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Milano potrebbe “scippare” a Torino il G7 dell’industria, programmato per fine settembre. L’ipotesi serpeggia da qualche settimana e in questi giorni funzionari governativi (ministero dello Sviluppo economico e presidenza del Consiglio organizzano il summit), stanno valutando le opzioni. Sono principalmente ragioni di ordine pubblico a motivare un possibile trasloco, e considerato che la sindaca Chiara Appendino si è mostrata sin qui piuttosto reticente a ospitare il vertice, Milano si è inserita non appena ha intravisto uno spiraglio. La notizia è stata rilanciata stamattina dal quotidiano La Stampa, dopo che lunedì il capogruppo torinese del Pd Stefano Lo Russo aveva chiesto – inutilmente – che la sindaca riferisse in consiglio comunale sul rischio per la città città di perdere il summit.

GLI INCIDENTI A TORINO
Fino a qualche settimana fa la scelta del capoluogo piemontese non pareva minimamente in discussione: Torino avrebbe dovuto accogliere il G7 dal 26 al 30 settembre su due poli, il Lingotto e la Reggia di Venaria. Ma nel frattempo molte cose sono cambiate, soprattutto a Torino, che sul fronte ordine pubblico esce da un periodo infernale.
Il preludio sono stati gli scontri fra polizia e centri sociali al corteo del Primo maggio, che però non hanno stupito più di tanto, considerato che sotto la Mole sono diventati quasi una tradizione. Ma è soprattutto un mese dopo, il 3 giugno, con gli incidenti di piazza San Carlo, che la città è entrata nella spirale della crisi. Un morto e oltre 1500 feriti: questo il bilancio del panico che ha travolto la folla riunitasi per la proiezione della finale di Champions League. Da quell’episodio è scaturita un’inchiesta della Procura che ha iscritto nel registro degli indagati anche la sindaca Chiara Appendino e, stando a indiscrezioni pubblicate dalla Stampa, forse anche il prefetto Renato Saccone e il questore Angelo Sanna.
E non è finita. Un paio di settimane dopo, a Vanchiglia, altri scontri, stavolta fra la polizia, giunta in assetto anti-sommossa per far rispettare l’ordinanza anti-alcol emessa dalla sindaca, e il popolo della movida fomentato dai centri sociali.
Il clima in città è teso, e non si può dire che regni perfetta concordia fra le stesse istituzioni. La maggioranza di Appendino non ha nascosto la propria irritazione per l’operato della Questura, soprattutto in relazione a Vanchiglia ma anche, in misura minore, per la gestione dei controlli in piazza San Carlo.
A complicare ulteriormente il quadro, gli incidenti della scorsa settimana al G20 di Amburgo.

I TIMORI DI APPENDINO
Il timore di Chiara Appendino – e non solo il suo – è che Torino a settembre si trasformi in una polveriera. Del resto la sindaca fa bene a preoccuparsi, visto che sono settimane che gli antagonisti annunciano contestazioni al G7. Senza contare che Torino, da questo punto di vista, è una città “calda” già di per sé. Quanto basta per ipotizzare uno spostamento del vertice internazionale.
La sindaca qualche settimana fa ha incontrato il ministro dell’Interno Marco Minniti, e la possibilità di un trasloco del summit è stata sicuramente vagliata. Minniti però, almeno in un primo momento, l’ha esclusa. Per contro, Appendino ha chiesto garanzie, vale a dire uomini e risorse, per gestire l’appuntamento. Fino a qualche giorno fa l’ipotesi più accreditata sembrava la rinuncia all’utilizzo del Lingotto e la preferenza di Venaria che è molto più facile da difendere dalle contestazioni.
Nel frattempo, però, si è inserita Milano che, a differenza di Torino, non pare mostrare timori reverenziali di sorta. Sul tavolo c’è anche l’idea di sdoppiare la manifestazione fra Milano e Venaria, ma è una soluzione che non piace a Minniti perché di fatto raddoppia gli sforzi e i rischi.

I GRILLINI DI TRAVERSO
Di certo in questa fase la truppa di Appendino non si mostra entusiasta all’idea di ospitare i grandi dell’industria, anzi. Una frangia della maggioranza è apertamente ostile. “Torino deve per forza accettare questa ospitalità? – ha scritto su Facebook la consigliera grillina Viviana Ferrero – Deve per forza chinare la testa ed essere teatro di contestazioni e repressioni? Io sono assolutamente contraria che le città diventino i teatri di scontro tra manifestanti e polizia. Riunitevi altrove, in cima all’Himalaia, nel deserto del Sahel, in un’atollo alle Maldive avete i mezzi potenti della vostra industria pesante e i veivoli (sic) leggeri delle forze armate, siete pochi e potete fare tutto. Noi a Torino possiamo accogliere chi ha, a mala pena, il denaro per prendere il treno. Il Forum dei paesi poveri per me è sempre il benvenuto”.

IL RAPPORTO COI CENTRI SOCIALI
Dichiarazioni che stupiscono fino a un certo punto: sulla ribalta nazionale è emerso fin qui solo il profilo “istituzionale” di Appendino, ma si sa da tempo che almeno una parte dei consiglieri del M5S torinese sono vicini al mondo antagonista e ai centri sociali. Hanno fatto molto discutere le recenti dichiarazioni della stessa Ferrero secondo cui “i centri sociali fanno parte della città, come gli ospedali”. Per non parlare del coinvolgimento, negli scontri del primo maggio con la polizia, della consigliera Maura Poli, già esponente del Gabrio.
Ad Appendino, quindi, tocca barcamenarsi: le pressioni interne a far saltare il G7 ci sono, mentre dall’esterno ne arrivano altrettante per non farselo portare via. Oltre a quelle, scontate, dell’opposizione Pd, anche significativi pezzi della realtà economica torinese vogliono a tutti i costi che il vertice si faccia. Per esempio l’Unione industriale, il cui presidente, Dario Gallina, già qualche giorno fa, ha tirato la sindaca per la giacchetta, esortandola a scommettere sul futuro della città “senza farsi influenzare dai recenti pessimi avvenimenti”.

Chiara Appendino

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