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Osservo stupito, sfogliando l’ultimo Economic outlook dell’Ocse, che i tassi di interesse sui prestiti alle imprese non finanziarie italiane sfiorano il 5%, mentre in Portogallo sono di poco superiori all’1%, meno addirittura della virtuosa Germania.

Il grafico che l’istituto elabora per raccontare quanto diverse siano le realtà finanziarie in Europa, assegna proprio al nostro Paese il record di tassi pagati dalle imprese, mentre le famiglie, almeno quando si tratta di comprare casa, possono contare su un tasso più basso di quelle spagnole, ma sempre intorno al 2,5%, che è più del doppio dell’1,2% circa che si paga in Grecia, ed è comunque superiore a quello pagato in Portogallo, dove non arriva al 2%, Francia, Irlanda e Svezia.

Mi chiedo sinceramente che Paese siamo e perché il nostro sistema bancario funzioni così.

L’Ocse nota che “nell’euro area la crescita modesta può riflettere un canale del credito ancora malfunzionante a causa del risanamento incompleto dei bilanci bancari”. Ciò in quanto “il canale dei prestiti è migliorato, ma non completamente nei paesi colpiti dalla crisi. La crescita annuale del credito è tornata positiva per l’area nel suo complesso, ma rimane negativa nei paesi colpiti dalla crisi”. E sottolinea che “il costo del credito è diminuito dal livello di crisi, ma in alcuni paesi rimane alto”. Rimane però la consolazione che “le operazioni Bce hanno facilitato l’accesso al funding per le banche e hanno abbassato i loro costi”. Ma questo lo sapevamo già.

Insomma, le banche stanno meglio, ma quello che sta intorno a loro meno. E ciò in qualche modo spiega perché l’Europa, come d’altronde anche il Giappone, vengano osservati con preoccupazione da Ocse a causa della crescita più debole osservata.

Se torniamo al nostro grafico, possiamo osservare anche altre singolarità. A parte che non capisco perché Grecia e Portogallo, che mi pare abbiano subito più di noi la crisi, paghino tassi così bassi su prestiti a imprese e mutui, osservo che la maggiore crescita del credito alle imprese non finanziarie è avvenuta in Lussemburgo, con il 20% negli ultimi mesi, più che doppiando il risultato della Finlandia, seconda per generosità mostrata dalle sue banche nei confronti delle imprese. Fra i grandi paesi che mostrano un crescita un minimo significativa c’è la Francia, mentre la Germania è poco sopra lo zero e l’Italia poco sotto.

Riguardo il credito concesso alle famiglie, la Slovacchia primeggia, con un incremento di quasi il 15%. L’Italia è poco sopra lo zero, mentre l’indicatore rimane ampiamente negativo per Irlanda, Portogallo, Grecia e Spagna, come d’altronde accade anche per le imprese di questi paesi.

Da questo coacervo di dati traggo una semplice conclusione. Abbiamo la supervisione unificata e il meccanismo unico di risoluzione, che in questi giorni hanno festeggiato il loro compleanno, e a breve avremo anche un fondo unico di garanzia sui depositi. In sostanza abbiamo realizzato l’Unione bancaria.

Ma l’Europa creditizia, semplicemente, non esiste.

Twitter: @maitre_a_panZer

L'Unione bancaria non frena la disunione creditizia dell'Eurozona

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