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 Speciale di Cyber Affairs su Cybertech Europe in collaborazione col Foglio​

Che cosa vuol dire seguire il modello Israele quando si parla di sicurezza? Per alcuni giorni Roma è stata, e sarà fino a oggi, una delle capitali della sicurezza cibernetica e nel corso di una delle più importanti manifestazioni mondiali di settore – la Cybertech Europe – i più grandi operatori del settore hanno avuto la possibilità di mettere insieme idee per riflettere su una delle minacce del nuovo millennio: le offensive cyber. Le stime di mercato valutano che l’80 per cento delle imprese europee sono state colpite almeno una volta da attacchi cyber e stimano in 8mila miliardi di dollari l’impatto su scala mondiale del pericolo cibernetico nei prossimi 5 anni. Dal più recente ransomware – cresciuto nel 2016 del 300% – fino alla perdita di informazioni preziose per istituzioni, governi e imprese piccole e grandi.

TUTTE LE STRETTE DI MANO DI ROBERTA PINOTTI AL CYBERTECH EUROPE 2017. FOTO DI PIZZI

Gli eventi registrati rappresentano però solo una parte del problema. Da un lato sono in costante aumento i tentativi – anche da parte di Stati sovrani – di interferire nei processi decisionali di altre nazioni attraverso campagne di disinformazione e disseminazione di fake news attraverso la Rete. Dall’altro lato il Web rappresenta ormai lo strumento privilegiato dai jihadisti per comunicare, fare propaganda e proselitismo, “formarsi”. Che soluzioni possono esistere per affrontare queste sfide? Qui si torna a Israele. Da qui la necessità di aumentare la cooperazione internazionale per creare un fronte comune di difesa, che in Italia abbia come base la rapida implementazione di normative europee come la Direttiva Nis, ma anche il rafforzamento della partnership pubblico-privato e delle relazioni tra Paesi al di fuori del Vecchio continente.

CHI C’ERA A CYBERTECH EUROPE 2017. FOTO DI PIZZI

In questo senso, spiega a Cyber Affairs il professor Michele Colajanni, direttore del Centro di Ricerca Interdipartimentale sulla Sicurezza dell’Università di Modena e Reggio Emilia, “Cybertech Europe rappresenta uno degli elementi che maggiormente simboleggia le crescenti sinergie tra Italia e Israele nel campo della sicurezza cibernetica”. La collaborazione tra le due nazioni in ambito cyber va oltre questo evento. Grazie a un accordo bilaterale di cooperazione scientifica e industriale, i due Paesi hanno dato vita a un laboratorio congiunto sulla cyber security realizzato dall’università di Tel Aviv e da quella di Modena e Reggio Emilia. È iniziata così un’attività che ha consentito di sviluppare in Italia un polo che si avvale delle esperienze israeliane ai livelli più alti e che, prosegue Colajanni, “sta portando a nuove collaborazioni nel campo della sicurezza dell’automotive e dei cyber-physical system”.

TUTTE LE STRETTE DI MANO DI ROBERTA PINOTTI AL CYBERTECH EUROPE 2017. FOTO DI PIZZI

Replicabile o meno, dunque, quanto fatto da Israele (e, per altri versi, dagli Stati Uniti) resta un ‘benchmark’ dal quale trarre spunto e ispirazione. Non è un segreto che il governo israeliano abbia investito da tempo una grossa parte della sua attenzione istituzionale sulle questioni relative alla sicurezza cibernetica, sia sotto il profilo militare e d’intelligence (per la salvaguardia dei propri interessi strategici), sia come volano e veicolo dello sviluppo economico. Uno degli elementi che sta spingendo il successo di Israele in questo frangente è stata la decisione del primo ministro Benjamin Netanyahu di creare un cluster di sicurezza informatica in una città nel deserto, Be’er-Sheva. CyberSpark industry initiative, questo il nome dell’insediamento, altro non è che un progetto nazionale lanciato nel 2014 con l’obiettivo di riunire in un solo posto le aziende locali, le multinazionali globali, tutti i livelli di governo, i militari e il mondo accademico, e sostenere così lo sviluppo di un ecosistema informatico fiorente. Israele, anche grazie a questa iniziativa, ha visto nascere nel suo CyberSpark circa 350 aziende nazionali che hanno come core business proprio la cyber security e che esportano annualmente e in tutto il mondo, secondo le stime più recenti, servizi e tecnologie per circa 6 miliardi di dollari. In ambito cyber l’Italia non è all’anno zero, ma sta anzi compiendo passi in avanti che si muovono, in parte, nel solco di quanto fatto finora da Israele.

CHI C’ERA A CYBERTECH EUROPE 2017. FOTO DI PIZZI

Dopo l’arrivo del nuovo Piano nazionale per la protezione cibernetica, varato il 31 giugno, ad esempio, uno degli elementi di cambiamento risiede nella volontà del governo di dare avvio alla creazione di un fondo di venture capital per il finanziamento di start up e la partecipazione al capitale societario di realtà imprenditoriali d’interesse (un progetto messo in atto di recente proprio dal Mossad). Una novità che va legata all’ulteriore obiettivo di istituire un Centro nazionale di ricerca e sviluppo in cyber security, un Centro nazionale di crittografia e uno di valutazione e certificazione per la verifica delle condizioni di sicurezza e dell’assenza di vulnerabilità delle tecnologie cyber.

Che cosa fa Israele per la cyber security

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