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Con il passaggio da un modello di visione passiva della tv generalista ad un modello di visione “partecipativa” in cui l’utente sceglie il contenuto da vedere, strumenti di “autotutela” potrebbero sostituire l’approccio “paternalistico” di controllo pubblico degli editori.

A sostenerlo è stato oggi il Presidente dell’Accademia Italiana del Codice di Internet (IAIC), Alberto Gambino, insieme ad uno dei componenti del consiglio direttivo, il professore Francesco Graziadei, durante una audizione alla Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei Deputati nell’ambito di un’indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici e in occasione del Safer Internet Day.

LA DELEGA ALL’UTENTE

“Dal passaggio da un modello di visione passiva della tv generalista ad un modello di visione “partecipativa” in cui l’utente sceglie il contenuto da vedere, sembra poter discendere una “delega” all’utente stesso di alcune funzioni di protezione del consumatore storicamente affidate in modo un po’ “paternalistico” alla regolamentazione e controllo pubblico sugli editori dei mass media”, ha sottolineato Gambino. “In buona sostanza il compito del legislatore/regolatore potrebbe evolversi in quello di mettere in mano all’utente dei buoni ed efficaci strumenti di autotutela”.

I NUOVI SOGGETTI

Passando ai nuovi soggetti e alle nuove fasi della distribuzione di contenuti, Gambino ha considerato che “i soggetti diversi dagli editori tradizionali che operino anche in ambiente digitale spesso non sono fonte di informazione primaria ma semplicemente aggregatori”.
“Con riferimento alla responsabilità per la violazione di diritti sulle opere dell’ingegno, difatti, la recente giurisprudenza, superando orientamenti di senso opposto, sembra escludere che l’attività di organizzazione dei contenuti su una piattaforma di UGC, anche se accompagnata dallo sfruttamento pubblicitario, possa costituire il presupposto per una responsabilità editoriale sugli stessi da parte dell’intermediario se questo non abbia effettuato oltre all’organizzazione anche la “selezione” (non automatica ovviamente ma discrezionale) dei contenuti caricati”.

Gli aggregatori di servizi audiovisivi, sono “degli abilitatori tecnici dell’accesso ai contenuti, il cui impatto sul pluralismo è quello che può avere ciascun mezzo tecnico di accesso ai contenuti. La gestione del mezzo tecnico, dunque, sarà rilevante qualora il mezzo sia una risorsa scarsa o quando l’accesso possa essere gestito in modo discrezionale, secondo i criteri del diritto della concorrenza”.

LA RACCOLTA PUBBLICITARIA

Il professore Gambino ha infine sottolineato come gli operatori di internet, pur svolgendo attività di abilitazione all’accesso di contenuti editoriali a terzi “competono con questi ultimi sul piano della raccolta pubblicitaria, semplicemente perché la loro “rete” è un mezzo sul quale può anche transitare della pubblicità, come i link sponsorizzati nella schermata di una pagina di ricerca”.

Ed è in questo senso che essi “concorrono dal lato dell’offerta di spazi sullo stesso mercato di altri fornitori di servizi internet, anche informativi, ma non dei diversi servizi di media audiovisivi, posto che la raccolta su internet, allo stato del dibattito, è ritenuta non sostituibile dal lato della domanda con la raccolta su altri mezzi (targeting, possibilità di feedback, profilazione etc.)”.

Tutte le proposte dell’Accademia Italiana del Codice di Internet

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