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Siamo distratti, impazienti, sfiniti dalla rivoluzione nei processi di apprendimento. Ma sono vitali per definire e gestire il cambiamento. Quindi bisogna cominciare da lì. Orazio Stangherlin, presidente di Aedus Innovation Lab punta su processi di formazione aumentati (capovolti, virtuali, immersivi) per ridurre drasticamente i tempi del passaggio dai temi del pensiero a quelli dell’azione…

La parola di tutte le parole? Cambiamento.

Se poi ci aggiungiamo il termine digitale possiamo così definire – né più, né meno – il segno dominante del primo scorso di questo 21° secolo. La fine del ventesimo è stata la premessa, una sorta di corsia di accelerazione, poi dal 2000 in poi è partita l’evoluzione esponenziale dell’uomo e della donna che stanno ridisegnando il sistema pianeta sotto tutti i punti di vista, antropologico compreso. A ben pensarci il Millenium Bag c’è stato e come, solo che era ed è strisciante e non riguarda il mondo digitale, ma reale….

Anche il cosa e il quando del cambiamento sono perennemente all’ordine del giorno ma ovviamente la star incontrastata è il come. Champions, ambasciatori, evangelisti, storyteller… basta andare in Linkedin per scoprire le tanti, alcune improbabili, definizioni di nuove professioni legate al cambiamento.

Ma facciamo un passo indietro: per renderlo funzionale ai processi psicologici, sociali ed economici e metabolizzarlo correttamente, occorre apprenderne i codici, aprirsi alla conoscenza, gestire le informazioni per accedere alle leve. Quindi il cambiamento passa dalla gestione dell’apprendimento. Orazio Stangherlin scandisce i punti cardine di questo processo che sono tre.

Il primo. “E’ sociologico. Le persone agganciate al web una volta per tutte. L’attività professionale, quella social, la competenza nella gestione di questi strumenti e, soprattutto, la consapevolezza della propria identità digitale”. Sembra semplice, addirittura banale, ma è l’ostacolo principale da superare. Perché bisogna cambiare l’angolatura di visuale della realtà, quindi impostare una diversa relazione fra persone, oggetti, macchine.

Il secondo. “E’ metodologico. Si comincia con definire il modello delle classi capovolte: non tutti insieme in ‘classe’ a seguire la stessa lezione. L’apprendimento comincia prima dell’aula dove si accede per provare, confrontarsi, condividere. E’ il luogo della social learning. Un processo rilevante ed estremamente impegnativo perché vuole dire vuol dire riprogettare e gestire il modus operandi dei formatori in classe, in azienda, ovunque”. E cita un esempio su tutti, l’università di Singapore che ha cambiato l’impostazione dei suoi corsi in questo senso: ogni persona è unica; ogni piano di studi è singolare.

Il terzo. “Come le tecnologie impattano sui processi di apprendimento. Applicazione delle tecnologie nelle organizzazioni. Apprendimento adattivo (che si adatta alla persona). Personalizzare l’aula nell’interazione. Adattare i tempi ai dispositivi (e ai modi). Il digitale segna il definitivo tramonto della formazione come processo omologato che punta al raggiungimento di obiettivi velocissimi ma collegiali”. Formazione ad personam, insomma che, contrariamente a quello che si pensa, non vuol dire costi maggiori: “Processi automatizzati in modo che siano le persone a selezionare il modello di apprendimento, la fruizione volontaria”.

 

L’incrocio di questi tre elementi è la formula magica per gestire il cambiamento che ha bisogno di un ultimo passaggio per la massima performance: dare soluzione di continuità all’asse informazione – esperienza. L’ultimo miglio.

Ed è in questo campo che si qualifica l’esperienza e la missione di Aedus Innovation Lab: elaborare e proporre soluzioni formative avanzate perché portare le persone ad agire accelera l’apprendimento. E’ il caso dell’ Immersive education (IED) che sta qualificando la ricerca di Aedus e la proposta formativa di Arcadia, l’azienda che sfrutta le scie tracciate dall’Innovation Lab.

La realtà virtuale, dunque, elemento chiave di accelerazione dei processi dell’apprendimento. Più in generale la formazione aumentata.

Funzioni vitali, per esempio, nelle situazioni sociali emergenziali come potrebbe essere quella del lavoro in Italia. “Partendo dalle neuroscienze, proprio attraverso la virtual realty, stiamo riflettendo sull’impatto degli audiovisivi nell’apprendimento dei giovani, e su un modello d’inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro. Con ricadute sia sulle organizzazioni aziendali che utilizzano in modo sistematico i dati e gli elementi dalla rete, per attrarre talenti e raccogliere informazioni sui ragazzi (sui modelli comportamentali, valoriali, sociali, tecnologici), sia sui giovani perché utilizzando in modo più o meno consapevole questi strumenti social, manifestano un loro modo di essere”.

Aedus Innovation Lab è partner del Gruppo Media Areté e collaborando con GFK e Alkemy Lab proporrà proprio questo contributo alla definizione degli Extra Media, della potenza dei nuovi dominatori dell’immaginario collettivo nell’era della mobilitazione mediatica totale.

 

Lezioni (e studenti) aumentati

Siamo distratti, impazienti, sfiniti dalla rivoluzione nei processi di apprendimento. Ma sono vitali per definire e gestire il cambiamento. Quindi bisogna cominciare da lì. Orazio Stangherlin, presidente di Aedus Innovation Lab punta su processi di formazione aumentati (capovolti, virtuali, immersivi) per ridurre drasticamente i tempi del passaggio dai temi del pensiero a quelli dell’azione... La parola di tutte le parole?…

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