in mano ad alcuni degli immigrati fatti salire sulla nave umanitaria, avrebbe dato disposizione ai volontari di disfarsene in mare senza avvertire l’autorità giudiziaria.

Lo stesso giorno un servizio di Matrix, programma di Canale 5 condotto da Nicola Porro, mostrava un video in cui i volontari della Vos Hestia sembrano soccorrere alcuni migranti da un gommone collaborando con gli scafisti. Per di più la telecamera nascosta riprende, davanti ai loro occhi inermi, uno dei criminali percuotere con un tubo di gomma uno dei malcapitati sulla barca. Insomma, non proprio una grande pubblicità per l’Ong britannica.

Così già il 13 agosto, in protesta contro la decisione della guardia costiera libica di riprendere il controllo delle acque territoriali e limitrofe, Save The Children aveva annunciato lo stop delle operazioni SAR nel Mediterraneo. Decisione confermata ieri dal direttore generale di Stc Italia Valerio Neri (nella foto), non solo “per le mutate condizioni di sicurezza ed efficacia delle operazioni di ricerca e soccorso in mare nell’area”, ma anche perché si è fatta insopportabile “l’inesistenza o inadeguatezza di politiche europee di ricerca e soccorso”. A queste motivazioni c’è da aggiungerne una implicita: da quando è entrato in vigore il discusso accordo italiano con la marina libica (o quel che ne resta), gli sbarchi sono calati drasticamente. Più dei due terzi in meno rispetto al 2016 secondo Frontex, dati confermati dall’ultimo cruscotto statistico del Viminale.

Ad inizio agosto il direttore Neri si diceva preoccupato “dal fatto che si possa pensare oggi ad una esagerata vicinanza, ad una non vera indipendenza di Save The Children dal governo italiano”. Perché c’è anche questa faccia della medaglia: dal polverone alzato dalle indagini sulla Vos Hestia, un’accusa silenziosa di collusione con lo Stato sembra aver circondato l’ong. Poche o nessuna le manifestazioni di solidarietà contro le accuse a Stc, nulla a che vedere con la levata di scudi che ci fu per difendere i tedeschi di Jugend Rettet. Che peraltro non mandarono giù il boccone: il loro legale Leonardo Marino, ha scritto Fausto Biloslavo su Il Giornale, costruì la difesa dalle accuse dei pm siciliani puntando il dito proprio contro la Vos Hestia, che lavorava “sotto il costante controllo della Guardia Costiera italiana”.

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