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L’impegno di Bruxelles c’è, al pari della consapevolezza che andrà costruita un’infrastruttura di carattere economico/finanziario che sia perimetro sociale per i cittadini siriani desiderosi di una vita normale, dopo la follia delle purghe di Assad e la possibile normalizzazione istituzionale rappresentata dal governo guidato da Ahmad al-Sharaa. L’Unione Europea prova ad accelerare sul dossier Siria, anche se non mancano divergenze politiche, come la fuga in avanti di quegli Stati membri che premono per rimpatri volontari più rapidi. Sono quegli stessi Paesi che dal 2015 hanno accolto un numero maggiore di siriani e che oggi devono gestire le conseguenze politiche di quella scelta, come Germania e Danimarca. Nel mezzo il nodo rappresentato “dall’argent”, ovvero da chi metterà mano al portafogli e con quale modalità, visto che nel bilancio Ue già gravano due voci significative come energia (post crisi a Hormuz) e difesa (post guerra in Ucraina).

Siria: alti e bassi della situazione interna

L’Ue si schiera a favore dei profughi ma due Paesi vanno in ordine sciolto. Prima però, va assicurata una cornice favorevole in loco, dove piccoli progressi ci sono ma non ancora tali da garantire sicurezza e vivibilità. L’Ue sta lavorando per la stabilità e la ripresa economica della Siria, in queso senso l’obiettivo di Bruxelles è quello di instaurare un “dialogo diretto e regolare” con Damasco sui rimpatri.

Segnali di ripresa vengono dalla provincia di Hasakah che si sta riaffermando come una delle regioni agricole più importanti della Siria e un pilastro fondamentale della produzione nazionale di grano e cereali. Le stime ufficiali per la stagione agricola 2025-2026 prevedono una produzione di grano superiore a un milione di tonnellate, il che rappresenta una buona notizia dal momento che il Paese dipende fortemente dai suoi raccolti. Di contro nella stessa zona si sono registrati forti disordini nei giorni scorsi, in vista di processi elettorali che dovrebbero nelle intenzioni riportare ordine. Il governo intanto prova a venire incontro ai bisogni reali, con la decisione del ministro delle Finanze, Mohammed Yasser Barneh, di aumentare del 50% gli stipendi dei dipendenti del settore pubblico, verosimilmente alla fine di maggio. Però la situazione resta complessa: un nuovo shock economico si è abbattuto nel Paese dopo che la Compagnia Petrolifera Siriana ha aumentato i prezzi di vari prodotti petroliferi e carburanti fino al 30% a causa dei mutati costi di approvvigionamento globali: sta crollando ulteriormente il potere d’acquisto dei siriani.

Perché Berlino e Copenaghen premono

In Germania è ospitata la più grande diaspora siriana dell’Ue con oltre un milione di persone: dunque il governo Merz sta adottando politiche migratorie più severe nel tentativo di contrastare sul fronte interno l’estrema destra di AfD che sale costantemente nei sondaggi, scatenando però polemiche. In occasione della recente visita del presidente siriano, il cancelliere ha dichiarato di sperare che l’80% dei rifugiati possa tornare a casa entro tre anni, ma ciò vorrebbe dire almeno 700 persone al giorno (un impegno non semplice). La Germania investirà quest’anno oltre 200 milioni di euro nella ricostruzione della Siria, ha aggiunto. Parole che hanno causato critiche da entrambi gli schieramenti politici: la SPD sostiene che le aspettative sui rimpatri non sono state soddisfatte, la Sinistra ha aggiunto che così “alimenta le fantasie dell’AfD di deportazioni di massa”, mentre l’AfD ha definito la mossa di Merz “tardiva”.

Stessa visione quella adottata dal governo danese che si è espresso apertamente a favore del rimpatrio dei siriani. E a sorpresa anche Londra va nella stessa direzione quando sostiene che lo status di rifugiato sarà temporaneo. Il ministro dell’interno britannico Shabana Mahmood infatti ha annunciato un limite di protezione di 30 mesi, con l’obbligo di lasciare il Paese qualora i loro Paesi d’origine vengano successivamente dichiarati sicuri, sulla scia delle politiche attuate dal governo italiano con l’accordo Italia-Albania.

Scenari

L’impressione è che occorra una rapida sterzata, per questa ragione il governo di Damasco sta intensificando le relazioni con partner internazionali alla ricerca di investimenti. Due giorni fa il ministro dell’economia siriano, Nidal al-Shaar, ha ricevuto alcuni investitori emiratini interessati alla cooperazione economica, tra cui nomi significativi come Nabil Dawood Murad, Ahmad Thani Al Matrooshi, Mohammed Musabbeh Al Kaabi e Hisham Mohammed Ibrahim Suleiman. Nuova linfa potrebbe arrivare da alcuni progetti infrastrutturali come quelli relativi ai quattro aeroporti di Damasco, Aleppo, Deir ez-Zor e Qamishli, oltre alla possibile costruzione della metropolitana a Damasco. Alla voce energia spiccano la costruzione di quattro centrali a gas e una centrale solare.

Bruxelles accelera sulla Siria tra nodi politici e finanziari

L’Ue si schiera a favore dei profughi ma due paesi vanno in ordine sciolto. Prima però, va assicurata una cornice favorevole in loco, dove piccoli progressi ci sono ma non ancora tali da garantire sicurezza e vivibilità. Si sta lavorando per la stabilità e la ripresa economica della Siria, in questo senso l’obiettivo di Bruxelles è quello di instaurare un “dialogo diretto e regolare” con Damasco sui rimpatri

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