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Se l’Unione europea, revocando le sanzioni alla Bielorussia di Aleksandr Lukashenko, sperava di limitare l’influenza russa su Minsk, si sbagliava di grosso. Con in tasca la possibilità di ottenere finanziamenti da Bruxelles il leader bielorusso giovedì ha accolto a braccia aperte Vladimir Putin e Dmitri Medvedev, che lo hanno omaggiato con la loro contemporanea presenza a Minsk in occasione della seduta del Consiglio supremo dell’unione degli stati di Russia e Bielorussia.

E proprio parlando del ruolo di questa entità intergovernativa fondata nel 1996 da Lukashenko e Boris Yeltsin, il presidente della Russia ha in un qualche modo svelato i suoi sogni: aggregare gli stati satelliti di Mosca per ricreare una sorta di Urss.

I tempi dell’Unione Sovietica sono lontani, ma non troppo. E sulla scena geopolitica internazionale la Russia di Putin non ha bisogno solo di alleati fedeli, ma del sostegno di un organismo istituzionale.

«Nessuno dei processi iniziati venti anni fa con il lancio dell’Unione statale ha perso il proprio valore», ha detto il capo del Cremlino. «Al contrario, questo progetto integrativo si sta sviluppando con successo ed è senza dubbio diventando un motore di integrazione sull’intero spazio post-sovietico. Sono certo che il nostro lavoro servirà da impulso per questo processo positivo che è così importante per i nostri paesi e i nostri popoli».

Quindi non solo cooperazione in campo scientifico e tecnologico, culturale e dell’educazione, economico e commerciale, ma Russia e Bielorussia sono pronte ad un’integrazione sempre maggiore anche a livello legislativo e politico.

Il Consiglio supremo dell’Unione ha anche approvato il bilancio 2016, con i due paesi che hanno confermato un impegno di 6 miliardi di rubli (circa 72 milioni di euro). Ma Grigory Rapota, segretario di stato dell’Unione, ha detto che un supporto economico della Russia a Minsk non è stato discusso, ma il governo Medvedev intende supportare la Bielorussia, che è in trattativa con Christine Lagarde per un finanziamento del Fondo monetario internazionale, con un prestito dell’Eurasian development bank.

Nell’incontro tra Lukashenko e Putin l’economia è stata in cima all’agenda. Il presidente della Russia era infatti accompagnato dal ministro degli esteri Sergei Lavrov, dal ministro dell’energia Aleksandr Novak, dal ministro della giustizia Aleksandr Konovalov e dal ministro dell’industria e del commercio Denis Manturov. Putin ha ricordato come la cooperazione in ambito energetico sia strategica e ha citato la centrale nucleare in costruzione in Bielorussia, si cui Mosca ha investito 9 miliardi di euro: il primo reattore dovrebbe essere attivato nel 2018 e il secondo nel 2020. L’impianto in costruzione ad Astravets, a 50 chilometri da Vilnius, ha suscitato le preoccupazioni della presidente della Lituania Dalia Grybauskaite che ha rivolto un appello all’Ue affinché vigili sul rispetto degli standard di sicurezza internazionali.

Tornando agli investimenti russi, il leader del Cremlino ha poi ricordato quelli di Gazprom sui gasdotti che passano per la Bielorussia e che da qui al 2020 ammonteranno a 2,25 miliardi di euro. Difficile pensare che l’Unione europea, nel breve periodo, possa garantire a Minsk gli stessi sostegni.

Pubblicato su Italia Oggi, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

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