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In principio c’è l’identità. Cioè la consapevolezza di che cosa comporta essere una scuola cooperativa paritaria. La questione è emersa verso la fine del dibattito, nella seconda serata del convegno itinerante dell’Istituto L’Aurora, svoltasi il 20 gennaio 2017 sul tema “Il diritto di apprendere”.

Subito i due relatori – il professor Marco Grumo, docente di economia e management delle organizzazioni non profit presso ALTIS (Alta Scuola Impresa e Società), e Suor Anna Monia Alfieri, presidente FIDAE Lombardia – hanno ripreso con vigore l’intervento del rettore emerito professor Mazzeo. Egli aveva detto, commentando la situazione di difficoltà culturale della scuola libera: “La radice della debolezza è l’assenza di autocoscienza di che cos’è questa scuola: libera (basata su un patto volontario tra scuola e famiglia), pubblica (non “privata”), laica, pure se di ispirazione cristiana”. “Senza questa identità”, ha commentato Grumo, “siamo di fronte a scuole paritarie formalmente qualificate, in realtà prive di anima perché caratterizzate soltanto dai servizi offerti, e non da un progetto educativo specifico”. A questo punto stiamo difendendo una facciata. Ma la serata aveva offerto una proposta rivoluzionaria a riguardo del sistema scolastico complessivo italiano. Il video introduttivo aveva snocciolato una serie impietosa di dati statistici: l’Italia agli ultimi posti in Europa per conoscenze e competenze degli alunni nei singoli settori del sapere, per dispersione scolastica, per occupazione giovanile, per possibilità di inserimento dei diplomati e laureati. L’Italia fanalino di coda per il contributo dello Stato alla scuola paritaria, penultima prima della Grecia.

“Se dopo il 1948, dopo l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dopo l’articolo 30 della Costituzione italiana, siamo ancora qui a discutere di libertà del sistema scolastico, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Nella politica, certo, ma anche nelle nostre richieste”, ha esordito suor Anna Monia “Il sistema scolastico italiano è profondamente classista, discriminatorio, regionalista: non permette libertà di scelta scolastica ai poveri; discrimina i disabili, i docenti delle scuole paritarie; è differenziato in modo squilibrato tra nord e sud del Paese. Non consente l’autonomia alle scuole statali. A questo punto occorre fare chiare scelte di campo: mettere al centro lo studente col suo “diritto di apprendere”, riconoscere (di fatto e non teoricamente) alle famiglie la loro responsabilità educativa, combattere le discriminazioni e realizzare una autentica autonomia di tutti gli istituti scolastici. Da qui nasce una proposta innovativa per tutti: il “costo standard di sostenibilità”.

La proposta è contenuta in un libro: “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato”, Giappichelli 2015, di Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola. E a questo libro ha fatto riferimento Marco Grumo nel proprio intervento. “In questi ultimi anni, lo stato del sistema scolastico italiano si è fatto sempre più drammatico”, questa la riflessione di Grumo“la scuola statale sta male, mentre a migliaia hanno chiuso le scuole paritarie, impoverendo la nostra società. Gli interventi della politica sono stati di cortissimo respiro: piccoli sostegni all’handicap, ridicoli sgravi fiscali. Chiedere la retta per le scuole paritarie è una necessità, mentre in gran parte dell’Europa non funziona così. Occorre allora un cambio di paradigma. Il paragone più illuminante è il seguente: perché nella scuola non può avvenire quello che già avviene nella sanità? Oggi il diritto alla scelta della struttura sanitaria è riconosciuto, lo Stato si limita a finanziare le scelte dei cittadini attribuendo i rimborsi alle strutture prescelte. Per trasporre questo al sistema scolastico, si è pensato di determinare un costo standard di sostenibilità: un parametro modulato sul singolo studente, e costruito tenendo conto di tutte le spese di funzionamento di una scuola: dal personale alla segreteria, dalla manutenzione al riscaldamento, dall’assicurazione alla formazione dei docenti. Tutto tranne la mensa, e le attività extracurricolari. Applicando questi parametri, lo Stato risparmierebbe circa 17 miliardi di euro all’anno: 9,1 ipotizzando una limitata compartecipazione alle spese scolastiche delle famiglie più abbienti (già ora comunque vengono chiesti contributi anche nella scuola statale); e 7,7 recuperando i costi sovrastandard, eccedenti rispetto all’elenco molto ampio sopra riportato. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altre spese; in questo modo finalmente scuola statale e scuola paritaria diventerebbero i due polmoni (competitivi, ma entrambi funzionanti) di un sistema integrato”.

I due relatori si battono da tempo per questa soluzione, che sta ricevendo numerosi e qualificati consensi: si tratta senza dubbio di una svolta epocale nella storia della parità scolastica. Sempre mettendo “lo studente – e quindi la famiglia – al centro”. E tenendo viva l’identità.
Si conclude così il secondo incontro del convegno “Quale scuola in un cambiamento d’epoca?”. Il rettore Simona Albertazzi, invita a proseguire il dialogo martedì 4 aprile alle ore 21.00 nell’Auditorio dell’Istituto L’Aurora con il terzo e ultimo incontro dal titolo: “Scuola-famiglia: quale rapporto?”.

Scuola

Scuola paritaria, una proposta innovativa

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