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Il governo, Cdp e le banche mettono ancora una volta in sicurezza il sistema bancario, allestendo un piano per alleggerire gli istituti del fardello degli npl, che le banche italiane a quanto pare non riescono a smaltire. Perché? La risposta potrebbe celarsi dietro il triangolo Bankitalia-Tesoro-Ue, andato in scena a novembre dello scorso anno prima che il governo varasse il discusso decreto salva-banche.

BANCA ETRURIA, SOFFERENZE A BUON MERCATO

I fatti risalgono a qualche giorno prima che l’esecutivo intervenisse per salvare dal crack Banca Etruria, Carichieti, Cariferrara e Banca Marche. Un’operazione costata i risparmi di migliaia di azionisti e obbligazionisti, i cui titoli sono evaporati nel giro di poche ore. Allorché la Banca d’Italia, di concerto con il ministero dell’Economia, informava la Commissione europea dell’avvenuta cessione da parte della Banca Etruria di un pacchetto di crediti difficili da 302 milioni di euro. Il compratore di turno era Fonspa, mentre il regista dell’operazione, datata 17 novembre, era l’allora commissario della banca aretina, nominato da Via Nazionale nel febbraio 2015. Tutto nella norma se non fosse che le sofferenze furono cedute a un valore contabile nettamente inferiore a quello di mercato, dunque eccessivamente svalutate. Perché?

IL GIALLO DELLA MAXI-SVALUTAZIONE

I criteri della svalutazione non sono mai stati davvero chiari. Di certo la portata della svalutazione è stata voluta dalla Commissione europea. Quel che è certo è che i 302 milioni furono ceduti ad un valore contabile del 14,7%, ben al di sotto delle soglie di mercato, normalmente oscillanti tra il 20 e il 30%. Addirittura, ha sottolineato il quotidiano Libero che con Franco Bechis ha dedicato più approfondimento alla questione, a fine 2014 la stessa Fonspa si era fatta avanti per acquistare alcuni crediti incagliati di Banca Marche, fece fare un ottimo affare a Fonspa.

BANKITALIA E QUELLA TELEFONATA DI TROPPO

Fin qui  un’operazione senz’altro discutibile, visto il prezzo delle sofferenze, mai così basso qualunque cessione di npl si vada a scandagliare. Ma la cosa sarebbe potuta finire lì, con un codazzo di polemiche e interrogativi. Invece no, perché a poche ore dalla conclusione della vendita, accadeva l’irreparabile: Bankitalia informava con una telefonata la commissione europea dell’avvenuta cessione, non mancando di indicare il prezzo iper-svalutato, ovvero il 14,7%. Poche ore e un dirigente della commissione, il tedesco Bernhard Windsich, in una mail ringraziava calorosamente Bankitalia per la preziosa informazione ricevuta circa l’operazione Etruria-Fonspa.  Proprio da quel momento in poi sarebbero cominciati in guai per le banche italiane.

QUANDO UN NUMERO DIVENTA LEGGE

Pochi giorni dopo sul tavolo del premier Matteo Renzi arriva la lettera con cui l’Ue impone all’Italia il discusso salvataggio delle quattro banche, previo azzeramento dei risparmi e delle obbligazioni subordinate, formalizzato poche ore dopo nel consiglio dei ministri del 22 novembre. Nella missiva la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, come ricostruito sempre da Libero, avrebbe citare espressamente la vendita a prezzo di saldo delle sofferenze dell’Etruria. Cosa significa? Che da quel momento in poi quel 14,7% diventa il benchmark per tutte le banche che vogliono cedere sofferenze. Qualunque istituto che voglia liberarsi di npl deve farlo a un prezzo svalutato, quello dell’Etruria, con enormi ripercussioni sui bilanci e sull’andamento del titolo in borsa. La negoziazione tra il commissario dell’Etruria e Fonspa è stata insomma interpretata come un’autentica indicazione di mercato, cui far riferimento.

IL PIANO DEL GOVERNO DA 7 MLD SUGLI NPL

Forse è anche per questo stato di cose, e si torna al punto di partenza, che il governo ha deciso di intervenire, seppure con un’operazione privata come quella del fondo Atlante, cercando di alleggerire le banche italiane dal fardello delle sofferenze. A un tale prezzo infatti molti istituti sarebbero poco propensi a liberarsi delle sofferenze, giudicando la cessione poco remunerativa e rimettendoci così in capitale e sui mercati. E così Renzi e Padoan hanno riunito a Palazzo Chigi i vertici di Mef, Cdp, Bankitalia e qualche banchiere, per mettere a punto una cintura di sicurezza per il credito. L’idea, formalizzata ieri sera in un vertice al Mef tra governo, banche e assicurazioni, è costituire un fondo, denominato Atlante, capitalizzato fino a 7 miliardi e in grado di smaltire fino a 70 miliardi di sofferenze, non coperte dalla Gacs, la garanzia pubblica appena approvata dal Parlamento col decreto banche. Adesso resta da capire se il paracadute messo a punto dall’esecutivo di concerto con le banche, riuscirà a mettere, una volta per tutte, in sicurezza il sistema.

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