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Che Diego Della Valle sia uno schietto e diretto, che non le manda a dire, è cosa nota. E anche nella partita per il controllo di Rcs, il gruppo del Corriere della Sera, che lo ha decretato perdente al fianco di Andrea Bonomi, Mediobanca, Unipol e Pirelli a vantaggio di Urbano Cairo, il patron della Tod’s ha dimostrato una volta ancora il suo temperamento battagliero.

LA MOSSA DI MISTER TOD’S

Così, il 20 luglio, dopo che sembrava che con la vittoria di Cairo fosse finalmente stata raggiunta una tregua tra i contendenti, in una nota Della Valle ha riacceso la miccia delle tensioni, che erano già state numerose durante le offerte per il gruppo editoriale milanese. “Con riferimento alle offerte pubbliche lanciate per il controllo di Rcs, ai relativi esiti e agli eventi che li hanno determinati – ha tuonato Della Valle – nella mia qualità di azionista titolare di una partecipazione complessiva pari a circa il 7,3% del capitale, richiederò a tutte le autorità competenti di essere rassicurato, e con me tutto il mercato, sul fatto che tutto si sia svolto nel rispetto delle regole. Mi auguro che venga analizzato ogni passaggio in modo vigile e dettagliatissimo e, vista l’imminenza delle scadenze della procedura in atto, con la necessaria rapidità solo quando ogni aspetto di questa vicenda sarà veramente chiarito, mi occuperò di come gestire in futuro i miei investimenti in Rcs”. Quindi, mister Tod’s lascia aleggiare il sospetto che nello svolgimento delle offerte per Rcs siano state commesse irregolarità, ma non specifica quali. Secondo indiscrezioni, si tratterebbe a suo dire di alcuni pacchetti di azioni acquistati da intermediari vicini a Cairo e poi apportati alla sua offerta di acquisto e scambio. Inoltre Della Valle, parlando di “tutte le autorità competenti”, si riferisce a Consob ma anche alla Procura. Non a caso, è emerso successivamente, sono stati presentati più esposti alla Commissione di vigilanza, da parte di Della Valle ma anche della cordata di Bonomi nella sua interezza (che il 21 luglio in una nota ha sostenuto la stessa tesi di mister Tod’s) e dalla sola Pirelli. Tali esposti sono poi stati trasmessi alla Procura di Milano.

LA RISPOSTA DELLA CONSOB

La risposta di Consob non si è fatta attendere: in una nota diffusa il 22 luglio prima dell’apertura dei mercati la Commissione ha fatto sapere di avere “esaminato gli esposti pervenuti relativi all’offerta Cairo su Rcs. Riservandosi ogni eventuale ulteriore accertamento, la Commissione non ha ritenuto, allo stato, sussistenti i presupposti per la sospensione cautelare dell’offerta Cairo”. Niente da fare, quindi per la cordata di Bonomi e per Diego Della Valle, che per primo aveva rotto la tregua. Ma proprio mister Tod’s non ha voluto darsi per vinto, al punto che, in una nota diffusa il 22 luglio nel pomeriggio, ha di nuovo tuonato: “In merito alla breve nota di Consob sulla questione Rcs, ritengo che la decisione presa sia conseguente all’atteggiamento tenuto fino ad ora sulla questione dall’organo di vigilanza, decisione della quale si assume ovviamente la responsabilità”. Parole pesanti nei confronti di Consob. Prosegue la nota di Della Valle: “Ribadisco la necessità di fare piena luce su questa vicenda, non solo nel mio interesse ma anche e soprattutto in quello del mercato e della certezza nell’applicazione delle regole. Per queste ragioni ho intenzione di coltivare ogni azione a mia disposizione fino al chiaro e definitivo accertamento dei fatti”. Sembra dunque essere nell’aria un ricorso da parte dell’imprenditore marchigiano.

IL PRECEDENTE

Non è la prima volta che Della Valle si imbufalisce e non fa nulla per nasconderlo, ma non è nemmeno la prima volta che dà battaglia a Cairo. Era già accaduto nel 2013, quando i due si erano sfidati per rilevare da Telecom Italia la rete televisiva La7, poi finita a Cairo. In realtà, mister Tod’s non aveva mai formalizzato una vera e propria offerta, ma aveva chiesto più tempo per mettere insieme una cordata italiana per rilevare il canale tv. Ma niente da fare nemmeno quella volta, perché il cda di Telecom, tra le due offerte ufficiali giunte sul tavolo, quella di Cairo e quella del fondo Clessidra, scelse la prima. Proprio l’anno scorso, tra l’altro, Cairo è riuscito nell’impresa di riportare in pareggio i conti della rete televisiva.

DIFFERENZE E SOMIGLIANZE

Al di là delle battaglie, Della Valle e Cairo hanno parecchie cose in comune. Quasi coetanei, classe 1953 il primo e nato nel 1957 il secondo, entrambi, tanto per cominciare, possiedono una squadra di calcio: l’editore della Cairo Communication il Torino e il patron della Tod’s la Fiorentina con il fratello. Soprattutto, però, tutti e due appaiono un po’ come dei “self made man”, uomini che si sono fatti da soli, sebbene le differenze non manchino. Della Valle ha ereditato dal padre e, prima ancora, dal nonno un’azienda di scarpe, appunto la Tod’s. Poi però a imprimere un’accelerazione determinante alla carriera dell’imprenditore marchigiano è stato l’Avvocato Gianni Agnelli, che negli anni ’80, con le Tod’s ai piedi, gli fece una grande pubblicità. Della Valle diventa così sempre più famoso, più ambizioso e dà vita, negli anni, a un gruppo grande e internazionale. Cairo, invece, crea effettivamente dal nulla il proprio omonimo gruppo editoriale, la Cairo Communication: comincia la sua carriera in Fininvest come assistente di Silvio Berlusconi, diventa direttore commerciale di Publitalia ’80 e amministratore delegato dell’Arnoldo Mondadori Editore; poi però nel 1995 viene licenziato dall’azienda del Biscione e in quello stesso anno fonda la Cairo Pubblicità e il gruppo editoriale che porta il suo nome.

Rcs, La 7 e non solo, tutti i battibecchi fra Della Valle e Cairo

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