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Secondo alcune fonti citate da Reuters in un articolo di Mariam Karouny, i leader della Jabhat al Nusra, affiliazione qaedista ufficiale in Siria, sarebbero sul punto di lasciare al Qaeda e creare un’entità indipendente e non jihadista, che avrà come scopo prioritario rovesciare il governo del presidente Bashar Assad.

In base alle rivelazioni dell’agenzia britannica, il Qatar (paese “vicino” ad al Nusra), starebbe spingendo molto per “il salto”, che permetterebbe a Doha di aiutare il gruppo – o meglio, di farlo senza la segretezza dovuta all’affiliazione di JN al link del terrore. I qatarioti non hanno commentato, ma è ovvio pensare che, in questo modo, il Paese potrebbe aumentare la propria influenza sulla vicenda siriana, utilizzando la forza militare di al Nusra, come “arma diplomatica” – circostanza che rafforzerebbe il Qatar anche a livello geopolitico regionale.

Non si sa quanto ci sia di vero nello scoop di Reuters: non che l’agenzia non goda di buona reputazione, ma gli affari mediorientali in questo momento sono pieni di false notizie, propaganda, trappole e buchi giornalistici. In molti ritengono lo split inverosimile, altri sostengono che al Sham Muzamjer (una delle fonti rivelate da Reuters) sia già noto nel mondo del jihad per le sue dichiarazioni inaffidabili.

Ciò che è sicuramente vero, è il corteggiamento del Qatar – e di altri Stati del Golfo. Da tempo gli uomini dei servizi segreti di Doha (e non solo) si muovono in territorio siriano per incontrare i leader di al Nusra. Negli ultimi mesi ci sarebbero stati diversi colloqui, tra questi anche almeno uno con Abu Mohammed al Goulani, il capo del gruppo qaedista siriano: incontri che avevano lo scopo di convincerlo a lasciare al Qaeda; in cambio, promesse di aiuti (economici) e supporto (logistico e militare). Altro aspetto, riguarda la linea adottata da Nusra nell’ultimo periodo: JN ha chiesto (o imposto, in alcuni casi) il disarmo a diversi gruppi minori non-jihadisti nel nord della Siria, annettendosi i territori da questi controllati – la scorsa settimana ha costretto alla dissoluzione Harakat al Hazm, un gruppo moderato della zona di Aleppo, di non secondaria importanza e che era l’unica brigata di ribelli ad avere un aperto legame di collaborazione con gli Stati Uniti. Il consolidamento delle aree controllate nella Siria settentrionale, secondo alcuni, può essere un passaggio atto a spianare la strada alla nuova entità non-qaedista, che in quelle zone vorrebbe creare la propria base principale.

Il re-brand di al Nusra, favorirebbe al Qatar un qualcosa di simile al sostegno che gli Stati Uniti stanno dando ad alcuni gruppi organizzati di ribelli “moderati”: passaggio necessario con cui Doha di scalvarebbe l’ostacolo giuridico sugli aiuti, legato al fatto che il gruppo siriano è inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dallo United Nations Security Council.

Secondo quanto rivelato dalle fonti di Reuters, la nuova entità combattente, avrebbe come scopo anche la guerra al Califfato – che attualmente è già nemico giurato di al Nusra. In Siria, prima dell’inizio dei bombardamenti della Coalizione internazionale, lo Stato Islamico (che è più forte di JN) aveva sottratto territorio e uomini al gruppo qaedista, costringendo molti comandanti alla clandestinità, per evitare di cadere nelle imboscate dell’IS. Tendenza che dopo l’inizio dei raid, si è un po’ invertita: e ora, con gli aiuti dal Golfo, JN potrebbe diventare davvero considerevole.

Alcune di quelle fonti citate, dicono che il passaggio sarebbe imminente, ma vincolato alla decisione del consiglio della Shura di Nusra – massima assise del gruppo, all’interno della quale (sempre stando alle fonti Reuters) ci sarebbero divisioni sull’eventuale split. Goulani, uomo pragmatico, starebbe pressando gli altri notabili, proponendo che la nuova entità sia frutto dell’alleanza tra Nusra e Jaysh al-Muhajereen wel Ansar, un gruppo jihadista più piccolo composto da combattenti locali e stranieri e guidato da un comandante ceceno. Sul tavolo, ci sarebbero parecchi vantaggi, chiaro: e la realpolitik di Goulani sembrerebbe volerli sfruttare – almeno secondo Reuters.

Quello che non è chiaro, al di là della veridicità delle fonti, è come sia possibile che l’ideologia del “gruppo post-Nusra”, possa essere tanto diversa da quella attuale. Molti dei comandanti hanno combattuto in Afghanistan e sono vicini al capo di al Qaeda Ayman al Zawahiri; lo stesso Goulani viene dall’esperienza di Al Qaeda in Iraq – condivisa con il Califfo Baghdadi. Una vita passata a combattere per il jihad, non si cancella tanto facilmente: anche se il pragmatismo, in questo periodo, sembra che tutto possa.

@danemblog

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