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Un intervento internazionale diretto è ormai da escludere. Nessun paese vuole invischiarsi nel ginepraio libico. Le fazioni che si confrontano sono estremamente frammentate. Un’unica cosa sembra unirle: l’opposizione a un intervento straniero. I libici sono troppo orgogliosi per accettarlo. Temono anche che la semplice lotta all’ISIS sia una scusa per imossessarsi delle ricchezze naturali del loro paese, imponendogli un “regime fantoccio”. Difficile sarebbe comunque definire chi appoggiare e chi combattere, soprattutto perché nessuno in Occidente ha intenzione di impegnarsi a fondo.

IL RUOLO DELL’ITALIA

L’Italia, abbandonato il sostegno a Tobruk e in tensione con l’Egitto per le emozioni suscitate dal caso Regeni, sembra alquanto spiazzata. I successi sul campo di Haftar (e dei suoi sponsor, Egitto e Francia, che si muovono con notevole disinvoltura) accrescono la sua marginalizzazione. Essa è accresciuta dalle imprudenti dichiarazioni nelle scorse settimana sul numero di soldati che il nostro Paese invierebbe in Libia e dalle ormai patetiche dichiarazioni di aspirare alla leadership di un intervento.

FRA SERRJ E HAFTAR

Il Consiglio Presidenziale di Fayez Sarraj tuttora rinchiuso con la missione ONU in una base navale vicina a Tripoli, è protetto da gran parte delle potenti milizie di Misurata, che hanno perso parte del loro prescigio per la sconfitta subita a opera dell’ISIS a Sus della città. Sarraj ha insperatamente ottenuto l’appoggio di varie fazioni, milizie e città, nonché di istituzioni chiave, come la Banca Centrale e la Compagnia Nazionale del Petrolio di Tripoli, ma non dalle loro branche di Tobruk. Non ha però ottenuto quello della Casa dei Rappresentanti di Tobruk, ostaggio del generale Haftar. Entrambi temono il ridimensionamento dei loro poteri e rango qualora Sarraj si rafforzasse e costituisse davvero un Governo di unità nazionale. Quest’ultimo sembra sempre più un miraggio, soprattutto, se Haftar riuscisse a sconfiggere l’ISIS. E’ però tutt’altro sicuro che Sarraj possa chiedere l’aiuto militare internazionale. Sembrerebbe un burattino, al servizio di interessi stranieri.

LO SCENARIO

Il futuro della Libia dipende dagli esiti dello scontro in atto fra Sarraj e Haftar. Schierandosi con Sarraj, l’Italia ha provocato a Bengasi e a Tobruk manifestazioni anti-italiane, in cui nostre bandiere sono state bruciate. Sarebbe interessante sapere se l’Egitto ci ha messo lo zampino. Non abbiamo alternative che quella di metterci dalla parte del vincitore. Lo faranno anche gli USA e gli altri Paesi europei. In attesa che la situazione si chiarisca, cautela vorrebbe che il governo italiano tenesse la bocca ben chiusa, anche sul ruolo che vorrebbe svolgere su quella che era la nostra “quarta sponda” e cercasse di mantenersi neutrale fra Haftar e Sarraj.

Fayez Serraj, Libia, trenta

Ecco chi in Libia si oppone a un intervento straniero

Un intervento internazionale diretto è ormai da escludere. Nessun paese vuole invischiarsi nel ginepraio libico. Le fazioni che si confrontano sono estremamente frammentate. Un’unica cosa sembra unirle: l’opposizione a un intervento straniero. I libici sono troppo orgogliosi per accettarlo. Temono anche che la semplice lotta all’ISIS sia una scusa per imossessarsi delle ricchezze naturali del loro paese, imponendogli un “regime…

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