Skip to main content

Ognuno ha le sue ossessioni, contro le quali non c’è nulla, ma proprio nulla da fare. Il sindaco di Napoli, e per fortuna ex magistrato, Luigi de Magistris ha quella di non riuscire a vedere Renzi farsela finalmente addosso, per non ripetere le parole più pesanti usate dal primo cittadino partenopeo. Che ha appena aggiunto alle sue ossessioni quella di non farla pagare cara ad un questore sorpreso in un fuori onda a dargli del pazzo, o a lasciarglielo dare dal governatore campano Vincenzo De Luca. Il quale a sua volta ha l’ossessione di non fare uscire pazzi davvero tutti i suoi avversari, a cominciare da quelli che ancora indossano la toga.

Beppe Grillo ha l’ossessione di non far morire di paura tutto il paese all’idea di un governo a 5 stelle per riservarsi la soddisfazione di farlo poi morire, invece, di risate.

Il povero Sergio Mattarella, al Quirinale, ha l’ossessione di non ottenere la modifica parlamentare delle leggi elettorali uscite negli ultimi tre anni dalla sartoria repubblicana della Corte Costituzionale, dove anche lui ha lavorato per qualche tempo di ago e di filo come giudice.

Senza un intervento omologativo delle Camere il presidente della Repubblica teme di trovarsi prima o dopo – per iniziativa non importa di chi, se di un Matteo Renzi fresco di vittoria congressuale o di un Paolo Gentiloni ossessionato a sua volta dalla preparazione di una legge finanziaria destinata comunque a fargli perdere le elezioni – di fronte all’ingrato obbligo di interrompere la legislatura. E di mandare gli italiani alle urne non immaginando neppure come e a chi affidare poi l’incarico di formare il governo.

Pier Luigi Bersani è già pronto ad aiutare Mattarella aiutando a sua volta i grillini a guadagnarsi i voti del suo nuovo partito -Dp al posto di Pd- per improvvisare una maggioranza nel nuovo Parlamento. Ma è anche lui preda di un’ossessione: di non riuscire neppure a tornare a Montecitorio e a Palazzo Madama con gli altri fuoriusciti dalla “ditta” post-comunista, per cui non gli resterebbe poi che farsi un giro consolatorio per le birrerie di Roma.

Matteo Renzi ha l’ossessione dei libri che si è impegnato con Eugenio Scalfari a leggere per riferirgliene al prossimo incontro, quando peraltro si sentirà chiedere dal fondatore di Repubblica, che sarà pure vecchio ma non fesso, se l’ultima volta lo ha voluto prendere in giro dicendogli di non avere ancora deciso se proporsi di tornare alla guida anche del governo, e non solo del partito. Al giovanotto toscano è infatti capitato poi di dire in qualche circolo del Pd che il doppio incarico è praticamente imposto dal fatto che così si comportano dappertutto in Europa, per cui non vedrebbe il motivo per diventare un’eccezione, potendo bastare ed avanzare quella che ha concesso dimettendosi da presidente del Consiglio dopo la batosta referendaria del 4 dicembre scorso sulla riforma costituzionale.

++++

L’altro Matteo, il leghista Salvini, ha l’ossessione di essere costretto a fare nelle prossime elezioni un listone con Silvio Berlusconi, visto che le coalizioni  sono precluse dalla nuova legge elettorale della Camera. Eppure esse gli consentirebbero di ambire al pur improbabile premio di maggioranza e al tempo stesso di misurare la consistenza del Carroccio rispetto a quella di Forza Italia: cosa che gli potrebbe permettere, con la sicurezza che ha di vincere la partita, di risolvere finalmente il problema della premiership del centrodestra,  sfuggendo al rifiuto ostinato dell’ex Cavaliere di adottare il metodo delle primarie.

Anche il listone è però l’ossessione di Berlusconi, ma per altre ragioni. In particolare, per il timore di dover pagare un prezzo troppo alto di candidature sicure a Salvini, che ha imparato bene da Umberto Bossi, pur se fra i due non corre buon sangue, l’arte delle trattative in questo campo.

Quanti meno parlamentari racimolerà Forza Italia nelle nuove Camere, tanto più alto sarà il rischio che, pur rompendo dopo le elezioni con Salvini per offrire a Renzi i numeri necessari ad una grande coalizione dei “responsabili” contro i “populisti” alla Grillo, Berlusconi non disporrà di alcun potere contrattuale. O ne disporrà ad un prezzo sempre più alto da pagare a quanti sono usciti dalla sua Forza Italia, a cominciare da Angelino Alfano, e avranno una grande voglia di ricambiare l’insofferenza, a dir poco, loro riservata dall’uomo di Arcore.

Non parliamo poi dell’altra, grande ossessione di Berlusconi: quella di una bocciatura o di una troppo tardiva accettazione da parte della Corte di Strasburgo del ricorso contro la decadenza dal Senato e la incandidabilità procurategli dalla cosiddetta legge Severino nell’autunno del 2013, dopo la condanna definitiva per frode fiscale.

A questa ossessione Berlusconi ha appena pagato un prezzo a Malta, dove si è recato per il raduno dei partiti popolari europei, ha avuto incontri un po’ con tutti, a cominciare dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, durato una ventina di minuti al lordo del tempo presosi dai traduttori, ma non ha voluto parlare dal palco per motivi di orgoglio personale.

Grandi sono, come al solito, le ambizioni dell’ex presidente del Consiglio ma grandi anche i suoi perduranti impedimenti. Dei quali naturalmente sono pronti a profittare avversari e concorrenti.

++++

Ci sono naturalmente anche le ossessioni dei politici di complemento, come possono essere considerati taluni giornalisti convinti di fare opinione e di poter condizionare le scelte dei politici di professione, o di elezione.

E’ il caso, fra gli altri, o sopra gli altri, del solito Marco Travaglio. Che è stato per un po’ ossessionato nelle scorse settimane dall’idea di non riuscire a provocare le dimissioni dell’odiato ministro renziano dello Sport Luca Lotti, coinvolto per presunta violazione del segreto d’ufficio nelle indagini sugli appalti miliardari della Consip, la centrale degli acquisti della pubblica amministrazione.

Ora, pur senza rinunciare alle spallate contro Lotti, il direttore del Fatto Quotidiano si dimena tra l’offensiva contro la ministra, renziana anche lei, Marianna Madia per via di una tesi di dottorato senza tutte le virgolette a posto, e quella contro il “pregiudicato” Augusto Minzolini, sfuggito con l’aiuto palese di 19 senatori del Pd alla decadenza da parlamentare dopo più di un anno e mezzo dalla condanna  penale per un peculato alla Rai non riconosciuto dal tribunale civile e dalla Corte dei Conti.

Prima Travaglio ha inesorabilmente incalzato, calendario e orologio alla mano, il senatore Minzolini perché presentasse le dimissioni alle quali si era comunque impegnato, orgogliosamente, nel dibattito sulla richiesta di decadenza. Poi ha cominciato ad incalzare il Senato perché non abusi della votazione obbligatoriamente a scrutinio segreto, questa volta, respingendo le dimissioni per una maledetta prassi in uso nelle aule parlamentari in queste occasioni. Una vera ossessione, insomma.

Marco Travaglio e Henry John Woodcock

Vi racconto le ossessioni di Beppe Grillo, Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Marco Travaglio

Ognuno ha le sue ossessioni, contro le quali non c’è nulla, ma proprio nulla da fare. Il sindaco di Napoli, e per fortuna ex magistrato, Luigi de Magistris ha quella di non riuscire a vedere Renzi farsela finalmente addosso, per non ripetere le parole più pesanti usate dal primo cittadino partenopeo. Che ha appena aggiunto alle sue ossessioni quella di…

Il piano infrastrutture Usa tra Repubblicani e Democratici

Un recente rapporto del Casmef, centro studi dell’Università Luiss Guido Carli, realizzato in collaborazione con la Deloitte, mette a confronto – tra l’altro – le modalità e le determinanti del finanziamento degli investimenti in infrastrutture nelle principali economie sviluppate (inclusa l’Italia) in settori strategici, quali ad esempio il trasporto, l’energia e le telecomunicazioni. Emerge che negli Stati Uniti, negli ultimi…

malgieri, francia, marine le pen

I moderati e i partiti tra Abel Bonnard e Simone Weil

Siamo assediati dai "moderati". Veri o presunti. Comunque indefinibili in assoluto. Ognuno si definisce a modo suo e declina tale impalpabile categoria come più gli aggrada. È anche questo un modo per essere "moderati": non avere nessun carattere stabilito e riconosciuto. E tutto sommato non è irrealistico pensare che "i moderati sono le femmine della politica: desiderano subire una piacevole…

Jack Kemp

La lezione di Jack Kemp

Circa un anno fa, Morton Kondracke (nella sua lunga carriera, giornalista di Newsweek, New Republic, Wall Street Journal, ecc.) e Fred Barnes (uno dei cofondatori del Weekly Standard) hanno pubblicato una avvincente biografia ragionata - simpatetica e positiva, ma non per questo agiografica - di Jack Kemp. La storia di Kemp è letteralmente da romanzo americano: un famoso giocatore di football americano,…

pensioni, Giuliano Poletti, populismo, politica

La politica, il populismo e i rapporti di debolezze

Caro direttore, la parola populismo è tanto di moda da provocarmi un fastidio estremo, ma mi chiedo cosa abbia di sbagliato nel suo significato tecnico, diciamo così. Se definisce l’atteggiamento di generica ostilità alle rappresentanze politiche, motivato dalla pregiudiziale convinzione della loro incapacità e disonestà, identifica semplicemente un dato oggettivo. La qualità dell’attuale esecutivo, per esempio, è scarsa. La compagine…

La perequazione delle pensioni, tutti i dettagli

Di Carlo Sizia e Stefano Biasoli

La perequazione è il termine che identifica la rivalutazione dell'importo pensionistico legata all'inflazione. In pratica si tratta di un meccanismo attraverso il quale l'importo delle pensioni viene adeguato all'aumento del costo della vita come indicato dall'Istat. Il fine che la legge intende perseguire è quello di proteggere il potere d'acquisto del trattamento previdenziale pensionistico, qualsiasi esso sia. Purtroppo, in questi…

papa francesco, carità

Le 7 lezioni (non ex cathedra) sulla carità

Sette come le virtù e sette come i vizi. Attinge dalla tradizione numerica biblica Paolo Asolan per tenere le sue Sette lezioni sulla carità. Lo fa in questo libro di recente pubblicazione (Sette lezioni sulla carità, edito da San Liberale, Treviso 2017) nel quale prova a raccontarci quella che Benedetto XVI definisce (al numero 2 dell’enciclica Caritas in Veritate) “il…

Tutti i conti del gasdotto Tap

Il consorzio Tap (Trans adriatic pipeline A.G.) cerca finanziamenti sul mercato per ridurre il peso e gli oneri dell’investimento a carico dei soci. Ad oggi la stima delle risorse necessarie per realizzare il gasdotto, che porterà il gas dell’Azerbaijan fino alle coste pugliesi, è di circa 4 miliardi di euro. La cifra non è mai stata ufficializzata ma si può…

immobiliare, testa, immobili, sgomberi

Vi spiego le vere priorità del settore immobiliare

La priorità del settore immobiliare non è la riforma del catasto, ma una significativa riduzione della tassazione, arrivata a circa 50 miliardi di euro all’anno, in gran parte di natura patrimoniale. Nel giugno del 2015 il presidente Renzi aveva ritirato il provvedimento che stava per essere approvato dal Consiglio dei ministri perché esso non conteneva le necessarie garanzie di invarianza…

Muslim ban velo

Perché è storica la decisione della magistratura sulla violenza contro Fatima

"Non c'è costrizione nella religione", recita il Corano. È un precetto evidentemente ignoto ai genitori di Fatima (nome di fantasia), la quattordicenne di Borgo Panigale di origine bengalese cui la madre ha rasato i capelli a zero perché non indossava il velo a scuola. Quando la preside dell'istituto frequentato da Fatima se n'è accorta, non ha esitato e, raccogliendo il…

×

Iscriviti alla newsletter