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Sparito completamente dallo scenario politico spagnolo, l’ex presidente socialista José Luis Rodríguez Zapatero si è riciclato mediatore nella crisi venezuelana. Ma in Spagna si specula sulle vere motivazioni di questo impegno.

L’ULTIMO VIAGGIO DI ZAPATERO

Zapatero è arrivato ieri a Caracas, nella speranza di riattivare il dialogo tra il governo e l’opposizione. Le conversazioni sono ferme da dicembre, quando l’esecutivo si è rifiutato di negoziare alcune richieste della Mesa de la Unidad Democrática – la coalizione dell’opposizione – per iniziare le conversazioni e trovare una soluzione alla crisi politica, sociale ed economica del Paese.

LE RICHIESTE (INASCOLTATE)

Come premessa per i negoziati, gli oppositori chiedevano l’apertura di un canale di aiuti umanitari per affrontare la mancanza di cibo e medicine (come hanno spiegato l’onorevole Pier Ferdinando Casini e Renata Bueno a Formiche.net al ritorno da Caracas). Hanno chiesto anche elezioni anticipate, e a tal fine sono state raccolte delle firme necessarie per attivare il referendum abrogativo del presidente della Repubblica (previsto dalla Costituzione venezuelana) e il riconoscimento delle attività legislative del Parlamento venezuelano, regolarmente eletto nelle elezioni del 2015. Il governo ha ignorato le richieste, così come ha annullato tutte le leggi e decisioni del Parlamento con maggioranza dell’opposizione. Inoltre, il Consiglio nazionale elettorale non ha convocato le elezioni regionali, previste per dicembre.

LIBERTÀ DI STAMPA VS DEMOCRAZIA

In quest’ultimo viaggio a Caracas, Zapatero ha incontrato rappresentanti della “Cámara de Periódicos de Venezuela”, un organo che unisce editori e rappresentanti dei comitati di redazione dei giornali. Secondo un comunicato stampa, Rodríguez Zapatero ha chiesto all’organizzazione di partecipare al dialogo “perché c’è bisogno di incontri con chi la pensa diversamente per trovare punti in comuni necessari per la riconciliazione nazionale”. Un gesto di tolleranza e predisposizione all’accordo che il governo non ha compiuto: la settimana scorsa è stato chiuso il segnale della catena televisiva Cnn in spagnolo perché “contro la pace e la stabilità democratica del Paese”, secondo Maduro.

L’AGENDA GOVERNATIVA DI ZAPATERO

L’impegno di Zapatero sembra essere unidirezionale: in questa occasione, come in tutte le precedenti, l’ex presidente spagnolo ha privilegiato gli incontri con rappresentanti del governo e non dell’opposizione. Lunedì ha visto il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro; il ministro degli Affari esteri, Delcy Rodríguez; la first lady, Cilia Flores; il ministro della Segreteria presidenziale, Carmen Meléndez; e il sindaco di Caracas, Jorge Rodríguez, nonché capo della delegazione chavista per il dialogo. “Jorge Rodríguez è in questo momento con il presidente Zapatero, perché continua il processo di dialogo. Uomini di dialogo!”, ha detto in tv Maduro. Un dialogo a una sola voce.

I SOSPETTI DEL PSOE

Da quanto si legge sul sito Voz Populi, Zapatero è in Venezuela in un momento in cui il presidente Maduro ha bisogno di propaganda internazionale e Podemos, in Spagna, ha bisogno di nuovi voti per riconquistare l’egemonia della sinistra. La segretaria del Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe), Susana Díaz, ha detto che la visita dell’ex presidente a Caracas “è una provocazione che solo beneficia a Maduro e Pablo Iglesias (leader di Podemos, ndr)”. Secondo un alto rappresentante del Psoe intervistato da Voz Populi, il partito ha i “sospetti che il viaggio risponde a impegni nascosti con quel Paese che vengono dall’epoca in cui Zapatero era al governo”.

VENDITA DI ARMI AL VENEZUELA

La fonte, che ha preferito restare nell’anonimato, “si riferisce alla vendita di armi che il governo di Zapatero, con José Bonocomo come ministro della Difesa, fece al governo di Hugo Chávez nel 2005, un anno dopo di essere arrivati a La Moncloa”, si legge sul sito.

“All’epoca – continua Voz Populi – quando i rapporti tra il governo spagnolo con Washington non erano al massimo per l’uscita delle truppe dall’Irak, Zapatero e Bono chiusero personalmente la vendita di dieci aerei di trasporto e otto camion al regime chavista, operazione che forse sarebbe stata effettuata con tangenti e che è sotto indagine. Chávez spiegò che con quelle armi voleva combattere il terrorismo”.

I PRIVILEGI DI ZAPATERO

Inoltre, il Psoe ricorda che una volta perse le elezioni nel 2011, Zapatero diventò speaker in conferenze. La prima conferenza è stata fatta in Venezuela: 40mila euro per una lezione sull’economia e la sua esperienza come presidente.

Mentre Zapatero entra ed esce dal Venezuela senza difficoltà, all’ex presidente Felipe González è stato vietato entrare a Caracas per assistere legalmente il prigioniero politico e leader dell’opposizione Leopoldo López, in carcere da tre anni per “terrorismo e tradimento della patria”. Nonostante le minacce, il leader di Ciudadanos, Albert Rivera, è riuscito invece a entrare a Caracas a dicembre del 2015.

COSA FARÀ TRUMP SUL VENEZUELA

Trump ha inviato un messaggio attraverso i suoi account Twitter “al popolo del Venezuela. Gli Stati Uniti sono con voi”. Il presidente americano ha incontrato alla Casa Bianca Lilian Tintori, moglie del leader dell’opposizione Leopoldo López. Insieme con loro, il senatore Marco Rubio e il vicepresidente Mike Pence: “Il Venezuela dovrebbe liberare dalla prigione immediatamente Leopoldo López, prigioniero politico e marito di Lilian Tintori (l’ho appena conosciuta con Marco Rubio)”, ha scritto su Twitter Trump, insieme a una foto dell’incontro.

Dopo il Messico, il caso venezuelano è tra le priorità del governo di Donald Trump. La Casa Bianca confermò l’inclusione del vicepresidente del Venezuela, Tareck El Aissami, e il tesoriere Samark López Delgado, nella black list di collaboratori del terrorismo internazionale (qui l’articolo di Formiche.net). Maduro non ha voluto provocare un affronto diretto con Trump e ha asserito che la decisione è stata presa dall’amministrazione di Barack Obama.

 

Cosa sta succedendo in Venezuela (il ruolo di Zapatero e l’impegno di Trump)

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