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Alla Turchia il rifiuto di Atene non è proprio andato giù ma, contrariamente agli atteggiamenti ai quali Ankara ci ha abituato negli ultimi anni, stavolta starebbe cercando, non dico di prenderla con filosofia, ma almeno non di petto. Sono passati circa 10 giorni dalla sentenza della Corte Suprema di Atene, che ha rifiutato l’estradizione degli otto presunti golpisti, ieri il ministro della Difesa, Fikri Isik, ha fatto appello al suo collega greco Panos Kammenos, perché le due nazioni si siedano al tavolo e discutano delle questioni irrisolte, che però sono tante e in qualche caso anche di difficile composizione, una fra tutte il ‘nodo Cipro’.

“Certamente ci sono dei problemi fra di noi che non sono stati risolti fino ad oggi – ha detto Isik –. Negli ultimi giorni abbiamo letto dichiarazioni prive di fondamento e irresponsabili. Io le condanno e penso che non depongano in favore della Grecia. Turchia e Grecia hanno bisogno di hanno bisogno di risolvere i loro problemi sedendosi al tavolo e parlando”.

Panos Kammenos, il ministro della Difesa greco, pochi giorni fa aveva gettato da un elicottero una corona sull’isola di Imia, una delle 150 isole contese fra Grecia e Turchia. L’uomo, alla guida del Partito di destra nazionalista dei Greci Indipendenti (Anel), non è nuovo a gesti del genere e le sue posizioni nei confronti della Mezzaluna sono note a tutti, tanto in Grecia, quanto in Turchia e in Unione Europea.

In realtà, Atene e Ankara hanno più di un motivo per essere ai ferri corti. Non solo le dispute ormai ataviche, ma anche la recente decisione della Corte Suprema di tenersi in Grecia gli otto militari che la notte del fallito golpe hanno trovato rifugio nel Paese e che è suonata ad Ankara come una sorta di vendetta per i tanti problemi irrisolti fra le due nazioni.

Nonostante questo, la Turchia sta cercando di evitare lo scontro frontale e ha una serie di buoni motivi per farlo. Il primo è che spera ancora di riavere indietro gli otto militari che la giustizia greca ha per il momento salvato dalla galera quasi certa e forse a vita. Il secondo è che Atene ultimamente ha ripreso a denunciare una mancanza di controllo da parte della Turchia delle proprie coste e l’arrivo di migranti. E questo, se crea problemi alla Grecia, rischia soprattutto di indispettire Berlino, con Angela Merkel che la scorsa settimana è volata in Turchia per assicurarsi che sui rifugiati siriani Ankara non decida di fare qualche scherzo.

Ma ci sono anche altre due motivazioni che meritano di essere ricordate. La prima è che la Grecia, prima o poi, potrebbe tornare comodo per più ampi disegni primo fra tutti il Turkish Stream, e il fatto che il premier di Atene, Alexis Tsipras, è in ottimi rapporti con il presidente russo, Vladimir Putin, novello amico ritrovato del Capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan. Vi è poi da sottolineare che questo atteggiamento in realtà rispecchi una politica ben precisa del premier Yildirim, che alla condotta espansionistica e ‘neottomana’ del presidente Erdogan sta contrapponendo, almeno in politica estera, quella del pragmatismo e del senso di opportunità.

erdogan

Che cosa succede davvero tra Turchia di Erdogan e Grecia di Tsipras

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