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Non c’è ancora una data per l’ingresso dell’Ucraina in Unione europea, ma i ministri degli Stati membri hanno iniziato a discutere dell’adesione all’interno della due giorni di Consiglio europeo informale, volutamente organizzato in Ucraina come gesto simbolico. Lì si sono confrontati sullo stato di avanzamento del percorso di integrazione europea. La data esatta non c’è, spiega a Formiche.net uno dei presenti, il deputato di FdI Giangiacomo Calovini, in rappresentanza dell’Italia a Leopoli come consigliere con delega agli Affari europei presso il ministero degli Affari europei, Pnrr e Politiche di Coesione.

Una mossa politica

La Presidenza danese, spiega il deputato bresciano di ritorno dalla missione in Ucraina, ha voluto chiudere il semestre con un gesto molto simbolico, perché organizzare una riunione dei ministri in Ucraina in un momento in un particolare come questo è chiaro che voleva “dare un segnale di vicinanza da parte delle istituzioni europee”. E aggiunge: “Fa piacere che erano tutti presenti, ogni Paese dell’Unione europea era rappresentato e abbiamo dibattuto sui progressi dell’Ucraina per poter entrare all’interno dell’Unione europea”. La posizione italiana, osserva, è quella della maggioranza dei Paesi: noi siamo fortemente convinti dell’opportunità che l’Ucraina faccia parte dell’Unione europea ma siamo nel contempo dell’idea che non si possano fare particolari favoritismi nel rispetto di altri Paesi candidati, come ad esempio l’Albania, che ormai sembrerebbe prossima all’ingresso dopo tanti anni di negoziazione e anche nel rispetto delle istituzioni stesse”. La riflessione dell’esponente di FdI si poggia sulla convinzione che l’Unione europea deve rappresentare “un baluardo soprattutto in un momento complicato e difficile come questo e al contempo è abbastanza chiaro che per poterci entrare occorre rispettare tutti i cluster e tutte le regolamentazioni”. Per cui il vertice di Leopoli ha inteso fare un punto simbolico e politico sullo stato di avanzamento da parte di Kiev.

Il ruolo del governo di Roma

In questo senso si inserisce il ruolo del governo italiano, che secondo Calovini è centrale: “Pur trattandosi di un incontro informale di ministri degli affari europei, gli interlocutori si sono soffermati in vari bilaterali e personalmente ho percepito una considerazione davvero consistente nei confronti di Roma e nei confronti del governo italiano per due motivazioni. La prima: l’Italia ha sempre avuto un ruolo molto chiaro e non ha mai fatto mancare un appoggio concreto nei confronti di Kiev. Gli ucraini lo hanno percepito e mi pare che questo appoggio sia stato anche un appoggio sincero. Senza voler fare particolari polemiche, lo dico senza arrivare magari alla postura dei volenterosi che sembrava dovessero mandare le truppe per risolvere tutti i problemi. In secondo luogo – aggiunge – com’era nella nella logica delle cose, ci si è resi conto che senza gli Stati Uniti è complicato poter realmente arrivare a un accordo. Per cui l’Italia è apprezzata perché è sempre stata vicina ma schietta e sincera. Il secondo apprezzamento forte nei confronti di Roma riguarda il fatto che siamo l’unico Paese che in questo momento può parlare con Trump, quindi davvero abbiamo un ruolo molto delicato”.

Si potrebbe ipotizzare una data, anche molto generica, per l’ingresso in Ue di Kyiv? “Al momento no – risponde Calovini – anche perché nei 26 interventi a cui ho assistito nessuno, neanche la controparte Ucraina o a Commissione, ha mai fatto un riferimento temporale. Si tratta comunque di processi lunghi, ma da Leopoli è partito un messaggio politico di vicinanza da parte di tutta l’Europa. Dopodiché bisognerà comprendere quello che accadrà nelle prossime settimane e nei prossimi giorni nel momento in cui parrebbe che qualcosa di concreto forse finalmente si sta realizzando”.

 

Vi racconto il ruolo (delicato) dell'Italia per l'Ucraina. Parla Calovini

Il deputato di FdI presente a Leopoli su delega del ministro Foti ha spiegato a Formiche.net la posizione italiana, in linea a quella della maggioranza dei Paesi: “Noi siamo fortemente convinti dell’opportunità che l’Ucraina faccia parte dell’Unione europea ma siamo nel contempo dell’idea che non si possano fare particolari favoritismi nel rispetto di altri Paesi candidati, come ad esempio l’Albania, che ormai sembrerebbe pronta”

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