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La pseudo agenzia di stampa del Califfato, Amaq News (in realtà uno dei tanti media-outelt dell’Isis), ha rivendicato la sparatoria che a Milano ha coinvolto Amri Anis, attentatore di Berlino, ucciso durante un controllo da un poliziotto italiano. È stato il secondo attacco dell'”autore”, dopo quello di Berlino. In realtà sembra che Anis, tunisino di 24 anni già noto ai servizi tedeschi in fuga da un paio di giorni, non avesse nessuna intenzione di condurre un attacco volontario, e inizialmente pare addirittura abbia provato a far credere agli agenti che lo avevano fermato per un controllo – visto che si aggirava a piedi, da solo, alle tre di notte, nei pressi di una stazione ferroviaria – di essere calabrese. Poi, davanti all’insistenza degli uomini di pattuglia e vistosi alle strette, ha estratto dallo zaino la pistola con cui ha ferito uno dei due, mentre l’altro ha risposto al fuoco uccidendolo. Piuttosto che per un’azione il tunisino pare stesse utilizzando Sesto San Giovanni come punto di contatto per la fuga iniziata lunedì: probabilmente stava aspettando qualcuno, e questo saranno le indagini a chiarire su eventuali complici.

Contemporaneamente alla rivendicazione per l’azione contro la polizia italiana – che comunque rappresenta la prima volta che questo genere di messaggi si legano a una vicenda avvenuta in Italia – Amaq ha diffuso un video in cui Amri si è ripreso mentre dedicava il gesto di Berlino al Califfo. È questo che i predicatori e i reclutatori dell’IS chiedono agli adepti per potersi poi intestare l’azione: è un modo con cui poter rivendicare gli attacchi di chiunque, anche di qualcuno non definitivamente integrato all’interno delle linee formali, e sostenere che è un “soldato del Califfato” che voleva colpire gli infedeli, nemici di Dio, Crociati. (Nota: non è richiesta invece quella che ormai, dai fatti di Charlie Hebdo in avanti, sta diventando la moda di lasciare i propri documenti sul luogo di un attacco, una sorta di firma, un modo con cui il terrorista vuol far conoscere al mondo il suo nome). Il video di giuramento al Califfo di Amri è stato probabilmente girato il 20 dicembre. In quello stesso giorno, presumibilmente dopo che qualche contatto di Amri, una guida, un ispiratore, un ponte, ha ricevuto il filmato, Amaq stessa ha intestato l’attentato di Berlino all’IS. Anche per la presenza del video, un documento certo di paternità, il media califfale potrebbe aver rivendicato pure l’azione minore di Milano.

Arriverà la traduzione della rivendicazione di Amaq per la sparatoria di Milano in italiano? Sarebbe un segnale che il messaggio deve essere diffuso anche nel nostro paese, come già visto fare in Francia e Germania.

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