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La vicenda delle elezioni regionali in Veneto – ma non solo in Veneto – sta ponendo in evidenza un insieme di questioni politiche che concernono nella sostanza la natura della nuova Lega di Salvini e, di conseguenza, il rapporto con i soggetti politici che si richiamano al Partito popolare europeo.

Si tratta di un groviglio di problemi posti in evidenza dalla manifestazione romana di Matteo Salvini, dal Consiglio federale della Lega Nord e dalle decisioni che dovranno essere in conclusione assunte, sia da chi – come Silvio Berlusconi – si richiama al Partito popolare europeo in una logica di coalizione di centro destra, sia da chi – come Area popolare – sembra richiamarsi al Ppe anche in una logica di sostanziale incompatibilità con la nuova evoluzione nazionale del leghista Matteo Salvini.

Questo groviglio concerne sostanzialmente due questioni. La prima è relativa alla sostanziale identificazione della nuova Lega con la destra o anche con un centrodestra che la ritenga in qualche modo componibile con una alternativa di governo a Matteo Renzi nella quale la componente di centro non può certamente l’attuale evoluzione della Lega di Salvini. Si tratta pertanto di una questione che concerne innanzitutto l’identità stessa della Lega che dovrà essere definita nel corso dei prossimi giorni e non soltanto in Veneto.

La seconda è a sua volta relativa al rapporto che si deve ancora definire tra una generica affermazione di appartenenza al Partito popolare europeo e gli schieramenti di governo italiani ai quali appartenere. Nella concreta esperienza di situazioni nazionali fortemente partecipi della natura del Ppe abbiamo infatti esempi molto rilevanti di una appartenenza contemporanea ai governi nazionali – come nel rilevantissimo caso della Repubblica federale tedesca – da parte di partiti appartenenti al Ppe con partiti – pur sempre alternativi – facenti capo ai socialisti europei.

Affermare pertanto – come nel caso di Matteo Salvini – di vedere una eventualità di appartenenza a una coalizione comune con Forza Italia ma non con Area popolare, proprio perché questa è oggi in un governo presieduto da un esponente di rilievo del socialismo europeo, significa che vi è una sorta di radicale necessità di una posizione politica di estraneità al governo anche al fine della costituzione di alleanze politiche regionali. E non si capisce come si possano contemperare federalismo istituzionale e alleanze politiche anche regionali.

Queste due fondamentali ambiguità costituiscono parte del molto complesso e tormentato processo di costruzione di una alternativa di governo a Matteo Renzi.
Qualora si consideri che quella di Renzi costituisce una sorta di una nuova centralità di centrosinistra, occorre capire se chi parla di alternativa popolare intende o no costruire allo stesso tempo un’alternativa di governo a Matteo Renzi e una chiusura radicale a chi dovesse definirsi di destra e non di centrodestra, come fanno ritenere talune – molto significative – presenze organiche alla manifestazione di Matteo Salvini in Piazza del Popolo.

L’intreccio di queste due questioni conduce pertanto a una significativa e compiuta definizione anche della natura di una alternativa popolare: prevalentemente liberal-democratica ma comunque aperta ad alleanze di centrodestra, o alternativa di governo a Matteo Renzi ma – sull’esempio di Chirac e di Sarkozy – rigidamente chiusa ad una definitiva trasformazione in senso totalmente lepenista di Matteo Salvini?
Sono queste le due questioni di fondo che tormentano oggi l’intera area politica originariamente costruita da Silvio Berlusconi nella logica di una vocazione maggioritaria che aveva trovato il proprio punto di conclusione nel predellino del Pdl.

Smembrato pertanto il Pdl – nel senso sia di Matteo Salvini sia di Angelino Alfano – occorre pertanto capire se vi sono le condizioni politiche e istituzionali – a partire dalla legge elettorale – che consentano di immaginare la prossima campagna elettorale come una vera e propria campagna nella quale si confrontano due alternative di governo, l’una di centrosinistra e l’altra di centrodestra, o immaginare – come oggi appare più probabile – una campagna elettorale nella quale vi è una sola vera e propria proposta di governo – quella di Matteo Renzi – di fronte alla quale vi è una pluralità di identità significative – a partire dai 5 Stelle – nessuna delle quali sia peraltro idonea a costruire una vera e propria proposta di governo.

La Lega Nord, Salvini e l'alternativa popolare

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