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Il Monte dei Paschi di Siena è il grande protagonista della scena finanziaria dopo la vittoria del “no” al referendum costituzionale. Gli ultimi rumor, riferiti da La Stampa, raccontano che c’è la possibilità che si faccia ricorso al fondo Salva-Stati (Esm) per circa 15 miliardi di euro. Mentre il quotidiano di Confindustria, Il Sole 24 Ore, chiede di fatto al governo di ricorrere agli aiuti di Stato previsti dalla direttiva Brrd per salvare la banca guidata dall’amministratore delegato, Marco Morelli.

IL RICORSO AL FONDO SALVA-STATI

Vediamo come. “Il decreto a cui lavora il Tesoro- scrive Alessandro Barbera della Stampa – vale ben di più dei tre-cinque miliardi invocati al mercato per Siena, e al momento non prevede l’intervento diretto dello Stato, bensì quello dell’Europa attraverso il fondo Salva-Stati Esm. La cifra in ballo indicata da due fonti concordanti del Tesoro è di 15 miliardi di euro”. Per capire i riferimenti, va ricordato che Mps si trova nel bel mezzo dell’attuazione di un complesso piano di salvataggio, basato su due pilastri: un aumento di capitale fino a 5 miliardi e una maxi cessione di sofferenze del valore originario di poco più di 27 miliardi. Entrambi i due passaggi stanno incontrando difficoltà a essere attuati entro la fine dell’anno, tanto che indiscrezioni odierne riferiscono di uno slittamento di circa un mese che sarebbe stato concesso a Mps per la ricapitalizzazione. “Non c’è richiesta e non ci sono discussioni con le autorità italiane su un prestito Esm”, ha detto comunque a Reuters un portavoce di Esm in una email.

LO SCHEMA E LE CONSEGUENZE

Con il ricorso al fondo Salva-Stati da parte del Tesoro retto da Piercarlo Padoan (nella foto), scrive Barbera, “lo schema è quello applicato dalla Spagna nel 2012 per evitare il crac degli istituti iberici e che il governo Monti rifiutò, preoccupato di non dare fiato alle trombe del grillismo. Allora l’Europa sborsò quaranta miliardi che furono trasferiti a un Fondo nazionale. La richiesta italiana vale meno della metà di quello spagnolo, e di per sé conferma la delicatezza della scelta. I fondi dell’Esm sono formalmente un prestito e per questo comportano la firma di un accordo con l’Europa che impone quelle che nel gergo tecnico si chiamano condizionalità”. In altri termini, l’Ue potrebbe chiedere all’Italia di rispettare certi parametri di bilancio.

IL NODO LEGGE DI BILANCIO

E qui arrivano le dolenti note, perché, a questo punto, la legge di bilancio dovrebbe essere approvata dal governo guidato dal nuovo premier che sostituirà il dimissionario Matteo Renzi. Secondo la Stampa, il ricorso al Salva-Stati “all’Italia, già sotto osservazione per la manovra 2017, potrebbe costare la richiesta di una correzione o quantomeno di una legge di bilancio nel 2018 ben più severa di quella approvata quest’anno”. Giova inoltre ricordare che Renzi, sulla manovra per il 2017, aveva chiesto maggiore flessibilità su immigrazione e costi del terremoto.

L’IPOTESI DELLE SUBORDINATE

Ma sulla stampa odierna si leggono anche ipotesi alternative di un intervento statale su Mps. Secondo Reuters, per esempio, “se Mps avrà bisogno di capitale pubblico per portare avanti il piano di salvataggio, il governo ha pronto un decreto che consentirebbe al Mef di comprare obbligazioni subordinate in mano a investitori retail per poi convertile in azioni. La conversione fatta dagli obbligazionisti subordinati istituzionali resta e il decreto serve a evitare che venga colpito il retail. Lo Stato aumenterebbe la sua partecipazione in Mps attraverso la quota in mano agli obbligazionisti subordinati retail”. Nei giorni scorsi, dall’offerta di riacquisto sulle obbligazioni subordinate, Mps ha incassato circa 1 miliardo per lo più da investitori istituzionali, anche perché in molto casi i retail sono stati esclusi dalla stringente profilazione del rischio (Mifid) che è stata adottata. Poiché questi titoli dovranno essere obbligatoriamente reinvestiti in azioni di nuova emissione, Mps conta di abbassare da 5 a 4 miliardi l’ammontare dell’aumento di capitale.

IL FONDO DEL QATAR

L’altra speranza era che un ulteriore miliardo arrivasse dal fondo del Qatar, al centro di indiscrezioni ormai da mesi. Niente di fatto, però, nemmeno da questo fronte, perché pare che l’investitore arabo avesse chiesto garanzie di stabilità di governo. Chiedere dunque 4 miliardi al mercato appare quanto mai difficile. Da qui la necessità di un intervento statale di qualche natura. Che potrebbe così prendere la forma dell’Esm o di un acquisto delle obbligazioni subordinate nelle mani dei più piccoli investitori.

L’APPELLO DEL SOLE 24 ORE

Per questo i vertici di Mps attendono decisioni, e interventi, di Roma. Scrive infatti il Sole 24 Ore che vista la situazione, e visto che il capo azienda di Mps, Marco Morelli, “ha venduto tutto quello che poteva vendere e rinnovato tutto ciò che doveva (come l’accordo con Axa sulla bancassurance)”, scrive Alessandro Plateroti del Sole, adesso “servono interventi straordinari di carattere sistemico, e soprattutto scelte politicamente coraggiose”. Quali? “La flessibilità sugli aiuti di Stato che l’Europa concesse ai governi per ricapitalizzare le banche durante la crisi del 2011-2014 va usata oggi con l’Italia, l’unico Paese a non aver aiutato le banche 4 anni fa”. Cosa fare? “L’articolo 32 della direttiva Brrd permette ai governi di erogare aiuti di Stato in caso di rischio sistemico per il fallimento di una banca, ed è chiaro che il caso Mps rientra in questa categoria”, secondo il quotidiano della Confindustria diretto da Roberto Napoletano.

Pier Carlo Padoan

Mps, il Qatar si defila, i piani del Tesoro e gli aiuti di Stato invocati

Di Federico Fornaro e Fernando Pineda

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