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Da una recente indagine di Pagnoncelli-Ipsos usciva un’Italia divisa in tre quanto a preferenze politiche. Da una parte i “tutelati”, o per le caratteristiche delle loro entrate finanziarie (pensionati, dipendenti pubblici) o per il loro livello d’istruzione…(laureati o persone con alti titoli di studio). I “tutelati” sono decisamente più vicini al Pd rispetto alla media nazionale (mi è sembrato di vederli tutti in piazza del Popolo il giorno della manifestazione per l’Europa). Il secondo gruppo è quello di chi invece sente tutte le scosse e le turbolenze dei mercati (operai, autonomi, commercianti, partite Iva, lavoratori nelle piccole e medie imprese, lavoratori precari).

Questo è molto più vicino ai partiti di destra della media nazionale. Infine le persone con redditi più bassi e i disoccupati che votano Cinque Stelle molto più della media nazionale (probabilmente perché sperano nel ritorno di un reddito di cittadinanza più robusto dell’attuale reddito d’inclusione).
Questi dati di sintesi spiegano molto e sono l’effetto di un sistema economico globale dove il ritmo tumultuoso del progresso tecnologico associato al commercio globale aumenta progressivamente il gap tra alte e basse qualifiche aumentando le diseguaglianze interne ai paesi che indeboliscono la fiducia nelle istituzioni ed alimentano populismi e complottismi.

I dati pubblicati dall’Istat qualche giorno fa evidenziano come il problema persiste con una quota elevata di italiani a rischio povertà. Il dato più impressionante esposto è però proprio la forbice dei redditi familiari netti tra lavoro dipendente ed autonomi che si allarga progressivamente. Nell’arco di 20 anni (dal 2003 al 2023) gli autonomi perdono il 30 percento rispetto ai lavoratori dipendenti in un contesto dove, come sappiamo, anche a livello medio nazionale il nostro paese è fanalino di coda in termini di dinamica dei redditi reali in tutta Europa.

Un libro edito di recente da Donzelli di Raffale Brancati e Carlo Carboni ha il suggestivo titolo di “verso la piena sottoccupazione”. Nell’era della “peste demografica” nei prossimi anni entreranno nel mercato del lavoro tre giovani ogni 10 baby boomer che andranno in pensione. La disoccupazione scomparirà (è già scomparsa al nord dove il mismatch ha creato decine di migliaia di posti vacanti) lasciando però vaste sacche di lavoro povero.
Il tema della stabilità e resistenza agli shock di un mondo sempre più rischioso e della difesa e crescita dei salari reali per la parte non tutelata del Paese resterà il problema economico (e politico) più importante in Italia nei prossimi anni.

Salari reali, cosa succederà in Italia nei prossimi anni. L'analisi di Becchetti

La disoccupazione scomparirà lasciando però vaste sacche di lavoro povero. Il tema della stabilità e resistenza agli shock di un mondo sempre più rischioso e della difesa e crescita dei salari reali per la parte non tutelata del Paese, resterà dunque il problema economico (e politico) più importante in Italia nei prossimi anni

Musk - X

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