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Anche i politici tedeschi hanno tirato un sospiro di sollievo alla notizia della vittoria in Francia di Emmanuel Macron. Da sinistra a destra senza distinzioni, eccezion fatta per i nazionalisti di Alternative für Deutschland (AfD). Merkel si è addirittura congratulata prima di persona (cioè non attraverso il suo portavoce) con Macron per l’elezione all’Eliseo, che con il neoeletto governatore cristianodemocratico Daniel Günther nello Schleswig-Holstein.

Pericolo scampato dunque. A guidare la Francia i prossimi due anni non sarà dunque l’antieuropeista, nazionalista Marine Le Pen. Pericolo scampato, il che però non vuol dire che le relazioni tra Berlino e Parigi saranno facili, qualora, dopo le elezioni parlamentari di settembre, Merkel venisse riconfermata per la quarta volta alla guida del governo tedesco.

Come si sa, Macron ha fatto campagna elettorale anche proposte riguardanti l’Ue del futuro: ha lanciato l’idea di un fondo comunitario per la politica di sicurezza e difesa; ha proposto un ministro delle Finanze e un budget per l’eurozona da usare per investimenti e eurobonds. Dunque europeista convinto ma, come fanno a gara nel sottolineare i media tedeschi, con in mente un’Ue ben diversa da quella fino a ora dettata da Berlino

E’ lunga la lista dei distinguo che si sono susseguiti nel giro di meno di 48 ore dalla la vittoria di Macron. Eccone i più significativi, iniziando da due giornali: uno di sinistra, l’altro liberal-conservatore.

Il corrispondente a Bruxelles del quotidiano di sinistra  taz, Eric Bunse scrive: “Il nuovo presidente francese vuole democratizzare l’eurozona e sviluppare nuove proposte per riformare l’Ue. L’entusiasmo che ha scatenato la sua elezione a Berlino è però ingannevole: alla Kanzlerin e al suo ministro delle Finanze preme molto più la competizione che la solidarietà”. Certo, a Macron tocca ancora portare a casa un risultato accettabile alle politiche di giugno, e a quel punto la strada per puntare a una Ue riformata sarebbe sgombra, almeno così pensano molti a Bruxelles. “Peccato che Macron non sia un pioniere in questa impresa” fa notare Buse. “Anche la vittoria di François Hollande cinque anni fa era legata in parte a queste promesse. Ne è seguita un’amara delusione. Lo stesso vale per Matteo Renzi, arrivato con tante buone intenzioni, tutte andate a rotoli”.

Thomas Schmid ex direttore della Welt, parla a sua volta di un’impresa titanica che attende il neoeletto presidente francese. “Macron ha promessa alla Francia statalista una rivoluzione liberale e chiesto  alla Germania di contenere quelle pulsioni che alimentano la sua politica di austerità” ragiona Schmid. “E se Macron intende fare sul serio, mettere non poco sotto pressione i suoi connazionali. L’impresa gli riuscirà però solo se la Germania farà la propria parte e l’Ue sarà a sua volta disposta a prendere seriamente in considerazioni le critiche mossele”. E’ vero, prosegue Schmid, che l’asse, il motore franco tedesco, abbia garantito la pace, la nascita dell’Ue e oggi ne garantisce la sopravvivenza.

Nel frattempo però l’Ue, che oggi conta (almeno per il momento ancora) 28 stati membri, ha fatto molti passi avanti. Ciò “nonostante una fetta consistente di francesi teme che la Germania intendi applicare il proprio modello economico, di conti pubblici e sociale a tutta l’Europa. Ed è alla luce di queste paure che Merkel farebbe bene a dare spazio a Macron. Anche perché lui non ha tutti i torti quando sottolinea che la cocciutaggine tedesca nell’imporre a tutta l’eurozona una rigida politica della spesa e dei conti pubblici, non ha portato ovunque i risultati sperati. La profonda mancanza di prospettiva che si è fatta strada non solo tra i giovani dell’Europa mediterranea, ne è una prova inconfutabile. L’Ue non è (ancora) una ‘Transferunion’ (cioè un’unione a responsabilità solidale, ndr).  Ma è certamente più di una unione di stati”. Schmid tocca nel suo commento un tema che è il più delicato e spinoso. Macron immagina un budget per l’eurozona ed eventualmente anche eurobonds per alleviare le difficoltà di paesi in crisi.

Una proposta che per i politici tedeschi equivale alla violazione di un tabù tout court. E così, già poco dopo la vittoria di Macron i politici hanno rilasciato dichiarazioni in proposito. Eccezion fatta per i due più importanti: Merkel si è limitata a constatare “Quello di cui la Francia ora necessita sono risultati”, mentre il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble (ovviamente altrettanto contento della vittoria dell’ex collega francese) ha deciso di non dire nulla per il momento.

Il commissario per il Bilancio Ue, Günther Oettinger ha fatto sapere che l’idea di un ministro delle Finanze dell’eurozona non gli sembra “particolarmente brillante”, visto che la Commissione vigila sulle politiche di bilancio negli stati membri, l’eurogruppo decide sugli eventuali aiuti finanziari e l’ESM (il meccanismo di stabilità) elargisce aiuti in caso di bisogno. “Di un ministro delle Finanze europeo non mi pare si senta il bisogno” ha sentenziato Oettinger. Anche il compagno di partito Jens Spahn, segretario finanziario della CDU, si è espresso criticamente, in primo luogo riguardo all’idea di introdurre eurobonds. “Eurozona e Francia hanno già abbastanza debiti”.

Una constatazione condivisa dal capo del partito liberale Fdp Christian Lindner, il quale ha sottolineato che “la Francia deve risolvere i propri problemi attuando finalmente le riforme economiche. Certo abbiamo riposto la nostra fiducia in Macron. Ma anche lui non può fare più debiti”. E infine, contrario agli eurobonds si è dichiarato il presidente della Camera di commercio e industria (DIHK), Eric Schweitzer. “Una socializzazione del debito non è positiva per il singolo, non lo è per un’impresa, non lo è per gli stati. Finirebbe per compromettere la fiducia di risparmiatori e azionisti, indebolendo la Germania e l’Europa”.

Più sfumate le reazioni dei socialdemocratici. Il ministro degli Esteri, l’ex leader dell’Spd Sigmar Gabriel ha sollecitato Merkel ad andare incontro a Macron, chiedendole cosa sia più importante: uno 0,5 in più di deficit  oppure tra cinque anni una presidente Le Pen. Gabriel ha inoltre proposto la creazione di un fondo di investimenti franco-tedesco, perché: “Dobbiamo fare tutto il possibile, affinché Macron abbia successo”. Anche il vicecapogruppo parlamentare dell’Spd, Carsten Schneider ha sottolineato che: “La Germania deve iniziare a investire molto di più all’interno, per ridurre finalmente il surplus commerciale e così rispettare i parametri comunitarie”. Come Merkel anche Schulz preferisce, invece, lasciar andare avanti per il momento i suoi. Anche perché in passato lui stesso non si era mostrato particolarmente entusiasta per esempio degli eurobond.

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