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Gli ultimi giorni di febbraio il Centro Sperimentale Volo dell’Aeronautica militare italiana ha completato i test di atterraggio per gli elicotteri da combattimento Agusta Mangusta AH-129 su ponti navali.

L’addestramento congiunto tra Marina e Aeronautica con “gli elicotteri da esplorazione e scorta dell’Esercito Italiano (EI) AH-129, versioni C e D” è iniziato a giugno del 2015, si legge nel comunicato della Difesa, e ha riguardato “il conseguimento della capacità di operare in maniera standardizzata da Unità Navali (UN)”. I Mangusta, al di là della definizione polite del press release militare (“esplorazione e scorta”), sono elicotteri da attacco tra i più tecnologici in circolazione.

Scrive il sito Analisi Difesa: “L’’attività svolta consentirà l’impiego dei Mangusta dei reggimenti 5° e 7° dell’Aviazione dell’Esercito (in forza alla Brigata Aeromobile Friuli) da piattaforme navali delle dimensioni del Garibaldi o Cavour che potrebbe essere richiesta in caso di operazioni contro lo Stato Islamico a Sirte o in altre aree del territorio libico”. Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, a Formiche.net, ricorda che già nel 1994 e 1995 in Somalia i Mangusta operarono dal ponte della portaerei “Garibaldi” a sostegno della missione Onu a terra.

SPECULAZIONI

L’implementazione delle potenzialità degli elicotteri italiani sull’appontaggio in mare aperto, sul modello dei Cobra dei Marines americani, lascia in effetti spazio ad alcune ipotesi. È vero che il test su quella che in gergo viene definita “interoperabilità navale” era in previsione da tempo, ma la contingenza temporale in cui si inquadra non può essere sottovalutata. Da pochi giorni in Libia s’è insediato il nuovo governo guidato dal premier Fayez Serraj e sostenuto dalle Nazioni Unite. Nonostante Serraj dimostri già di ottenere feedback positivi a livello locale e il suo apparato di sicurezza sta momentaneamente funzionando bene, cosa che forse allontana l’intervento militare occidentale per stabilizzare il paese, restano aperti diversi generi di scenari.

LE AZIONI ANTI-CALIFFATO

Una fascia del territorio libico lunga decine di chilometri intorno a Sirte è controllata dallo Stato islamico, un elemento che preoccupa le cancellerie europee. Secondo Gaiani l’ipotesi più realista dell’impiego dei Magusta “è l’avvicinamento di una portaerei come la Garibaldi alle coste libiche, per esempio quelle di Sirte, da cui lanciare operazioni di attacco a convogli di tecniche (i pick up armati, ndr) e postazioni dello Stato islamico”. “Questo – prosegue Gaiani – permetterebbe di avere una base operativa mobile con efficienti capacità di proiezione sul terreno senza i rischi che una base terrestre comporterebbe”. “Mettere per esempio quattro Mangusta a terra si porta dietro la necessità di creare un dispositivo logistico e di protezione molto ampio, costoso e rischioso: non bisogna dimenticarci che in qualsiasi momento si dovesse mettere piede in Libia, si correrà il rischio di attirarsi addosso tutti i gruppi islamisti combattenti, per primo l’IS, ma non solo”, spiega il direttore di Analisi Difesa, che sottolinea come sia giusto riprendere questo genere di addestramento anche nell’ottica di fornire sostegno dal cielo a forze libiche lanciate contro il Califfato.

IL SOSTEGNO ALLE FORZE LOCALI

La Libia, se non subito tra pochi mesi, potrebbe aver necessità di ricevere nelle proprie caserme degli advisor occidentali per l’addestramento della forze armate locali su un livello più professionale. Sia polizia che esercito sono stati smembrati dalla guerra civile e frazionati in una costellazione di milizie con incarichi reali o presunti: è dunque necessaria una completa ristrutturazione per garantirne stabilità. “I Mangusta non hanno le caratteristiche per operare tra le strade cittadine a difesa di una caserma, ma da queste eventuali consulenze potrebbero nascere i presupposti per altri generi di collaborazioni in missione dirette contro lo Stato islamico: già nel 2011, durante il conflitto che fece crollare il rais Gheddafi, gli inglesi e i francesi utilizzarono elicotteri da combattimento partiti da unità navali d’assalto anfibie, per coprire dall’alto i combattenti libici”, ricorda Gaiani.

EUNAVFOR MED

A giugno dello scorso anno è iniziata l’operazione UE studiata dall’Alto rappresentante per gli Affari Esteri Federica Mogherinisi tratta della missione che prevede azioni militari contro gli scafisti mirate a distruggere le imbarcazioni. I Mangusta sulla Garibaldi potrebbero ricoprire anche questi compiti? “Non credo, anche qualora si dovesse trovare un accordo con il governo libico per sconfinare sotto costa e colpire le imbarcazioni vuote prima dei carichi, i Mangusta sarebbero un dispositivo troppo potente: sarebbe come schiacciare una noce con un bulldozer” spiega Gaiani.

L’IMPIEGO IN IRAK

All’inizio di marzo il ministro della Difesa Roberta Pinotti aveva annunciato lo schieramento di alcuni elicotteri di questo genere ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, impiegati con compiti di sostegno ad un dispositivo CSAR, Combat search and rescue, ossia operazioni di recupero, ricerca e salvataggio in ambienti ostili. I militari e gli elicotteri italiani saranno piazzati a breve distanza di volo da Mosul, dove un contingente italiano sarà probabilmente schierato per difendere i lavori di sistemazione della diga, e faranno da scorta e protezione aerea ai mezzi di trasporto dei soldati, ma potrebbero essere utili anche nell’ottica più ampia di un’offensiva – in parte già avviata – per la riconquista della città.

L'Italia testa i Mangusta in mare (pensando alla Libia?)

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