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Stando al documento ufficiale rivelato in anteprima dall’Ansa, il vertice che si sta aprendo nella cornice di Versailles a Parigi fra Francia, Italia, Germania e Spagna sarà un trionfo di elogi per l’operato italiano nell’emergenza migratoria. A partire dal codice di condotta delle ong di Minniti, che “rappresenta un progresso vantaggioso che permette di migliorare l’organizzazione e l’efficacia dei salvataggi”: per questo “i capi di Stato e di governo chiedono a tutte le ong operanti nella zona di firmare il codice di condotta e rispettarlo”. Ad oggi sono 5 le ong che hanno aderito al codice: restano escluse Medici Senza Frontiere e Sea-Watch, ma è anche vero che fra chi ha aderito c’è chi ha gettato la spugna sospendendo i salvataggi (è il caso di Save The Children e Sea-Eye).

L’OPERA DELL’ITALIA

L’Italia incassa poi l’endorsement per il lavoro fatto da Minniti con le comunità locali in Libia per bloccare le partenze prima ancora che i trafficanti raggiungano la costa. Due i passi fatti dal Viminale in questi mesi che riceveranno piena approvazione a Parigi. Il primo è l’accordo di pace fra le tribù del Sud della Libia firmato a Roma il 31 marzo. Il secondo è l’accordo, definito nel documento di Parigi “particolarmente tempestivo”, con i 14 sindaci libici firmato il 13 luglio scorso a Tripoli e confermato in un incontro del 26 agosto a Roma alla presenza del ministro Minniti, del presidente dell’Anci, Antonio Decaro, del segretario generale della Farnesina, dell’ambasciatore italiano a Tripoli e dei rappresentanti della Commissione UE.

LA CABINA DI REGIA

Questa mattina al Viminale si è tenuta una cabina di regia fra i ministri dell’Interno di Ciad, Libia, Mali, Somalia e Italia. In un comunicato congiunto sono stati prefissati gli obiettivi a breve termine: rafforzare “il supporto della formazione e dell’operatività delle guardie di frontiera”, “sostenere la Libia nella creazione di una guardia di frontiera”, aumentare la cooperazione con l’Oim e l’Unhcr per costruire ex novo centri di accoglienza in Niger e Ciad e migliorare le condizioni di vita di quelli già esistenti in territorio libico.

IL VERTICE DI PARIGI

Il vertice di Parigi che vedrà a confronto Gentiloni, Merkel, Macron e Rajoy assieme alla lady PESC Mogherini e ai rappresentanti dei paesi africani Deby (Ciad), al-Sarraj (Libia) e Issoufo (Niger), vedrà un braccio di ferro fra due posizioni agli antipodi. La prima è quella del neo-eletto presidente francese Macron, che preme per il mantenimento del sistema previsto dai regolamenti di Dublino, e in particolare per la clausola che obbliga il paese di prima accoglienza all’esame della domanda di asilo.

LE APERTURE DI MERKEL

Dall’altra parte c’è Angela Merkel, che si presenta come novella paladina delle istanze dei paesi meridionali, e soprattutto italiane, e chiede una modifica del sistema di Dublino, perché “così com’è non è più sostenibile”. “Non è possibile che la Grecia e l’Italia da sole debbano sopportare tutti gli oneri” ha dichiarato in un’intervista per Die Welt am Sonntag, “dobbiamo distribuire i profughi in maniera solidale fra gli Stati membri”. In questi due anni la cancelliera non ha mai mostrato rimpianti sulla decisione del 2015 di accogliere in Germania 890.000 profughi (per lo più siriani). Una decisione che ha pagato con un calo di consensi fra i cittadini tedeschi, che comunque non la fa tremare neanche un po’ in vista delle elezioni di settembre contro lo sfidante socialdemocratico Martin Schulz.

I PRECEDENTI DEL CANCELLIERE

Parole, quelle della Merkel, che a dire il vero sono state già pronunciate a fine giugno dal suo portavoce in vista del vertice di Tallin, quando aveva chiarito come “i paesi che sono colpiti particolarmente dal fenomeno non possono essere lasciati soli con un alto numero di profughi e migranti”. Unite alle lodi del presidente lussemburghese della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, che aveva definito “eroici” gli sforzi di Grecia e Italia, avevano illuso il ministro Minniti di trovare con i colleghi francesi e tedeschi un asse comune. Illusioni evaporate dopo la doccia gelata di Tallin. Mentre Macron puntualizzava che i “migranti economici”, cioè il 90% di quelli che giungono nei porti italiani (dati del Viminale), non sarebbero stati accolti in Francia, gli altri ministri, seguiti nei giorni successivi da Olanda, Belgio, e Lussemburgo, chiarivano a Minniti che i loro paesi avrebbero chiuso i porti all’arrivo di nuovi migranti.

GLI SCENARI E LE ASPETTATIVE

Bisognerà dunque capire oggi se alla presa di posizione della Merkel a favore degli sforzi italiani seguiranno aiuti concreti. Il programma degli incontri si aprirà con un summit fra Macron, Issoufo e Deby, seguito da un faccia a faccia fra il capo dell’Eliseo e Angela Merkel. Alle 16.45 la riunione comune cui prenderà parte anche il premier italiano Paolo Gentiloni, che parteciperà, a partire dalle 20.00, a un incontro a 4 con Raioy, Merkel e Macron. In quest’ultimo incontro ci sarà spazio per altre priorità oltre alla crisi migratoria, e in particolare per la cooperazione internazionale contro il terrorismo e le nuove misure di sicurezza in seguito agli attentati di Barcellona e Cambrils.

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