Skip to main content

C’è qualcosa di peggio dell’orribile fine del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, seviziato e infine ucciso al Cairo in un’operazione che sa tanto di polizia o servizi segreti. È l’uso politico e mediatico che se n’è subito fatto in Italia, dove è stato processato e condannato nei salotti televisivi e dintorni con il solito rito sommario il presidente egiziano Al-Sisi in persona. Che, essendo peraltro un generale, è doppiamente sospettabile, anzi colpevole delle maggiori nefandezze. Anche di avere magari ordinato la soppressione del giovane, colpevole a sua volta di avere scoperto, intuito e denunciato lo scempio da lui fatto della democrazia nel suo Paese col pretesto della lotta al terrorismo.

Purtroppo il terrorismo in Egitto e altrove, in particolare quello islamista, targato Isis, non è una invenzione di Al-Sisi. E spiace che anche il povero Regeni lo abbia declassato a “giustificazione” in un articolo sui sindacati mandato al Manifesto con preghiera di pubblicarlo con uno pseudonimo, nel timore evidentemente di rappresaglie. Un articolo trattenuto per un po’ nella redazione del giornale romano, fatto perciò diffondere da lui sul sito Niena-news.it una ventina di giorni fa con la firma di Antonio Drius e infine pubblicato, dopo la morte, dal quotidiano orgogliosamente comunista diretto da Norma Rangeri. Che vi ha opposto la firma vera dell’autore, considerando purtroppo superata dai fatti ogni ragione di cautela. Ma decidendo anche di non tenere conto di una diffida “affrettata” della famiglia del giovane, spiegata ad un giornalista del Corriere della Sera con la delusione del povero Giulio, confidata in particolare alla madre, Paola Deffendi, per il trattamento riservatogli dal giornale italiano che pure gli stava a cuore per quel ruolo che la direttrice definisce “di “frontiera”.

++++

Sono cose, queste della sottovalutazione di una collaborazione o dei ritardi in una direzione o redazione di giornale, che possono capitare, per carità. E capitano. Ma senza volersi impancare a giudici, si potrà ben avere il diritto di dissentire dalla scelta del Manifesto di non tenere conto della volontà dei familiari della vittima dell’orrendo delitto al Cairo e di pubblicare quell’articolo in tempi e modalità che, al di là delle stesse intenzioni e scelte professionali del giornale, può essere stato scambiato dai familiari della vittima per un trofeo opportunistico.

 

Ma più ancora dell’errore di stile del Manifesto, se è stato davvero un errore, e se non è invece un errore, magari, questa mia valutazione, colpisce la strumentalizzazione che si è subito cercato di fare in sede politica della vicenda del ricercatore italiano.

Di colpo i rapporti di amicizia politica e di collaborazione economica dell’Italia con l’Egitto sono diventati una colpa. Quelli, poi, personali del presidente del Consiglio con Al-Sisi una circostanza aggravante. Poco è mancato che, di fronte alle prime e contraddittorie versioni dell’accaduto date dalle autorità inquirenti e di polizia egiziane, si reclamasse non solo, e giustamente, la verità e la conseguente ricerca delle responsabilità del delitto di Regeni, ma anche la rottura delle relazioni diplomatiche, e magari pure un’incursione aerea di rappresaglia sul Cairo.

All’arrivo delle prime notizie sulle indagini egiziane, supportate anche da funzionari italiani, si sono sprecate le dichiarazioni contro la presunta intenzione della polizia, e magari di al-Sisi in persona, di cavarsela con la ricerca del solito “capro espiatorio”. A una storiaccia se ne vuole insomma aggiungere un’altra, questa volta di conio italiano.

++++

Purtroppo, ospite del salotto televisivo di turno, ha partecipato al processo contro l’uso pretestuoso della lotta al terrorismo per fare scempio della democrazia in paesi come l’Egitto anche la presidente della Camera italiana Laura Boldrini. Che è ormai presente dappertutto, orgogliosa di esprimere le sue opinioni, per niente trattenuta dal timore di deludere o indispettire parlamentari e gruppi che vorrebbero sentirsi rappresentare meglio da lei come presidente dell’assemblea di Montecitorio. E meno male che la riforma costituzionale è ancora un disegno di legge in attesa di approvazione finale e di referendum confermativo. Sennò la presidente della Camera sarebbe anche virtuale vice presidente della Repubblica, toccandole il ruolo di supplenza oggi conferito al presidente del Senato.

L’esposizione di Laura Boldrini è diventata tale da invogliare persino Eugenio Scalfari ad una lunga intervista su quella che lei stessa ha definito “Eutopia”, cioè l’utopia, condivisa appunto con Scalfari, dell’Europa federale sognata a Ventotene da Altiero Spinelli. E oggi insidiata da una crisi durissima.

 

Mi chiedo con ingenua malizia – scusate l’ossimoro – a quale vetta possa o voglia aspirare la Boldrini partendo da quella già così alta procuratale all’esordio parlamentare, tre anni fa, da quel genio generoso che si riteneva l’allora segretario del Pd e inutilmente aspirante presidente del Consiglio Pier Luigi Bersani. Dio li fa e poi li accoppia, dice un vecchio e abusato proverbio.

Laura Boldrini e Nichi Vendola

Quanto boldrineggia la Boldrini?

C'è qualcosa di peggio dell'orribile fine del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, seviziato e infine ucciso al Cairo in un’operazione che sa tanto di polizia o servizi segreti. È l'uso politico e mediatico che se n'è subito fatto in Italia, dove è stato processato e condannato nei salotti televisivi e dintorni con il solito rito sommario il presidente egiziano Al-Sisi…

La violenza che ha ucciso Giulio Regeni

Quei segni di tortura sul corpo di Giulio Regeni, quella versione oltraggiosa dell’incidente, e quegli arresti improbabili di ieri sera, parlano di una violenza indicibile. Violenza di uno Stato che sapeva di avere, nell’Italia, il suo principale alleato in Europa. Il nostro premier si era attirato numerose critiche per l’abbraccio tributato al nuovo ràis del Cairo, Abd al-Fattah al-Sisi. Fu…

Il Family Day, Beppe Vacca e l'emergenza antropologica

Commentando il Family Day sul Corriere della Sera, Beppe Vacca - mio carissimo amico e insigne studioso di Antonio Gramsci - ci ha invitato a non sottovalutare la sensibilità mostrata dai manifestanti del Circo Massimo nei confronti di quella vera e propria "emergenza antropologica" che è originata dagli sviluppi della tecnica e dalla stessa possibilità di manipolare la vita. Ricordo che il 16…

Virus Zika: timori, allarmismi e incertezze

Di Roberta Villa

Dichiarare un’emergenza è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare. Davanti a una possibile grave minaccia alla salute pubblica internazionale, seppure con poche certezze scientifiche tra le mani, qualcuno deve prendersi la responsabilità di schiacciare tempestivamente il pulsante che attiva una catena di risposte coordinate (dalla cooperazione tra i governi alla produzione di farmaci e vaccini), e accettare…

Stefano Franchi DG Federmeccanica

I metalmeccanici negoziano, gli alimentaristi firmano

Le sale di Confindustria affollate per l’intero giorno. Mentre i metalmeccanici svolgevano il loro primo incontro di approfondimento tematico sul tema del welfare, gli alimentaristi portavano a casa il rinnovo contrattuale per l’intero settore di riferimento. Procediamo per ordine. Dalle ore 11 e fino alle 14.30 le delegazioni, in “assetto ridotto” di Fim, Fiom, Uilm e Federmeccanica ed Assistal hanno…

Siccità, come (e perché) il Ciad ha chiesto aiuto al Cnr

Rozi Mamai, ex ministro dell’economia del Ciad e fondatore dell’associazione umanitaria ‘Adeb’, sta conducendo una missione in Europa ed è stato ospite dell’Associazione nazionale reduci dalla prigionia (Anrp), il cui presidente Enzo Orlanducci ha avviato un progetto per la realizzazione di un pozzo d’acqua nel nord del Paese, martoriato dalle mine antiuomo lasciate in eredità dalla guerra in Libia. L’acqua…

Vi spiego la vera natura politica del Movimento 5 Stelle

Di Piergiorgio Corbetta

Le recenti vicende del comune campano di Quarto hanno sollevato attorno al Movimento 5 stelle un can can mediatico di insolita risonanza, che solo in parte è riconducibile al provincialismo politico italiano. Pone infatti alcune questioni rilevanti sulla natura di questo “strano” animale politico che è il M5s, la cui specie risulta ancora, a tre anni dal grande successo elettorale,…

coalizione

Tutte le furbizie anti Italia della Germania sui profughi

Era il 26 agosto, si discuteva animatamente di rivedere il Trattato di Dublino che obbliga i Paesi di primo arrivo a dare asilo ai profughi dalle guerre, quando la Cancelliera tedesca Angela Merkel stupì il mondo intero proclamando: “Accoglieremo tutti i siriani!”. Fu un annuncio talmente inatteso da invogliarli tutti a mettersi in marcia, passando dalla Turchia alla Grecia, di…

Meglio un Santo morto che un Papa vivo

A Roma arriva Padre Pio e arrivano anche i fedeli. Il Giubileo è salvo. Non c'è Misericordia senza Santità, dunque. I riti hanno bisogno dei miti. E se, contraddicendo l’adagio, non serve un Papa morto per farne un altro, non si può resuscitare l’attenzione della Chiesa, intesa come comunità di fedeli, senza una santità vera e tangibile come fu quella…

Beppe Grillo, metamorfosi di un anti-politico

Di Roberto Caracci

Sono passati tre anni da quel 10 ottobre del 2012 in cui Beppe Grillo, ultrasessantenne fulgido e grondante come Ulisse appena spiaggiato nell’isola dei Feaci, sbucava sulla riva messinese di Punta Faro, dopo una nuotata di un’ora e 17 minuti, a rischio d’infarto, nelle gelide acque di Scilla e Cariddi. Questo redivivo Garibaldi stile-libero, che andava a colonizzare la Sicilia…

×

Iscriviti alla newsletter