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Il primo ad annunciare il possibile collegamento tra gli attentatori che hanno colpito il centro medico per disabili di San Bernardino, in California, e lo Stato islamico, è stato Jim Sciutto, capo corrispondente della CNN per la Sicurezza nazionale (la notizia è stata poi corroborata da numerosi altri media americani). Le sue fonti lo avevano avvisato che la donna, Tashfeen Malik, che con il marito Syed Rizwan Farook ha compiuto la strage, avrebbe scritto su Facebook una sorta di baya, il giuramento di fedeltà al Califfo. Il post, che sarebbe stato pubblicato su FB utilizzando un falso nome di Malik, sarebbe stato postato il giorno stesso della strage, pochi minuti prima. Una circostanza già vista nel caso di Elton Simpson e Nadir Soofi, gli assalitori della mostra di cartoni che ritraevano Maometto, avvenuta a Garland, in maggio: gli attentatori, entrambi uccisi dalla polizia prima di concludere l’attacco, avevano anche loro espresso il giuramento di fedeltà a Khalifa Ibrahim il giorno stesso del gesto.

I LINK DEL MARITO

Contemporaneamente, ieri erano uscite anche notizie più specifiche in merito al collegamento di Farook con elementi legati al mondo jihadista: secondo quanto rivelato dal Los Angeles Times, avrebbe avuto contatti via social media e telefonici con un militante vicino agli Shaabab somali (un gruppo combattente d’affiliazione qaedista) e con un altro elemento della Jabhat al Nusra, l’ala siriana di al Qaeda. Farook, come in molti hanno sottolineato, sembrava l’incarnazione del “sogno americano”: figlio di immigrati pachistani, laureato in California, per poi raggiungere un buon impiego statale con uno stipendio da 70 mila dollari l’anno, l’hobby di aggiustare auto d’epoca. Tutt’altro della povertà e del disagio sociale che alcuni osservatori hanno fatto notare dietro alle ragioni delle radicalizzazioni nelle banlieue parigine, considerate un input per gli attacchi del 13 novembre. Eppure il fascino e l’indottrinamento lo hanno richiamato lo stesso su posizioni estremiste fino al punto di compiere il massacro?

IL RUOLO DELLA DONNA

Alcuni conoscenti hanno raccontato alla CNN che la figura della donna avrebbe avuto un ruolo chiave: l’ortodossia religiosa di Farook sarebbe cambiata dopo il matrimonio; un collega dell’uomo ha dichiarato: «È come se avesse sposato una terrorista». Indossava sempre il niqab, il velo che copre la quasi totalità del volto delle donne, e questo, secondo alcuni conoscenti sentiti dal LATimes era uno dei valori che Farook le riconosceva. Tashfeen Malik è pakistana, ma viveva in Arabia Saudita (alcuni funzionari dell’Fbi sono già partiti per cercare informazioni tra i famigliari di Malik). Era tornata nel paese natale per studiare, nel 2012 si è laureata in farmacia alla Bahauddin Zakariya University di Multan, una delle principali città del Punjab: la zona è considerata un centro di sostegno per i gruppi estremisti jihadisti, tra cui Lashkar-e-Taiba (movimento che ha come obiettivo la creazione di uno stato islamico in Asia meridionale per liberare i musulmani del Kashmir). Anche i contatti pakistani della donna sono al centro delle indagini, con il coinvolgimento delle autorità locali.

DIREZIONE O ISPIRAZIONE?

Rimane tuttavia poco chiara l’esatta motivazione dell’attacco: gli investigatori che hanno parlato con il New York Times in modo anonimo (visto che le indagini sono ancora in corso) per il momento credono in una forma di auto-radicalizzazione, senza collegamenti diretti tra la coppia e i jihadisti siro-iracheni (per il momento le autorità americane dicono che non c’è una rete terroristica più grande, ed è probabile che tengano la questione sotto profilo in attesa di ulteriori prove, per non scatenare la psicosi collettiva). Tuttavia, se non c’è la “direzione” (cuore delle indagini) c’è comunque l’ispirazione legata ai messaggi propagandati dal Califfato. Da capire se dietro a tutto c’è una “guida spirituale” che ha indottrinato i due, sul posto. Oppure si tratta di un episodio di quella che viene definita “self-jihad”. I messaggi diffusi dallo Stato islamico incitano anche in questo senso, e l’Fbi aveva negli ultimi mesi alzato l’allerta su questo genere di “lupi solitari”: i baghdadisti infatti stanno incitando i proseliti (in realtà il gruppo manda input a quello che secondo loro dovrebbe essere “ogni buon musulmano”) ricordando che chi non può compiere il viaggio per unirsi alla guerra nel Califfato, può colpire lo stesso gli infedeli organizzandosi in modo proprio, direttamente da casa. Già in passato, l’imam yemenita di nazionalità americana al Awalaki, qaedista, era stato l’ispiratore di diverse azioni, anche dopo morto (l’ultima volta in luglio, quando a Chattanooga, Tennessee, Mohamed Abdulazeez con il suo Kalashnikov ha ucciso 5 Marines).

LE REAZIONI DAL CALIFFATO

Dalle prime informazioni pare che comunque, a parte la baya della donna, tutti gli altri contatti fossero legati al mondo qaedista, ufficialmente nemico dell’Isis. Nonostante ciò, numerosi account Twitter pro-Califfato hanno celebrato l’attacco, intestandosene la paternità, e minacciando la possibilità di nuovi attentati del genere. Anche la Amaq News Agency, che i funzionari dell’intelligence americana ritengono sia gestita da sostenitori dello Stato islamico, ha rilasciato una dichiarazione affermando che le uccisioni erano stati effettuati da “sostenitori dello Stato islamico “, secondo una traduzione fornita dal SITE Intelligence Group. Però va sottolineato come queste uscite siano una costante vista in diverse altre situazioni, un modo per alzare il livello di attenzione sul gruppo e dunque celebrarne la pericolosità: in molti casi si sono rivelate non veritiere, ed è possibile, ma non certo, che un fatto del genere, avvenuto negli Stati Uniti, possa essere seguito da una comunicazione di rivendicazione più ufficiale; si tratterebbe, in effetti, del più letale attacco ispirato dallo Stato islamico sul suolo americano (finora).

ADDESTRAMENTO E PREMEDITAZIONE

Tra i lati non chiari c’è la preparazione militare dimostrata dai coniugi durante l’attacco, dove un’alta percentuale di colpi sono finiti tristemente a bersaglio. Vero che, negli Stati Uniti, andando in un poligono ci si può addestrare a sparare con qualsiasi arma, ma l’Fbi sfrutta anche questo aspetto per capire se dietro c’è una coordinamento o comunque un training rapido acquisito durante i viaggi in Arabia Saudita o in Pakistan. Altro aspetto gli ordini IED rinvenuti: si tratta di bombe di preparazione artigianali, molti simili a quelle che al Qaeda suggeriva di preparare nella “cucina di casa” attraverso la sua rivista online Inspire (alcune pagine stampate di un recente numero della stessa rivista, sono state ritrovate nell’abitazione della coppia: si spiegava come fare una bomba temporizzata con una palla dell’albero di Natale). È quasi certo che l’addestramento (ovunque ricevuto) e gli armamenti siano segnali di una premeditazione, così come il tentativo di cancellare le proprie “tracce digitali”, asportando l’hard disk del loro computer, distruggendo i telefoni cellulari e usando dei burner-phone durante l’agguato. Questi device elettronici, rappresentato per le autorità che stanno indagando la pista principale per tracciare eventuali collegamenti e ricostruire le motivazione del gesto.

LE VITTIME

Si è parlato molto poco delle persone rimaste uccise durante l’attentato, probabilmente perché le indagini hanno bloccato la scena del crimine e rallentato la diffusione delle identità. Il New York Times ha dedicato un bellissimo articolo ricordando gli «Amici e colleghi [di Farook] che sono morti». La Casa Bianca, scrive The Hill, sta utilizzando la vicenda di San Bernardino come un altro esempio da utilizzare nella battaglia che Barack Obama sta da anni conducendo contro le eccessive libertà nelle vendita di armi. Le indagini stanno infatti dimostrando che tutte le armi utilizzate nell’attacco erano state acquistate legalmente. Ma il Congresso sembra non essere affatto recettivo: appena giovedì, il giorno dopo la strage, i repubblicani al Senato hanno respinto una proposta per impedire la vendita di armi a persone segnalate nelle liste di controllo dell’Fbi. Se si somma l’ampia e facile diffusione di pistole e fucili tra i cittadini statunitensi con gli effetti nefasti della campagne di radicalizzazione “fai da te” promosse dal Califfato, ne esce un mix letale, che trasforma potenzialmente ogni persona in un possibile terrorista. Il Washington Post ha sottolineato che fatti come quello di San Bernardino stanno facendo crescere negli Stati Uniti la xenofobia nei confronti dei musulmani.

Ecco le connessioni tra Isis e i killer di San Bernardino

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