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È ormai consolidata prassi, nel giornalismo italiano, collegare notizie giudiziarie su eventi passati, magari correlandoli – in chiave retroscenistica (e ben poco notiziosa) – a decisioni aziendali e istituzionali in fieri.

Partendo dalle anticipazioni di alcuni giornali come l’Espresso e il Corriere della Sera, i media stanno dando ampio spazio a un’indagine della procura di Milano per una presunta tangente da 2,4 milioni di euro che sarebbe stata versata da Finmeccanica allo studio dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti. “Quella parcella, secondo la tesi dell’accusa – si legge sul settimanale -, sarebbe stato il prezzo per ottenere il via libera dell’allora ministro all’operazione Drs, un’azienda americana comprata nel 2008 per cinque miliardi di dollari” da Piazza Monte Grappa.

Fin qui i fatti o, meglio, le accuse. Detto ciò, è più che superfluo sottolineare la legittimità dell’inchiesta della magistratura, che deve fare il suo corso; ancora più scontato che nessuno, meglio degli inquirenti e degli avvocati, abbia gli strumenti per entrare nel merito della vicenda e appurarne gli aspetti meno superficiali, per addebitarne con certezza le responsabilità.

Va però evidenziato allo stesso modo – rilevano maliziosamente non pochi osservatori – come alcune reazioni giornalistiche, che tendono a enfatizzare in modo netto e inconfutabile questo nesso (tutto da dimostrare) tra la vicenda che riguarderebbe lo studio Tremonti e Drs, diano vita a un battage mediatico che finisce per influenzare (inconsapevolmente?) la serenità e quindi l’operato dei suddetti magistrati in un momento non casuale.

Gli effetti di questa inchiesta, infatti – ed è qui il collegamento con le decisioni in fieri – si faranno sentire non solo su quanto accaduto in passato, ma anche su scelte delicate per gli assetti futuri di Finmeccanica, che proprio in questi mesi, sotto la guida del nuovo amministratore delegato, Mauro Moretti, pensa a come valorizzare (e dunque forse dismettere) l’asset americano.

Non solo. Alcune tesi, basandosi su dei cabli di Wikileaks ripresi su Twitter da Stefania Maurizi, uno dei massimi esperti italiani dell’organizzazione, si intrecciano in modo poco chiaro con il dossier F-35, che vede un Pd in balia delle onde protestarie, pacifiste e antimilitariste, oltre a quello Ansaldo Sts, che si decide proprio in questi giorni. Un caso?

 

 

Tremonti, Drs e i collegamenti pindarici

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