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Mullah Abdul Rauf, secondo diversi analisti e stante alle parole pronunciate in un messaggio audio qualche tempo fa dal portavoce dello Stato Islamico al Adnani, era un pezzo grosso della Shura del Khorasan ─ l’entità filo-IS che si è creata a cavallo tra Afghanistan e Pakistan.

Stante alle notizie diffuse da fonti della sicurezza locale e riportate su vari media internazionali, Abdul Rauf sarebbe stato ucciso oggi da un attacco aereo da parte di un drone statunitense. Un colpo di rilievo per gli USA, che vanno a ferire alla testa la locale branca dello Stato Islamico, neanche un mese dopo la formazione, e poche settimane dopo la benedizione del Califfo (per bocca di quell’audio del portavoce Adnani).

La Shura del Khorasan non ha avuto pace fin dalla sua formazione. Secondo fonti dell’agenzia Pajhwok citate dall’Ansa, a fine gennaio proprio Abdul Rauf era stato arrestato con 45 uomini al seguito dai talebani. I Taliban non riconoscono l’autorità del Califfo ─ in quanto vedono nella loro guida spirituale, il Mullah Omar, il ruolo di “Amīr al-Muʾminīn”, ossia il comandante dei credenti. Tra IS e Taliban è in corso una guerra ideologica, analoga a quella tra Califfato e Al-Qaeda, che fino all’arresto di Rauf si era combattuta solo verbalmente.

Rauf, conosciuto col nome di “Khadim”, poi è stato evidentemente rilasciato, dato che i missili del drone lo hanno colto durante uno spostamento in macchina: insieme a lui ci sarebbero state altre 5 persone, forse guardie del corpo o forse altri notabili ─ si sa solo che quattro erano pakistani, secondo quanto detto dal vice governatore della provincia meridionale di Helmand alla CNN.

L’uomo era un ex comandante talebano molto noto, catturato dagli Stati Uniti, detenuto a Guantanamo, poi liberato e fatto rientrare in Afghanistan, dopo che aveva convinto gli analisti del Pentagono sulla bontà del suo progetto di aprire un fattoria ─ una volta arrivato a Kabul, era rapidamente sfuggito ai domiciliari alla volta del Pakistan.

Per diversi osservatori, il ruolo di Rauf era soprattutto quello di reclutare nuove forze. Il Washington Post lo aveva definito «l’ombrosa figura di reclutamento per lo Stato islamico in Afghanistan», il New York Times aveva scritto che grazie a lui l’IS era riuscito a stabilire una cellula viva e operativa in Afghanistan ─ non è cosa da poco, visto la situazione del paese, la presenza militare americana e le avversità dei talebani. Nel 2011 Newsweek inserì il suo nome tra quelli dei più pericolosi guerriglieri talebani tra Af/Pk.

Un altro uomo di Gitmo, un altro uomo rilasciato da un carcere speciale americano e tornato al mondo del jihad. La sola discontinuità, il periodo della detenzione, che per molti rappresenta un fase di nuova radicalizzazione o di organizzazione ─ è il caso proprio dello Stato Islamico a Camp Bucca.

Ora “Khadim” è stato eliminato, pochi giorni dopo essere stato arrestato dai talebani: chissà se le fonti locali che hanno permesso all’intelligence americana di individuarlo, non abbiano ragionato nel segno de “il nemico del mio nemico è mio amico”? In fondo, della sua uccisione, i talebani non avranno di certo pianto. Ma probabilmente è solo una coincidenza.

Quello che è sicuro, è che la campagna di drone strike su cui il presidente Obama ha basato da diverso tempo gran parte della lotta al terrorismo globale, continua a martellare (dall’inizio dell’anno ci sono stati già altri nove raid tra Yemen, Pakistan e Somalia) e spesso, in questi ultimi periodi, si sta rivelando utile anche contro le succursali del Califfo.

@danemblog

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