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Un verdetto che apparentemente fa calare il sipario sullo scontro fra toghe nel Palazzo di Giustizia di Milano. Ma che contiene elementi potenzialmente deflagranti per gli storici equilibri nella più importante Procura d’Italia. E coinvolge le lotte e i rapporti di forza politico-giudiziari nella magistratura associata.

Respinto il ricorso di Robledo

Così può riassumersi il voto con cui l’assemblea plenaria del CSM ha archiviato l’esposto presentato a marzo dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo contro il capo dell’ufficio Edmondo Bruti Liberati, riguardo presunte gravi irregolarità nella gestione dei fascicoli investigativi e processuali.

Tra le contestazioni, lo “scippo” delle indagini sul Rubygate a favore della responsabile della Direzione distrettuale anti-mafia Ilda Boccassini. E il “temporeggiamento” nell’iscrizione dell’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni nel registro delle persone indagate in merito all’ipotetico pagamento di mazzette ad opera dei vertici dell’ospedale San Raffaele. Oltre a quello del presidente della Provincia di Milano Guido Podestà per la vicenda delle false firme a supporto del “listino” del Popolo della libertà in occasione del voto regionale del 2010.

Scelte che agli occhi del numero due della Procura riflettevano una valutazione discrezionale, “politica” più che giurisdizionale, da parte di Bruti Liberati.

Responsabilità disciplinari?

La vittoria di Bruti Liberati è apparente, secondo gli addetti ai lavori. I giudici di Palazzo dei Marescialli hanno infatti trasmesso al Pg della Corte di Cassazione Gianfranco Ciani, titolare del potere di azione disciplinare verso i giudici, gli atti concernenti il comportamento di entrambe le toghe su due vicende delicate e controverse.

I casi SEA ed EXPO

I rilievi formulati dai membri del Consiglio superiore della magistratura sono relativi a inchieste di grande impatto mediatico e politico. La prima contestazione coinvolge la presunta turbativa d’asta compiuta nella vendita della SEA, la società del comune di Milano che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate. Bruti Liberati avrebbe “lasciato il fascicolo in cassaforte” mentre Robledo sarebbe “rimasto inerte per diversi mesi omettendo ogni interlocuzione con il proprio superiore”.

La seconda obiezione critica tocca le attività investigative e gli accertamenti sulla presunta “cupola” affaristica trasversale creata per l’assegnazione di appalti per Expo 2015 in cambio di tangenti. Al vice-procuratore viene attribuito un doppio pedinamento effettuato nei confronti di uno degli indagati con indebita sovrapposizione del lavoro della polizia giudiziaria. E la messa a repentaglio della segretezza dell’inchiesta proprio a causa del ricorso che ha dato avvio all’istruttoria del CSM.

Al centro delle valutazioni disciplinari potrebbero rientrare poi i presunti accertamenti svolti della Guardia di Finanza sul conto di Robledo. Episodio da lui denunciato e al quale Bruti non diede seguito.

Nessun cenno al Rubygate

È del tutto scomparso nella trasmissione dei fascicoli al Pg della Cassazione ogni riferimento all’attribuzione, da parte del Procuratore capo di Milano, dei fascicoli sulla vicenda Rubygate a Boccassini e Pietro Forno. E che aveva rappresentato la causa scatenante dello scontro al Palazzo di Giustizia.

Appena una settimana fa la 7ª Commissione di Palazzo dei Marescialli, competente per l’organizzazione e il funzionamento degli uffici giudiziari, aveva approvato un documento in cui spiegava che “Bruti Liberati avrebbe dovuto motivare le ragioni della scelta”. Ma in vista del voto finale del plenum tale menzione è sparita tra i possibili rilievi disciplinari.

Una lettera decisiva?

A giocare un ruolo rilevante nel cambiamento della proposta sarebbe stata la lettera trasmessa mercoledì dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano al vice-presidente del CSM Michele Vietti. Testo nel quale il Quirinale richiamava il forte ruolo di coordinamento, direzione, assegnazione delle attività investigative e processuali conferito ai capi delle procure dalla riforma dell’ordinamento giudiziario realizzata nel 2004 dal governo Berlusconi.

Argomentazioni condivise e riprese dal Nicolò Zanon, consigliere  “laico” di centro-destra nell’organo di auto-governo delle toghe, che si era spinto oltre. Parlando di “sacrosanto principio della gerarchia nell’organizzazione degli uffici, che non può essere gettato al mare in nome dei contrasti tra le correnti della magistratura”.

Un colpo di scena trasversale

Il giurista scelto dal Parlamento su proposta del Popolo della libertà si era reso inoltre protagonista di un’iniziativa clamorosa considerando gli steccati che hanno cristallizzato il pianeta giustizia.

Assieme al consigliere togato indipendente Nello Nappi – fino a pochi mesi fa figura di spicco del gruppo progressista di Magistratura democratica – Zanon aveva richiesto l’avvio del trasferimento d’ufficio per Robledo, che a suo avviso puntava soltanto a screditare Bruti.

E nello stesso tempo aveva difeso le scelte compiute dal procuratore capo, spiegando che “i criteri organizzativi degli uffici giudiziari sono derogabili da chi li guida, per ragioni di speditezza delle indagini o di opportunità”.

La posizione delle “toghe moderate”

Radicalmente contraria la valutazione espressa da Antonello Racanelli, capofila nel CSM della corrente “moderata” di Magistratura indipendente, allergica agli orientamenti ideologici e al giustizialismo militante.

Accusando Bruti Liberati di “evidenti e ingiustificate violazioni delle regole organizzative della Procura che alimentano dubbi sull’imparziale esercizio del suo ruolo”, il rappresentante di MI aveva invocato la riapertura dell’istruttoria.

Correnti divise sulle mozioni

L’assemblea del Consiglio superiore si è trovata pertanto a scegliere fra tre proposte nettamente distinte, per molti versi conflittuali. A prevalere è stata la prima, il cui relatore Mariano Sciacca – esponente del gruppo centrista di Unità per la Costituzione che è alleato di ferro di MD nel governo dell’ANM – riteneva “discutibili alcune scelte effettuate da Bruti ma non tali da far dubitare della sua imparzialità e correttezza, visto che l’obiettivo fissato dal procuratore di una conclusione rapida ed efficace delle indagini è stato raggiunto”.

La delibera è stata votata da un’ampia maggioranza – 16 Sì – comprendente il vice-presidente Vietti, i rappresentanti di Unicost e MD, il togato indipendente Paolo Corder, i “laici” di centro-destra Annibale Marini e del PD Glauco Giostra.

Il documento Nappi-Zanon ha ottenuto l’adesione dei suoi proponenti, ed è stato respinto. Mentre la relazione di minoranza a firma Racanelli ha conquistato 5 consensi: l’intero gruppo di Magistratura Indipendente e il consigliere scelto dalla Lega Nord Ettore Albertoni.

Funzioni a rischio

Ma non è questo l’epilogo di una storia che, come nel più imprevedibile dei thriller, riserva colpi di scena. La parte finale della mozione approvata a Palazzo dei Marescialli prevede la trasmissione degli atti alla 5ª Commissione del Consiglio, competente per il conferimento degli incarichi direttivi negli uffici giudiziari. Alla quale spetta la proposta di riconfermare o meno Bruti Liberati e Robledo nei rispettivi ruoli.

Per ora è escluso l’avvio di procedure di trasferimento per i due magistrati. Si tratta esclusivamente di una rigorosa valutazione dei loro comportamenti, in vista di un delicato dossier di nomine che toccherà al prossimo CSM governare.

Un appuntamento cruciale

Il mandato del procuratore capo scadrà a luglio. Negli stessi giorni è in programma il voto per il rinnovo del Consiglio superiore. Tornata che potrebbe costituire uno spartiacque negli equilibri fino ad oggi predominanti tra le correnti delle toghe.

Un panorama sempre più magmatico e in fermento, nel quale Magistratura indipendente punta a rovesciare per la prima volta l’egemonia dei movimenti di centro-sinistra nell’organo di auto-governo.

È molto probabile che l’eco, le ripercussioni, il preludio della battaglia per la “conquista di Palazzo dei Marescialli” – cruciale per la scelta dei responsabili delle procure italiane – abbiano raggiunto con largo anticipo le mura del Palazzo di Giustizia di Milano.

L’incognita finale

E se pure Bruti Liberati riuscisse a strappare la riconferma, potrebbe presentarsi sulla sua strada un ostacolo insormontabile. Perché a breve entrerà in vigore la norma, prevista nel progetto di riforma governativa della burocrazia, riguardante la pensione obbligatoria a 70 anni per tutti i funzionari pubblici, magistrati compresi. In tal caso il procuratore capo, che ha già superato il traguardo anagrafico, sarebbe obbligato a rinunciare.

Perché Bruti Liberati e Robledo ora rischiano il posto

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