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Non sarà un endorsement, “ma è certamente una presa di posizione molto più favorevole rispetto al commento pronunciato dal primo ministro d’Israele, Benjiamin Netanyahu, o dai repubblicani al Congresso”. Lo scrive il sito d’informazione religiosa americano Crux, in un articolo a firma di John Allen, vaticanista del Boston Globe. Il riferimento è all’accordo tra comunità internazionale, il cosiddetto 5+1 (con gli Stati Uniti ad avere una posizione di rilievo) e Iran raggiunto in Svizzera lo scorso 2 aprile.

“DIALOGO SPIRITUALE” PER CONVINCERE TEHERAN

Ancora una volta, nota Crux, merita di essere sottolineato il (ritrovato) protagonismo diplomatico della Santa Sede. “Papa Francesco ha un’abbondanza di capitale politico, ora, in virtù dei suoi alti indici di gradimento e di essere percepito come un’autorità morale”. Allen mette l’accento su un aspetto fino a oggi ben poco trattato: il fatto che in Iran l’ultima autorità – in ordine di scala gerarchica – è una personalità del clero, e per arrivare al cuore dei problemi, in un negoziato che possa portare a qualche risultato, è necessario coinvolgere Teheran non solo in termini di realpolitik, ma anche di concetti spirituali. “E nessuno statista occidentale può farlo in modo credibile, ma il Vaticano sì”.

LA VISITA A ROMA DELLA VICEPRESIDENTE IRANIANA

Non è poi un mistero che ci sia affinità tra il cattolicesimo a l’islam sciita. Prova ne sono le cordiali relazioni tra la Repubblica islamica e la Santa Sede, ribadite da ultimo – ma c’erano state anche le lettere scambiate tra Benedetto XVI e Mahmoud Ahmadinejad – nella recente visita della vicepresidente della Repubblica, Shahindokht Molaverdi, in Vaticano, lo scorso febbraio. Il presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia, mons. Vincenzo Paglia, aveva in quell’occasione annunciato che una delegazione iraniana prenderà parte all’Incontro mondiale delle famiglie di Philadelphia del prossimo settembre: “Sono particolarmente lieto che ci sia stato questo incontro, perché non solo la delegazione iraniana mi ha invitato in Iran, ma ha chiesto di poter venire a Philadelphia e io ho subito accettato. La famiglia non è un patrimonio cattolico, è un patrimonio dell’umanità”.

L’ESEMPIO DELLA MEDIAZIONE USA-CUBA

In quell’occasione, Molaverdi aveva anche risposto alle domande su un possibile intervento di mediazione del Papa con gli Stati Uniti, sulla falsa riga di quanto accaduto lo scorso dicembre riguardo il dossier L’Avana-Washington. La vicepresidente aveva sottolineato, con estrema prudenza, che il Pontefice “ha l’abilità di avvicinare i popoli, e attraverso questo magari anche di influenzare i governi”.

I (SERI) PROBLEMI TRA VATICANO E ISLAM SUNNITA

Ben diverse sono le relazioni tra la Santa Sede e l’islam sunnita, mondo più frastagliato e più collaterale alle frange fondamentaliste. Basti considerare che il Grande imam di Al Azhar, considerato una delle autorità più rilevanti nella galassia sunnita nonché “esponente moderato”, da anni ha interrotto ogni forma di dialogo con il Vaticano, dopo che Benedetto XVI condannò il rogo di chiese in Iraq, nel dicembre del 2010. Nonostante i tanti tentativi, messi in campo soprattutto dal Pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso guidato dal cardinale Jean-Louis Tauran, le trattative sono in una situazione di stallo, e niente fa pensare che la svolta sia imminente.

Il ruolo del Vaticano nella mediazione tra Iran e Stati Uniti

Non sarà un endorsement, "ma è certamente una presa di posizione molto più favorevole rispetto al commento pronunciato dal primo ministro d'Israele, Benjiamin Netanyahu, o dai repubblicani al Congresso". Lo scrive il sito d'informazione religiosa americano Crux, in un articolo a firma di John Allen, vaticanista del Boston Globe. Il riferimento è all'accordo tra comunità internazionale, il cosiddetto 5+1 (con…

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