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La notizia delle dimissioni di Farhat Bengdara da presidente della National Oil Corporation (Noc) annunciate il 16 gennaio indicano un forte scossone per il settore petrolifero libico. Nominato nel luglio 2022, Bengdara ha guidato l’azienda in una fase di forte ripresa, portando la produzione di petrolio da 870mila a 1,4 milioni di barili al giorno, e incrementando significativamente anche la produzione di gas e condensati. Tuttavia il suo passo indietro, ufficialmente motivato da gravi problemi di salute, sembra intrecciarsi con accuse di irregolarità e sospetti di gestione opaca.

Fonti riservate suggeriscono che Bengdara fosse coinvolto in operazioni di contrabbando e vendita di petrolio al di fuori dei canali ufficiali della Noc, presumibilmente a vantaggio del clan Haftar e delle sue reti di potere nell’est del Paese. A queste accuse si aggiunge la presunta apertura di conti bancari non regolamentati, alimentando dubbi sulla trasparenza delle sue decisioni e spingendo molti a chiedere un cambio di leadership. Queste tensioni riflettono il più ampio conflitto politico e territoriale che divide la Libia tra amministrazioni rivali e rende il controllo delle risorse petrolifere una posta in gioco centrale.

Nonostante le controversie, il mandato di Bengdara è stato segnato da significativi successi operativi. Oltre all’aumento della produzione, sotto la sua leadership sono stati rilanciati giacimenti chiave come Sharara, El Feel e Al Wafa, inaugurati oltre cinquanta nuovi pozzi e rafforzato la cooperazione con partner internazionali del calibro di Eni, Bp e Repsol. Tuttavia, alcune sue scelte sono state fortemente criticate, come l’assegnazione del progetto di sviluppo del blocco Nc7 nella zona di Hamada, un accordo da cinque miliardi di dollari con un consorzio internazionale comprendente Eni, Total, Adnoc e Tpao. L’accordo, giudicato svantaggioso per la parte libica, è stato oggetto di accuse di irregolarità procedurali, portando il dipartimento di Audit a chiedere una sospensione del progetto.

Con le dimissioni di Bengdara, la leadership della Noc è ora affidata ad interim a Masoud Suleiman, vicepresidente del Consiglio di amministrazione. Tuttavia, l’attenzione è già rivolta alla nomina di un nuovo presidente. Tra i candidati più probabili emerge Mohamed Ben Shatwan, attuale presidente della Agoco, azienda controllata della Noc. Ingegnere petrolifero con oltre trentacinque anni di esperienza, Ben Shatwan ha una reputazione tecnica consolidata e un profilo relativamente neutrale, qualità che potrebbero favorire il dialogo tra le diverse fazioni del Paese.

La crisi di leadership della Noc arriva in un momento particolarmente delicato per la Libia. Mentre il Paese punta a portare la produzione petrolifera a due milioni di barili al giorno entro il 2027, anche grazie ad accordi come quello da 8 miliardi di dollari siglato con Eni, le tensioni interne rischiano di ostacolare questi obiettivi. Il settore petrolifero, che rappresenta il 60% del Pil e il 97% delle entrate statali, rimane al centro delle divisioni politiche e territoriali, ma anche delle speranze di rilancio economico e stabilità.

Le dimissioni di Bengdara non sono solo un cambiamento al vertice della Noc, ma un evento emblematico delle dinamiche di potere che attraversano la Libia. “Le dimissioni di Bengdara da presidente della Noc erano attese poiché egli non è riuscito a bilanciare le pressioni della parte occidentale, rappresentata dal capo del Governo di Unità Nazionale Abdelhamid Dbeibah, e della parte orientale, rappresentata dal comandante dell’Esercito Nazionale Khalifa Haftar. Sebbene Bengdara sia arrivato con un accordo sponsorizzato dagli Emirati Arabi Uniti tra Dbeibah e Haftar, è chiaro che ora non è in grado di conciliare le richieste dei due uomini” è il commento dato a Formiche.net dall’analista libico Ali al-Wardi, il quale sottolinea come le dimissioni di Bengdara arrivino in un contesto complesso, non solo a livello di settore petrolifero, ma anche a livello legale e amministrativo, soprattutto dopo la convocazione dello stesso da parte del Procuratore Generale per alcune irregolarità.

“Il settore petrolifero libico è da tempo al centro di conflitti politici ed economici e la stabilità può essere raggiunta solo attraverso la trasparenza e la responsabilità. È indispensabile che le autorità competenti affrontino la questione senza politicizzarla, con l’obiettivo primario di garantire l’integrità del Noc e il suo ruolo continuo al di fuori delle tensioni politiche. Alla fine, sia che le dimissioni siano avvenute per motivi di salute, come annunciato, o a seguito di altre pressioni, ciò che conta oggi è che il Noc sia in grado di superare senza problemi questa fase e che le eventuali indagini giudiziarie siano considerate in conformità con la legge, lontano da qualsiasi influenza politica che possa ostacolare il corso della giustizia”, asserisce al-Wardi.

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