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I colloqui per una possibile intesa sulla guerra in Ucraina dovrebbero proseguire anche nei prossimi giorni, con un nuovo incontro tra Stati Uniti e Kyiv atteso a Miami. A confermarlo è stato poche ore fa il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, indicando che la città statunitense dovrebbe ospitare, per la prima volta, un nuovo round di contatti diretti con la delegazione americana, nel quadro del formato negoziale promosso da Washington. L’appuntamento si inserisce in una fase delicata del processo diplomatico, segnata dalla fissazione di una scadenza politica precisa: secondo Zelensky, infatti, l’amministrazione statunitense punta a ottenere un accordo entro il mese di giugno, con l’obiettivo di chiudere almeno un’intesa di principio prima dell’inizio dell’estate. In caso di mancato rispetto della tempistica, Washington sarebbe pronta ad aumentare la pressione su entrambe le parti per forzare un avanzamento dei negoziati.

Il nuovo incontro di Miami arriva dopo i colloqui trilaterali mediati dagli Stati Uniti ad Abu Dhabi, conclusi senza una svolta sostanziale. Restano infatti distanti le posizioni su diversi nodi centrali, a partire dal futuro del Donbas e dalla gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, tema sul quale Kyiv continua a esprimere forte scetticismo rispetto alle proposte avanzate dalla parte statunitense. Sul tavolo, secondo quanto riferito dal presidente ucraino, resta anche una proposta economica presentata da Mosca a Washington, nota come “Pacchetto Dmitriev” (dal nome dell’inviato speciale russo Kirill Dmitriev) che collegherebbe potenziali accordi bilaterali tra Russia e Stati Uniti al più ampio negoziato politico e militare sul conflitto. Proposta che non sembra muoversi nel migliore dei contesti, se si pensa alle parole del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov sul fatto che gli Usa “non abbiano mantenuto gli impegni presi ad Anchorage” e che lui stesso non veda nessun “brillante futuro” nella cooperazione economica tra i due Paesi.

Nel frattempo, la situazione sul campo continua a pesare direttamente sul clima dei colloqui. Il comandante in capo delle forze armate ucraine, Oleksandr Syrsky, ha descritto la situazione suk fronte orientale come ancora “difficile”, con combattimenti intensi in diversi centri dell’oblast di Donetsk, soffermandosi sulla crescente centralità dei droni, che oggi rappresenterebbero la quota principale dei danni inflitti in combattimento. Un quadro che rende la scadenza di giugno indicata dagli Stati Uniti un obiettivo politicamente ambizioso, ma ancora fortemente condizionato dall’evoluzione militare sul terreno.

Intanto, lontano dalla linea del fronte, le forze russe hanno continuato a colpire infrastrutture civili e logistiche in diverse regioni dell’Ucraina. Nella notte del 9 febbraio sono stati lanciati missili balistici Iskander-M e decine di droni contro obiettivi distribuiti su più oblast, con impatti registrati anche su nodi ferroviari: la compagnia statale Ukrzaliznytsia ha confermato danni a una locomotiva e a una linea elettrica di alimentazione. Particolarmente sensibile l’attacco condotto nell’ovest del Paese, nell’area di Novovolynsk, dove è stata colpita una sottostazione ad alta tensione che serve l’infrastruttura energetica locale, provocando blackout per oltre 80.000 utenze a pochi chilometri dal confine polacco.

Novità anche sul caso Alekseyev, l’ufficiale del Gru colpito a Mosca pochi giorni fa. I due uomini fermati dalle forze di sicurezza russe come sospetti colpevoli avrebbero infatti confessato le proprie responsabilità, dichiarando di aver agito per conto dei servizi segreti ucraini. Una rivelazione che lascia sorpresi in pochi tra gli osservatori.

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