Skip to main content

Domenica sera, in un tratto del Mar Rosso ormai diventato familiare alla geopolitica delle crisi, un cargo battente bandiera liberiana e proprietà greca è stato assaltato e incendiato da piccole imbarcazioni e droni esplosivi. L’equipaggio ha abbandonato la nave, il bulk-carrier Magic Seas, e i ribelli Houthi hanno successivamente rivendicato l’affondamento. È il primo attacco navale di rilievo dall’inizio della tregua tra Stati Uniti e Houthi siglata il 6 maggio scorso.

La sospensione delle ostilità, ottenuta dopo sette settimane di bombardamenti americani in Yemen nell’ambito dell’operazione “Rough Rider“, aveva momentaneamente arginato una campagna durata oltre un anno e mezzo contro la navigazione commerciale nella regione. Il prezzo pagato dal commercio globale era stato evidente: più del 60% delle navi cargo aveva evitato il Mar Rosso, deviando verso rotte più lunghe e costose. La circumnavigazione dell’Africa resta ancora la via preferita da diverse compagnie di shipping internazionali.

I bombardamenti americani erano stati invasivi nel limitare le capacità di attacco dallo Yemen. Il cessate il fuoco aveva comunque portato Washington a dichiarare la missione un successo. Narrazione politica più che concretezza,  anche perché non c’è mai stato un impegno formale da parte degli Houthi a cessare ogni attacco — e per altro gli yemeniti hanno sempre detto che le navi “collegate a Israele” sarebbero restate un bersaglio.

Proprio qui si inserisce l’ambiguità che circonda l’attacco al Magic Seas. Nessun legame diretto è emerso tra la nave e aziende israeliane, sebbene l’armatore greco possieda altre imbarcazioni che in passato hanno attraccato in porti israeliani. Un dettaglio sufficiente, per i ribelli sciiti, a giustificare l’azione? Secondo il portavoce militare si è trattato di una risposta alla “violazione del divieto di ingresso nei porti della Palestina occupata”. Un’affermazione che ricorda come il gruppo ribelle mosso da istanze locali, dopo essersi inserito nel conflitto regionale attorno a Israele (a supporto di Hamas), ora ambisce a essere regolatore di dinamiche geoeconomiche internazionali.

È il momento dell’attacco a suggerire una lettura più ampia. L’operazione è avvenuta alla vigilia dell’incontro tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu, che c’è stato lunedì alla Casa Bianca. Una visita a Washington in cui il primo ministro israeliano è chiamato a discutere una possibile tregua a Gaza. In questo contesto, l’assalto alla Magic Seas si carica di un valore simbolico: ricordare che la cosiddetta “Asse della Resistenza” sostenuta dall’Iran — Hezbollah, Houthi, milizie irachene e in qualche modo Hamas e altri gruppi palestinesi — resta operativa e capace di colpire obiettivi sensibili. In altre parole, si sta cercando di dimostrare che né lo scontro militare con Israele né i raid americani hanno fiaccato la proiezione strategica dell’Iran nella regione? Non è possibile definire questa sovrapposizione con esattezza, anche perché gli Houthi mantengono un’agenda piuttosto personale, sovrapponibile con quella della Repubblica islamica solo in caso di convergenza di interessi.

Il rischio è però che il gesto non resti isolato. Se l’attacco alla Magic Seas dovesse rivelarsi il preludio a una nuova offensiva Houthi nel Mar Rosso, verrebbero complicati due fronti diplomatici cruciali per Trump: il tentativo di riaprire un negoziato con Teheran sul programma nucleare e la costruzione di un nuovo equilibrio a Gaza. Dossier in cui si cerca di coinvolgere in modo ampio vari attori regionali, come l’Arabia Saudita – tecnicamente in guerra con gli Houthi dall’inizio e della guerra civile yemenita. La Casa Bianca ha affidato a Steve Witkoff, negotiator-in-Chief, il compito di rilanciare i colloqui con l’Iran dopo i raid sui siti nucleari: la ripresa degli attacchi navali mette in discussione il margine negoziale su cui Washington intende lavorare?

E ancora: dopo l’accordo del 6 maggio, questi nuovi attacchi che reazione americana produrranno? Domenica, quasi contemporaneità e alla diffusione delle notizie sulla Magic Seas, il ministero della Difesa israeliano confermava l’operazione “Black Flag”, con cui sono stati colpiti infrastrutture portuali e impianti energetici sotto controllo Houthi, compresa la nave Galaxy Leader, sequestrata quasi due anni fa dal gruppo. È la reazione al lancio di missili dallo Yemen contro lo stato ebraico, ma se gli attacchi sul Mar Rosso dovessero riprendere ai ritmi di un anno fa, forse Israele potrebbe aumentare le sue azioni – e coinvolgere nuovamente gli Usa.

Mar Rosso, torna la minaccia Houthi. Ma il messaggio è per Trump e Netanyahu?

Un nuovo attacco Houthi nel Mar Rosso rompe la fragile tregua con gli Stati Uniti e lancia un messaggio geopolitico a Trump e Netanyahu. Il gesto rischia di riaccendere l’instabilità regionale, mettendo in discussione i negoziati su Gaza e sull’Iran

Asset russi da usare per l'Ucraina? Vantaggi, svantaggi e rischi secondo Giumelli

Di Francesco Giumelli

Il dibattito sull’utilizzo delle risorse congelate è diviso in due fazioni. Da un lato ci sono coloro che sostengono che le ricadute politiche, giuridiche ed economiche della confisca siano maggiori dei benefici che se ne potrebbero trarre. Dall’altro quelli che ritengono corretta la confisca perché la ricostruzione dell’Ucraina dovrebbe gravare soprattutto sulle casse dello Stato che l’ha invasa. Esiste, forse, una terza via, con le risorse congelate come garanzia per prestiti a favore della ricostruzione. L’analisi di Francesco Giumelli, professore di Relazioni internazionali presso l’Università di Groningen

La Russia aiuti Kyiv e riavrà i suoi soldi. Idea di Ecfr

Da mesi sui 300 miliardi di Mosca messi sotto chiave in Europa, è calata la nebbia, anche per colpa dei tanti scrupoli legali legati all’operazione. Ma un’idea ci sarebbe: prestare quei denari all’Ucraina per risollevarsi e poi rimborsarli al Cremlino. Ma solo a un patto

Ecco come l’intelligenza artificiale mette alla prova l’intelligence italiana

Nel corso di un convegno a Napoli, Rizzi (Dis), Caravelli (Aise) e Valensise (Aisi) hanno delineato le sfide poste dalle minacce ibride e dall’uso dell’intelligenza artificiale da parte di attori ostili. Dalla disinformazione alle operazioni coperte, cresce l’esigenza di un’azione coordinata tra istituzioni

Dai furti di farmaci al fentanyl, i Nas in trincea contro i nuovi rischi globali. Parla Gen. Covetti

Sicurezza alimentare ma non solo. Liste d’attesa, tutela animale, Rsa, reti illecite internazionali e sfide globali, come ad esempio quella del Fentanyl, sono solo una parte dei dossier in mano ai Nas. L’intervista al suo comandante, Raffaele Covetti

La decisione di Trump sull'Ucraina conferma la perdita di fiducia verso Putin

Il presidente Trump ha confermato che Washington tornerà a inviare armi a Kyiv, pur senza specificare le quantità o i sistemi coinvolti. La mossa segue un confronto telefonico con Zelensky e arriva dopo un colloquio infruttuoso con Putin, che ha lasciato il leader americano “deluso”

In Kosovo Parlamento senza presidente dopo 43 voti. Ora le urne?

Fallito il 43mo tentativo di eleggere il presidente del nuovo parlamento scaturito dal voto del 9 febbraio scorso. A questo punto, e in mancanza della volontà politica di trovare un accordo, si fa strada l’ipotesi elettorale con l’aggravio di una tensione sempre maggiore in un’area he invece avrebbe bisogno di sicurezza e di stabilità politica

Il Pentagono sceglie Roboze per rafforzare la supply chain industriale. I dettagli

La pugliese Roboze entra ufficialmente nei programmi del Pentagono grazie a un’intesa con Crg Defense, operatore statunitense legato al Dipartimento della Difesa. La collaborazione riguarda la fornitura di tecnologie di stampa 3D per componenti critici, con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia produttiva americana e garantire una supply chain protetta da infiltrazioni e manipolazioni esterne

Ucraina, l’Ue alzi la voce con la Cina. La versione di Mayer

Si riaccende il dibattito sulla strategia occidentale per l’Ucraina. Di fronte all’intransigenza russa, la vera leva diplomatica potrebbe essere Pechino. L’Unione europea, e in particolare l’Italia, possono e devono giocare un ruolo più deciso sul piano economico e geopolitico

Così l’Italia guida la conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. Scrive Tajani

Di Antonio Tajani

In occasione della quarta edizione della Conferenza per la ripresa dell’Ucraina (Urc 2025), pubblichiamo l’intervento di Antonio Tajani, ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ospitato dalla rivista Formiche nel numero di luglio dedicato all’appuntamento co-organizzato a Roma da Italia e Ucraina

×

Iscriviti alla newsletter