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Cosa si sono detti Pier Carlo Padoan e George Osborne all’Aspen Institute di Roma? Il ministro dell’Economia e il cancelliere dello scacchiere inglese si sono dati appuntamento ieri presso la sede italiana del think tank, presieduta da Giulio Tremonti per una panoramica su alcuni dei temi economici più scottanti del momento, dalla flessibilità di bilancio alla Brexit, ovvero la revisione sostanziale delle relazioni tra Regno Unito dall’Ue, che prevede, in mancanza di un accordo, l’uscita degli inglesi dall’Unione. Meno di un’ora davanti a una platea ben nutrita. Da Mario Monti al dg di Bankitalia Salvatore Rossi, passando per il presidente di Assogestioni ed ex ministro, Domenico Siniscalco.

LA FLESSIBILITA’ E’ UN DIRITTO (PER L’ITALIA)

Il primo tema affrontato è anche quello più scottante. Quella flessibilità sul bilancio che sta facendo volare gli stracci tra Italia e Ue con un botta e risposta ormai quotidiano tra il premier Matteo Renzi e la commissione Ue. Padoan non si è lasciato sfuggire l’occasione, prendendo di petto il problema: “Ci auguriamo che la risposta sull’ammissibilità delle nostre richieste sia sciolta presto per evitare di continuare ad avere un’incertezza che non aiuta la crescita”, ha detto l’ex capo economista Ocse. L’Italia chiede “una gestione della politica fiscale più flessibile in base a regole che l’Europa ha stabilito, non che ci stiamo inventando”. Il riferimento nemmeno troppo velato è al commissario europeo Pierre Moscovici che due giorni fa ha chiuso la porta in faccia all’Italia circa il ricorso ad ulteriori spazi di manovra nel 2017. “Lo sforzo per le riforme dell’ Italia ci porta a chiedere con tutto il diritto una gestione della politica fiscale più flessibile”, ha aggiunto con una punta di veleno Padoan, ricordando come questo tira e molla sui maggiori spazi di bilancio, non aiuta.

PIU’ EUROPA NELLA TESTA DI BANCHE E IMPRESE

Altro tema caldo, visto l’imminente varo da parte del governo di misure contro le sofferenze bancarie, volte a disinnescare una bomba da 200 miliardi lordi, sono state le banche. Il titolare del Tesoro si è ben guardato dall’entrare in discorsi potenzialmente spinosi come la bad bank e le perplessità giunte dalle agenzie di rating e da qualche banca d’affari come Jp Morgan. L’incontro con il suo omonimo inglese è stato semmai l’occasione per spronare banche e imprese ad assumere sempre più una dimensione se non globale, perlomeno europea. “Permettetemi di sollecitare il nostro sistema bancario e finanziario ad approfittare di una Ue più forte e integrata”, ha esordito Padoan. “La capital market union è una grande opportunità per il nostro Paese e per il nostro sistema bancario per adeguarsi alla nuova dimensione europea”.

BREXIT SI’ (OPPURE NO?)

Nel dibattito ha fatto poi la sua comparsa il tema Brexit, con la Gran Bretagna intenzionata a uscire dall’Unione se le richieste preparate dal premier David Cameron non collimeranno con quelle del presidente del consiglio Ue, Donald Tusk. Osborne, con tono assai rassicurante, ha tentato di smorzare i toni, spiegando che “le proposte avanzate ieri dal Consiglio europeo rafforzano l’Ue e rafforzano la posizione britannica nell’Unione. E rafforzano il consenso che i britannici hanno verso l’Ue”. Per il quale tuttavia il verdetto finale sulla permanenza nell’Unione spetterà al popolo inglese, chiamato ad esprimersi tra qualche settimana.  La proposta inglese è già stata anticipata da Cameron al Parlamento inglese, ma per Osborne bisogna “lavorare ancora nella definizione dei dettagli”. Ovvero assicurare ai “paesi che non sono nell’Eurozona che verranno rispettati e non discriminati”. Padoan, da parte sua, vede nell’accordo tra Londra e l’Ue “un’opportunità per rafforzare l’Europa”. Per il numero uno del Tesoro “la vicenda della Brexit è complessa, delicata e politicamente molto sensibile. Interessa tutti noi”.

George Osborne e Pier Carlo Padoan

Cosa si sono detti Padoan e Osborne all'Aspen

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