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E’ quasi straordinario l’ammontare di mala informazione sulle caratteristiche della manovra economica del premier.

Colpisce l’assenza di attenzione sulla assoluta mancanza di maggiori investimenti pubblici, largamente intesi (includendo cioè l’investimento nell’università e le spese per stipendi dei ricercatori), in questa manovra. Nel momento in cui in una Germania in difficoltà seria si riapre il dibattito sul sostegno alla domanda interna, indovinate come si penserebbe (se mai) di farlo in quei lidi? Non tramite minori tasse à la Renzi, ma tramite maggiori investimenti pubblici, che stimolano non solo la domanda di beni alle imprese (cosa che i tedeschi capiscono, ma poco), ma migliorano anche la competitività e la produttività del sistema privato tedesco (cosa che capiscono eccome, basterà ricordarsi di cosa fecero i tedeschi dell’Ovest per rimettere in piedi i cugini dell’Est dal 1990 in poi). Si prepara una nuova guerra con i tedeschi: dopo quella persa sulle riforme dieci anni fa, vuoi vedere che perderemo anche quella sugli investimenti pubblici, essenziali oggi?

La battaglia che Renzi perderà la perderà per la sua ossessione sui consumi, che ormai si è intestardito a stimolare con risultati che già adesso possiamo definire non di successo (bonus fiscale). E’ una battaglia che ha anche un interessante ulteriore parallelismo con i tedeschi. Questi ultimi criticano Mario Draghi anche perché con i suoi bassi (a loro avviso) tassi d’interesse spinti dalla BCE deprime i risparmi tedeschi per la vecchiaia. Renzi si interessa poco al risparmio: anzi lo tassa attaccando sia i fondi pensione che il TFR, con una noncuranza per una vecchiaia serena della platea coinvolta che mi sgomenta.

Né i tedeschi né i renziani hanno ragione. In questa crisi, risparmi tedeschi e consumi italiani ripartono con la ripartenza dei redditi e non viceversa. Ma almeno una cosa i tedeschi la stanno capendo, lo ripeto: che gli investimenti pubblici, e non le minori tasse, sono essenziali per far ripartire i redditi.

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Vi spiego il vero errore di Renzi in politica economica

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