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“È probabile” che l’attacco al cavo sottomarino tra Germania e Finlandia sia un caso di sabotaggio.  Lo ha affermato Boris Pistorius, ministro della Difesa tedesco, rispondendo alle domande dei giornalisti all’arrivo al Consiglio Affari Esteri in formato Difesa.

L’infrastruttura in oggetto è il cavo per dati e comunicazione C-Lion1, lungo 1.173 chilometri, che si sarebbe rotto a largo dell’isola svedese di Öland, nel Mar del Baltico. Il cavo è stato posato sotto il Mar Baltico nel 2016 dalla società statale finlandese Cinia per la rete in fibra ottica. “Fortunatamente ci sono diversi cavi dati tra la Finlandia e l’estero, quindi un singolo guasto ad un cavo non influisce sul traffico internet”, ha dichiarato Samuli Bergström, responsabile del Centro di sicurezza informatica di Traficom, l’agenzia finlandese dei trasporti e delle comunicazioni, evidenziando l’importanza della ridondanza in questo settore. Una nave specializzata è partita ieri da Calais, in Francia, per occuparsi della riparazione.

“La situazione difensiva in Europa deve ovviamente essere adattata alla minaccia rappresentata dalla Russia, che non è solo militare, ma anche ibrida”, ha spiegato ancora Pistorius sottolineando la necessità di “considerare la difesa complessiva, non solo militare”. Lo dimostrano, tra l’altro, “i recenti danneggiamenti di due cavi di comunicazione nel mar Baltico tra Helsinki e Rostock, e tra Svezia e Lituania”, ha continuato. “È chiaro che qualcosa sta accadendo. Nessuno crede che questi cavi siano stati tagliati per caso. Non credo nemmeno alla versione secondo cui sarebbe stato causato accidentalmente da ancore. Pertanto, anche se non sappiamo esattamente chi sia responsabile, dobbiamo considerarla un’azione ibrida e presumibilmente un atto di sabotaggio”, ha aggiunto. In una nota diffusa ieri, i ministri degli Esteri di Finlandia e Germania aveva dichiarato che “salvaguardare la nostra infrastruttura critica condivisa è fondamentale per la nostra sicurezza e la resilienza delle nostre società”.

Soltanto domenica il Guardian aveva riportato che una nave spia russa sarebbe stata scortata lontano da un’area con cavi critici nel Mare d’Irlanda. Si tratterebbe del Yantar, che ufficialmente Mosca definisce una nave oceanografica ma che spesso è stata tracciata nei pressi di cavi sottomarini e dorsali di reti. Questa nave, al servizio del Direttorato principale della ricerca sottomarina (noto anche con l’acronimo russo Gugi o come Unità militare 40056) sarebbe stata vista operare con droni in un’area contenente infrastrutture energetiche e internet sottomarine, scrive il giornale.

È iniziata una nuova fase di sabotaggi russi contro i cavi sottomarini all’interno di una campagna ibrida contro l’Europa per minare il sostegno all’Ucraina nel breve periodo e continuare a destabilizzare le società nel medio-lungo periodo? Gli indizi in questo senso sono due. Primo: le autorità russe stanno pianificando una serie di esercitazioni per disconnettere RuNet dalla rete Internet globale. Secondo: Nikolay Patrushev, ex capo dell’Fsb e segretario del Consiglio di sicurezza russo, da maggio assistente del presidente Vladimir Putin, nei giorni scorsi aveva accusato gli Stati Uniti e il Regno Unito di voler sabotare i cavi internet sottomarini e di destabilizzare il commercio energetico marittimo. Dichiarazioni bollate come “teorie del complotto” da Londra.

C’è, però, anche l’ipotesi cinese. I sospetti riguardano i movimenti di una nave mercantile cinese, il Yi Peng 3, nel Mar Baltico. L’imbarcazione ha attraversato l’area nelle vicinanze dei due cavi di comunicazione danneggiati Svezia-Lituania e Germania-Finlandia nello stesso momento in cui sono emersi i guasti. Non solo, proprio sopra i cavi la nave avrebbe rallentato la sua velocità.

Le indagini sono in corso.

(Nella foto, tratta da VesselFinder, la Yantar)

Cavi a rischio. Una nuova fase di attacchi (russi) nel Baltico?

Il ministro della Difesa tedesco ha dichiarato che è “probabile” che l’attacco al C-Lion1 tra Germania e Finlandia sia un caso di sabotaggio. Incidenti recenti e dichiarazioni delle autorità russe alimentano i sospetti su una nuova fase di sabotaggi mirati a destabilizzare l’Europa e minare il sostegno all’Ucraina. Ma spunta l’ipotesi cinese

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