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Non poteva certo mancare l’ambizione nel piano industriale di Intesa Sanpaolo. Difficile, d’altronde, quando si parla della prima banca italiana. Carlo Messina, al timone di Ca’ de Sass da quasi 13 anni, ha ufficialmente aperto la stagione dei bilanci 2025 e delle strategie per il futuro. Un anno, il 2026, che si preannuncia forse più delicato di quello precedente o, se non altro, più ricco di incognite. Un conflitto, quello in Ucraina, ancora lontano dall’essere chiuso, le mire americane sulla Groenlandia, la guerra commerciale sempre pronta a fare capolino e il nuovo corso della Federal Reserve, non appena Jerome Powell avrà passato il testimone a Kevin Warsh.

Di tutto questo, almeno per il momento, Intesa non sembra risentirne granché. Lo dicono innanzitutto i numeri, quelli di un piano industriale che guarda al 2029, ancora una volta nel segno dell’accelerazione. E dunque, dopo aver chiuso l’esercizio 2025 con un utile netto pari a 9,3 miliardi (+7,6%) e con risultati superiori agli obiettivi, la banca torinese ha messo a terra il nuovo piano quadriennale, promettendo 50 miliardi di euro agli azionisti, tra dividendi cash e buyback e prevedendo un risultato in crescita a oltre 11,5 miliardi nel 2029, con un return to equity (che misura la capacità di un’azienda di remunerare il capitale) al 22%, e mantenendo al contempo un’elevata patrimonializzazione con un obiettivo di common equity tier 1 ratio superiore al 12,5%. Previsto un payout ratio al 95% per ciascun anno, di cui 75% da dividendi cash e 20% da buyback.

L’obiettivo di breve termine, quello cioè per l’anno in corso, resta 10 miliardi di utile, in ulteriore sprint rispetto al 2025. Prospettive sostenute essenzialmente dalla crescita dei ricavi, trainati principalmente dalle commissioni e dal risultato dell’attività assicurativa, con interessi netti in aumento anche grazie all’hedging sulle poste a vista e alla crescita dei volumi. Quanto ai costi, sono previsti stabili, mentre sarà significativa la riduzione degli accantonamenti e, a fronte di un aumento della tassazione (dovuto alla Legge di bilancio italiana) e di tributi e altri oneri riguardanti il sistema bancario e assicurativo, la banca pagherà, come detto poc’anzi, ai soci il 95% dell’utile.

Non è finita. Intesa, il cui titolo in Borsa non si è particolarmente scaldato, prevede investimenti pari a 5,1 miliardi nell’arco del piano di cui 4,6 miliardi per tecnologia e crescita. Prevista l’estensione della piattaforma tecnologica digitale cloud-native isytech, che si stima porti entro fine piano a circa il 100% degli applicativi cloud-based dal 64% del 2025, con un risparmio di costi pari a circa 380 milioni a regime. Quanto alla banca digitale Isybank, punta ad acquisire un milione di nuovi clienti entro il 2029, con un aumento del numero di clienti a oltre 2 milioni.

Sul fronte del personale, ci sarà un’accelerazione del ricambio generazionale senza impatti sociali, con una riduzione di circa 6.100 persone del gruppo entro il 2029, e connessi risparmi di costi pari a circa 570 milioni a regime. Ciò a seguito di circa 12.400 uscite (di cui circa 9.750 in Italia per uscite volontarie, incluso il turnover naturale e circa 2.650 uscite nette per turnover naturale nelle controllate internazionali) e circa 6.300 assunzioni di giovani in Italia entro il 2030.

La filosofia di fondo, insomma, è sempre la stessa, instillata da Messina negli anni. Una banca meno dipendente dai tassi, più orientata ai servizi e alla gestione del risparmio, con una struttura dei costi sotto controllo e una forte capacità di remunerare il capitale. A questo si affianca la bancassicurazione, in particolare nei rami danni e protezione, considerata più stabile lungo il ciclo economico rispetto al credito tradizionale. Non solo. La riduzione dei costi e gli investimenti tecnologici diventeranno ancora più centrali in una fase di crescita moderata dei ricavi.

Di sicuro, come chiarito dallo stesso Messina, incontrando gli analisti, Intesa rimarrà play maker nella finanza di peso. In Italia “siamo già un chiaro leader, e qualunque tipo di M&A che può avvenire non cambierà la nostra solida leadership nel Paese, saremo i leader e potremo attrarre sempre più consulenti e private banker. Ci vorranno anni per far emergere nel contesto nazionale un concorrente per Intesa”. E c’è stato spazio anche per qualche considerazione sullo stato di salute dell’economia italiana. La quale “è resiliente e questo conferma la forza del Paese. I solidi fondamentali dell’Italia supportano la resilienza dell’economia, il Pil italiano è previsto in crescita annuale dello 0,7% nell’orizzonte del piano di impresa di Intesa”. Avanti tutta.

Intesa punta a utili per 10 miliardi. E corre su tecnologia e dividendi

L’istituto guidato dal ceo Carlo Messina apre la stagione dei bilanci e delle strategie industriali. Nel 2025 risultato netto a 9,3 miliardi, ora l’obiettivo è 10 miliardi a fine anno. Tecnologia e servizi al centro, per una banca meno dipendente dal costo del denaro. Agli azionisti cedole per 50 miliardi

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