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Attenzione attenzione: non brindiamo troppo per la discesa dei tassi e per la risalita del Pil.

Certo, Matteo Renzi sprizza ottimismo e lo diffonde a piene mani, come ieri sera da Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7. Dove ha annunciato la revisione della crescita del Pil per l’anno in corso allo 0,9% nella prossima Legge di Stabilità, che sarà approvata venerdì prossimo dal Consiglio dei ministri. Ma i numeri della finanza pubblica italiana – pur in un contesto non negativo – restano ancora da brividi per le ottuse regole europee.

Ragionamenti da gufi o da rosiconi? Non proprio. Sono invece le conclusioni contenute in un capitolo del ponderoso “Rapporto sulla finanza pubblica italiana“, appena pubblicato come ogni anno dal Mulino e che sarà presentato a Roma il 22 settembre. Qualche maliziosetto renziano dirà che uno degli autori è un economista che in passato è stato consigliere dell’ex ministro Pierluigi Bersani ed era editorialista della precedente versione del quotidiano l’Unità. Ma resta, appunto, una piccola malignità. Perché Fedele De Novellis – autore con Sara Signorini, dell’Università Cattolica di Milano, di uno dei capitoli del Rapporto – è un economista più attento ai numeri e alla società che alle teorie e alle simpatie politiche. Inoltre De Novellis è capo economista del Ref (Ricerche per l’economia e la finanza), un centro studi al di sopra delle parti e dei partiti.

Che cosa dice, tra l’altro, il Rapporto sui conti statali? “La strada non è ancora in discesa”. Perché? Perché “sebbene il quadro sia molto migliorato grazie all’azione della Bce e alle conseguenze favorevoli del QE sull’andamento dello spread”, e sebbene appaia possibile che a Bruxelles inizi a prevalere una lettura più morbida degli obietti di bilancio, “difficilmente per i prossimi anni potremo evitare di puntare a un ulteriore aumento del saldo primario rispetto ai livelli attuali”. Ovvero le entrate dovranno continuare ad essere ancora di molto superiori alle uscite, al netto della spesa per gli interessi sui titoli di Stato.

Tutta colpa dell’asfittica crescita, che non dipende solo da variabili interne, italiane. E poiché “le chance di ripresa dell’economia appaiono ancora soggette a incertezza”, sarà maggiore “l’avanzo primario necessario per conseguire la stabilizzazione del rapporto debito-Pil”. Tanto più che – al di là della regola del ‘ventesimo’ indicata dal Fiscal Compact (l’obiettivo di riduzione del rapporto debito-Pil nella misura di un ventesimo all’anno della distanza del rapporto rispetto alla soglia del 69%, ndr), “non sarà probabilmente sufficiente a mantenere stabile il rapporto debito-Pil, ma ci potrebbe venire richiesto almeno di conseguire una marginale riduzione di tale debito”, gufeggiano De Novellis e Signorini.

Ma la questione debito non appassiona troppo Renzi. Il premier, piuttosto, si è mostrato gongolante per il margine di flessibilità consentito dall’Ue che il prossimo varrà circa 17 miliardi. “Ma non li useremo tutti”, ha detto il premier ganassa.

Renzi, i conti e l'oste

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