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Se sul piano della Difesa il fronte euro atlantico resta ancora per Roma un indiscutibile punto di riferimento, la strategia economica del governo Renzi sembra invece orientata a collocare la Penisola in una sorta di equidistanza fra Stati Uniti e Cina. Nelle relazioni con Washington – come spiegato dal premier nel suo recentissimo viaggio alla Casa Bianca – Palazzo Chigi punta a convincere i propri partner europei della bontà di un trattato commerciale come il Ttip; con Pechino, invece, l’Italia è sempre più parte integrante del progetto di una nuova Via della Seta, un corridoio infrastrutturale che colleghi il gigante asiatico al Vecchio continente e ha da poco aderito come membro fondatore all’Asian Investment Bank voluta dalla Repubblica Popolare. Quali vantaggi e soprattutto quali rischi comporta questa strategia?

L’ANALISI DI GALIETTI

Secondo l’analista Francesco Galietti, ceo della società di consulenza Policy Sonar, Renzi non inventa nulla. “In epoca moderna l’Italia è stato lo swing state per eccellenza, oscillando tra una politica commerciale atlantica e una industriale orientata alla Mittleuropa“. Oggi la situazione non è poi così diversa. Durante la visita il presidente del Consiglio ha ribadito la sua propensione al modello americano, ma al tempo stesso nel suo mandato la Penisola ha accolto “investimenti cinesi in settori strategici” (Cdp Reti, per citarne uno), oltre a flirtare economicamente anche con la Russia di Vladimir Putin, isolata dall’Occidente a causa della crisi ucraina.

UN LABORATORIO SINO-RUSSO?

Non sono pochi gli osservatori, Galietti compreso, a porsi però alcuni interrogativi: Roma sta forse diventando “il laboratorio di un gigantesco esperimento sino-russo che coinvolge due potenze regionali desiderose di ridimensionare l’egemonia degli Usa?“. E se così fosse, qual è il ruolo dell’Italia? Di semplice antenna europea di quei Paesi, in un futuro destinato ad essere più multipolare? O di ventre molle del continente, da riempire di denaro, comprando opzioni al ribasso sulla disgregazione dell’Europa?

LA SCOMMESSA ITALIANA

A questi quesiti non c’è risposta per il momento. Quel che è certo, spiegano gli esperti, è che la strategia di Palazzo Chigi rappresenta un gioco ad alto tasso di azzardo. “Il duplice approccio dell’Italia, rassicurante con gli Stati Uniti mentre accoglie i soldi cinesi – prosegue l’analista – potrebbe essere un colpo da maestro di rischio calcolato, con il valore aggiunto di porre il Paese in posizione di intermediario fondamentale“. Ma potrebbe anche durare poco o, peggio, essere un salto nel buio.

Usa o Cina? La (rischiosa) scommessa dell'Italia

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