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Con un discorso nella Silicon Valley, il segretario alla Difesa Usa, Ashton Carter, ha annunciato ieri la nuova strategia cyber del Pentagono: “La minaccia cibernetica interessa tutti, istituzioni e individui”, ha detto il numero uno della Difesa americana durante la conferenza annuale alla Stanford University, a Palo Alto, nel cuore del distretto informatico più famoso al mondo.

È il primo aggiornamento del documento da quando fu rilasciato per la prima volta nel 2011, “quattro anni fa”, un tempo “davvero lungo quando si pensa all’evoluzione di Internet”, ha commentato.

Da allora Paesi come la Cina, l’Iran, la Corea del Nord o – come detto proprio ieri da Carter – la Russia, sono stati accusati di aver sferrato attacchi informatici contro aziende (Sony, JP Morgan, Target, Home Depot) e istituzioni americane (Pentagono e addirittura Casa Bianca) moltiplicando i timori degli Usa, che vogliono così correre ai ripari. In parte l’hanno già fatto con l’istituzione di nuova agenzia – il Cyber Threat Intelligence Integration Center – che avrà l’obiettivo di raccogliere i dati raccolti da Fbi, Nsa e Cia e di elaborarli per gestire al meglio una eventuale crisi, ma non è considerato sufficiente da Barack Obama.

I CINQUE PUNTI

Il primo obiettivo contenuto nel testo è lo sviluppo e il mantenimento di una cyber force, nata nel 2013. Per fare questo, il Pentagono costruirà una piattaforma operativa integrata per le operazioni informatiche con lo scopo di valutare anche le capacità della Cyber Mission Force di gestire più situazioni contemporaneamente. Il secondo è la difesa della rete del Dod, il Dipartimento della Difesa: si dovrà abbandonare lo sviluppo di sistemi specifici per costruire una singola architettura di sicurezza informatica più efficace anche nel contrastare i furti di proprietà intellettuale. Il terzo è la maggiore collaborazione tra le altre agenzie, per dimenticare le tensioni e la scarsa efficienza del passato. La quarta parte della strategia informatica richiama la deterrenza, ovvero lo sviluppo di un piano per controllare l’escalation durante un conflitto e per assicurarsi che gli Stati Uniti non restino indietro nella corsa agli armamenti virtuali. L’ultimo punto prevede una più stretta collaborazione con gli alleati stranieri, al fine di sviluppare le capacità nel comune ambiente digitale.

PENTAGONO E SILICON VALLEY, COSÌ VICINI COSÌ LONTANI

Uno dei punti cardine della nuova strategia informatica prevede la creazione di legami più forti tra il DoD e la Silicon Valley attraverso alcune iniziative: la realizzazione della Defense Innovation Unit Experimental, ad esempio, un ufficio permanente che servirà come condotto tra il mondo tecnologico californiano e il Pentagono, con il duplice obiettivo di scambiare le tecnologie emergenti e innovative e sviluppare rapporti diretti tra imprese Hi-Tech e DoD. Si tratta, tuttavia, di un traguardo non facile.

Il 13 febbraio scorso, segno di un clima teso, sempre alla Stanford University la Casa Bianca aveva organizzato un vertice sulla cybersicurezza e la protezione dei consumatori. L’appuntamento è stato disertato da molti dei volti più noti del mondo delle nuove tecnologie: da Mark Zuckerberg (Facebook) a Marissa Mayer (Yahoo!), da Larry Page a Erich Schmidt (Google). Il timore dei big della Rete è che il governo possa controllare sempre maggiormente il web e dunque la vita dei cittadini americani, facendo perdere loro la fiducia nei servizi offerti dalle aziende.

UNA NUOVA STRATEGIA

Ma Pentagono e Casa Bianca non sembrano voler arretrare. La strategia di difesa di Washington, aveva già scritto Formiche.net, non prescinderà più dalla tutela del suo spazio cibernetico. La miriade di attacchi condotti in questi mesi ai danni di aziende e istituzioni statunitensi ha reso chiaro, anche ai non addetti ai lavori, che il web rappresenta uno dei terreni più significativi delle nuove guerre asimmetriche e come tale va protetto. La concezione di cyber-spazio di Carter è quella di un terreno trasversale, che a differenza di quattro ambiti come terra, mare, aria e spazio, non ha confini definiti, ma abbraccia diversi settori strategici.

Gli schemi del passato non valgono più. Un attacco cibernetico può avere conseguenze devastanti anche nel mondo fisico. E Carter è convinto che la chiave per affrontare le sfide cibernetiche attuali in continua evoluzione sia l’innovazione, oggi conseguita principalmente dalle imprese private.

Durante la Guerra Fredda, il Pentagono ha sviluppato tecnologie che sono state successivamente adottate dal settore privato, come Internet, la microelettronica e il Gps. Oggi assistiamo a un’inversione di tendenza, che gli Stati Uniti non vogliono lasciarsi sfuggire, dicono gli addetti ai lavori.

Usa, ecco la nuova cyber strategy del Pentagono

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