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Acque più agitate nel credito cooperativo. All’orizzonte non si intravvede ancora quella riforma sollecitata mesi or sono da governo e Banca d’Italia su input della Bce. Anzi, giorno dopo giorno aumenta la confusione sul da farsi e con essa anche il malumore delle stesse banche.

 

CHE COSA SUCCEDE

A gennaio sarà un anno dall’inizio del pressing europeo per la riforma del sistema. Il governo avrebbe dovuto varare già in queste settimane un decreto in grado di recepire una proposta unitaria, o quasi, delle 379 banche cooperative sparse da Nord a Sud. E invece niente. Una bozza di proposta, quella di Federcasse, è stata inviata alle autorità sì, ma è ancora troppo poco il consenso verso il progetto di una holding unica e troppo forte la resistenza di alcuni istituti, come quelli del Nord Est. E tutto è rimasto sulla carta. Il rischio è che si arrivi a fine anno con un nulla di fatto, facendo entrare le Bcc nella terra di nessuno. Quasi una certezza per la verità, visto l’accavallarsi della legge di stabilità, che tiene impegnati governo e parlamento fino a Natale. Servirebbe un miracolo.

UNA RIUNIONE (RISERVATA) PER USCIRE DALL’IMPASSE

Per sbloccare una situazione che rischia di incancrenirsi, domani è in programma alla Camera una riunione a porte chiuse tra una decina di banche e una delegazione della maggioranza, per gran parte deputati dem. Alla riunione, secondo quanto appreso da Formiche.net da alcune fonti, dovrebbero partecipare sia il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, sia il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, in rappresentanza del governo. Quanto alle banche presenti all’incontro riservato, è prevista la presenza delle Bcc più rappresentative di ogni macroarea in Italia, compreso l’istituto più importante, la Banca di credito cooperativo di Roma. Obiettivo dell’incontro, tentare di dare una spallata alla riforma, tentando di trovare finalmente la quadra sul numero di soggetti cui affidare il ruolo di holding.

BANCHE NERVOSE (MAGGIORANZA PURE)

L’iniziativa della Camera però, non sarebbe piaciuta a molte altre banche, seppur più piccole, che compongono la galassia del credito cooperativo. Secondo quanto ricostruito fa Formiche.net infatti, molti istituti avrebbero visto dietro tale iniziativa una sorta di delegittimazione, criticando l’idea di una riunione tra pochi soggetti. Il che non giova affatto a una situazione via via sempre più rovente, con il credito cooperativo letteralmente spaccato tra i fan della holding unica e quelli delle molteplici capigruppo. Ma nel caos della riforma non c’è solo il malumore delle banche. Un certo nervosismo si respira anche tra gli stessi deputati che seguono in prima persona il percorso di riforma, sempre più perplessi di fronte a tale impasse e via via convinti, man mano che la fine dell’anno si avvicina, della difficoltà del traguardo in questione. Stando agli umori raccolti in ambienti vicini al dossier, la sensazione è che il gioco si stia facendo un po’ troppo complicato.

IL GOVERNO STA A GUARDARE (PER ORA)

E il governo? Palazzo Chigi e il Tesoro almeno per il momento rimangono alla finestra, dicono altre fonti, in attesa di sapere se la riunione di domani partorirà l’attesa accelerazione. E tenendo sempre nel cassetto un decreto d’urgenza, per prendere in ogni momento la situazione in mano. Certo, ad oggi qualche velato endorsment non è mancato, come quello di qualche settimana fa in occasione di un convegno al Senato, dove lo stesso Baretta aveva guardato con interesse al progetto presentato da Federcasse, sposando la linea della capogruppo unica. “Dobbiamo evitare che la frantumazione riduca l’impatto positivo: una cosa è un gruppo, un’altra due ma con cinque-sei cambia tutto”, aveva detto in quell’occasione. In questo scenario, però, rimane un punto fermo: la Bce. Francoforte vuole la riforma entro fine anno, inizio 2016 al massimo.

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