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Quante volte siamo entrati in una stanza buia e abbiamo avuto paura? E quante volte è bastato accendere la luce per scoprire che non c’era nessun mostro? È da questa immagine che prende forma una riflessione più ampia sul ruolo della conoscenza nel mondo contemporaneo. La conoscenza, ha ricordato l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea Luca Parmitano, è esattamente questo: l’interruttore che accende la luce e permette di affrontare ciò che non conosciamo senza restarne paralizzati.

Nel 2026, parlare di discipline Stem non significa più soltanto discutere di opportunità di carriera. Significa anche interrogarsi sulla sicurezza nazionale, sulla competitività economica e sull’autonomia strategica. In una parola, sul futuro. È con questa consapevolezza che si è svolto l’evento “Operazione in codice Stem: se non ora quando?”, organizzato da Formiche, in collaborazione con IBM Italia e PwC, e moderato da Flavia Giacobbe, direttore di Formiche e Airpress. Un confronto che ha riunito istituzioni, mondo accademico, industria, Forze armate e studenti delle scuole superiori, attraversando temi che spaziano dalle tecnologie quantistiche all’intelligenza artificiale, fino al gender gap e alle sfide della formazione nell’epoca della guerra cognitiva.

Dalla legge sull’IA ai progetti per la scuola

Sul fronte normativo, il ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Maria Roccella, ha rivendicato l’iniziativa legislativa del governo in materia di intelligenza artificiale, ricordando come “abbiamo fatto una legge sull’intelligenza artificiale, molto ampia, che copre un po’ tutti gli aspetti, tra l’altro persino l’aspetto sui rischi della violenza, sulla manipolazione delle immagini”.

Accanto alla regolazione, però, resta centrale la partita della formazione. Roccella ha richiamato i 24 progetti finanziati dal ministero con 7 milioni di euro, pensati per “mettere in collegamento il sapere universitario con quello dei professori e degli insegnanti”, sottolineando quanto sia fondamentale che questi ultimi abbiano “la capacità di trasmettere il bello della scienza e di essere attrattivi”. Da qui anche l’invito a superare la contrapposizione tra saperi, perché “non esiste questa divaricazione assoluta” tra formazione umanistica e scientifica, e a contrastare il pregiudizio che vuole le materie Stem più difficili o inadatte, soprattutto per le ragazze.

Il quantum come terreno di competizione tra Stati

Lo sguardo strategico si è poi spostato sulle tecnologie quantistiche. Il sottosegretario alla Difesa, Isabella Rauti, ha richiamato le parole del ministro Guido Crosetto per chiarire che “il quantum è un terreno di competizione tra Stati, destinato a ridefinire gli equilibri globali”. Un ambito che garantisce “un vantaggio economico e strategico, ma anche militare e industriale”. In questa cornice si inserisce la Strategia nazionale sul Quantum, presentata a settembre e articolata su cinque pilastri – calcolo, simulazione, comunicazione, sensoristica e scienza di base – che risponde a una necessità precisa: “le tecnologie quantistiche sono diventate una leva di sicurezza nazionale. Incidono sulla protezione delle informazioni, sulla resilienza delle infrastrutture critiche, sulla capacità di deterrenza”. Il coinvolgimento diretto della Difesa, ha spiegato Rauti, discende dalla sua stessa natura: “La Difesa nasce Stem: è Stem per vocazione, è Stem per impiego e quindi anche per destino”. Un’affermazione che riguarda non solo i domini tradizionali – terra, aria e mare – ma anche quelli emergenti: spazio, cyber, underwater e ambiente cognitivo.

Sul versante dell’intelligenza artificiale, Rauti ha ricordato come la legge 132 del 2025 abbia posto l’accento sulla dimensione antropocentrica dell’IA, anticipando la strategia della Difesa sull’intelligenza artificiale che verrà presentata a breve. “L’IA è la sfida regina di tutte quelle tecnologiche, perché abilita e rende operative in modo integrato tutte le tecnologie moderne”, ha spiegato, mettendo però in guardia dai rischi: “Uno dei rischi è la degenerazione degli aspetti creativi e della capacità di giudizio”. Da qui la necessità di “utilizzarla con il governo della stessa, salvaguardando sempre la capacità di giudizio e la creatività”, inserendo anche le discipline umanistiche in quello che Rauti ha definito un vero e proprio “umanesimo tecnologico”.

Le competenze come nuove materie prime e i gap da colmare

Il tema del lavoro è stato al centro dell’intervento di Marta Schifone, membro della commissione Lavoro della Camera e prima firmataria della legge sulla settimana Stem. In un contesto di competizione globale, ha osservato, “le competenze oggi sono un po’ come le materie prime: possono essere considerate degli asset strategici”. Da qui l’esigenza di coltivare i talenti: “Noi dobbiamo coltivare i nostri talenti, non li dobbiamo perdere, non li possiamo esportare”. Il mercato, ha spiegato Schifone, è profondamente cambiato: “Oggi c’è una crisi di offerta. Due aziende su tre ricercano profili e non li trovano”. E sul divario di genere il messaggio è stato netto: “A queste ragazze, quando erano bambine, è stato raccontato ‘Tu non ce la puoi fare’. Voglio dire a tutte le ragazze che voi potete diventare qualunque cosa”.

A supportare questa analisi sono arrivati i dati presentati da Barbara Pontecorvo, partner di PwC. “Il 25% degli studenti sceglie le facoltà Stem. Di questo terzo soltanto il 25% sono donne”, ha ricordato, evidenziando come ciò significhi che “un’azienda che cerca un profilo Stem soltanto una su quattro riesce a trovarlo”. Il paradosso, secondo Pontecorvo, è che “esiste una predisposizione digitale e tecnologica delle ragazze dai 14 anni in poi”, ma poi “non scelgono un percorso Stem, evidentemente la catena virtuosa si ferma” a causa di una “barriera silenziosa, che nasce in un contesto educativo e sociale”. Per questo, ha concluso, “il tema delle pari opportunità non è soltanto di diritti, è un tema strategico di crescita del Paese”, anche perché “i team misti determinano maggiore creatività”.

Una nuova formazione per nuovi lavori

Uno sguardo critico sulla scuola è arrivato da Paola Velardi, docente di Informatica alla Sapienza, che ha accolto positivamente la riforma che introduce informatica e tecnologie a tutti i livelli, ma ha messo in guardia dal rischio di restare sulla carta. “Nel 2014 l’Inghilterra ha varato una riforma simile, rimasta lettera morta per quattro anni perché non si sono spesi soldi per la formazione degli insegnanti”. Sul tema dell’IA, il messaggio rivolto agli studenti non è stato quello di evitarne l’uso, ma di imparare a governarlo. “Se fate domande vague ottenete risposte ovvie e stereotipate. Imparate a fare le domande. Fintanto che noi facciamo le domande, siamo noi che guidiamo il gioco”. Dal mondo delle imprese, Alessandra Santacroce, direttore delle relazioni istituzionali di IBM Italia, ha evidenziato l’accelerazione dell’evoluzione delle nuove tecnologie, dall’IA al Quantum: da una recente ricerca, emerge che nel 2025 il 54% dei Ceo ha aperto posizioni per un ruolo che l’anno precedente non esisteva. Assistiamo ad una trasformazione profonda e continua che cambia anche il modo di lavorare e le competenze richieste. Le competenze chiave, ha spiegato, sono sempre più legate a “AI literacy, etica e competenze umano-centriche: pensiero critico, creatività, capacità di lavorare in gruppo”. Ha anche richiamato la necessità di una formazione continua e di una contaminazione dei saperi per cogliere le opportunità legate alle nuove tecnologie.

La conoscenza come antidoto alla paura

A chiudere il dibattito è tornata la riflessione di Luca Parmitano, astronauta dell’Agenzia spaziale europea, che ha condotto una riflessione sulla conoscenza, rivolta tanto agli studenti quanto agli altri ospiti in sala. “La paura è uno strumento importantissimo. Ma la conoscenza è l’antidoto di ogni paura”. Un antidoto che, spiega l’astronauta, permette a chiunque di “attraversare la vita a testa alta, andando verso il futuro con la consapevolezza di poter contribuire”.

Quantum, IA e gender gap. Perché le competenze Stem sono asset strategici

Dalla sicurezza nazionale alla competitività industriale, passando per l’intelligenza artificiale, le tecnologie quantistiche e il mercato del lavoro. Nel dibattito promosso da Formiche per la settimana delle discipline Stem emerge un filo rosso: la formazione scientifica è ormai una leva di sovranità, resilienza e crescita. Chi c’era e cosa si è detto all’evento “Operazione in codice Stem: se non ora quando?”

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