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Un luogo simbolo di un massacro, la presenza dei ministri dell’Ue, l’assonanza politica di un sostegno che si è nel tempo allargato, andando dai profili militari a quelli umanitari, passando per il sociale e anche per la cultura. Bucha, quattro anni dopo, non smette di sanguinare: per questa ragione l’Ue ha voluto dare un segnale. Dopo la manifestazione di commemorazione per la strage che causò 73 morti civili (oltre a 105 altri omicidi), la riunione informale dei ministeri degli Esteri dell’Unione europea che si è tenuta a Kyiv ha voluto segnare un punto, fondamentale e non scontato: non sarà il troppo tempo trascorso a combattere che potrà scalfire il sostegno europeo alla causa ucraina. Per questa ragione da un lato l’accertamento delle responsabilità della Federazione russa per i crimini perpetrati contro l’Ucraina non potrà venire meno, e dall’altro andrà rafforzato l’operato della Commissione per le compensazioni e del Tribunale speciale per i crimini commessi contro l’Ucraina.

L’Ue e l’Ucraina: un sostegno incrollabile

Non c’è un passo indietro da parte dell’Ue, come ha detto esplicitamente l’Alto rappresentante Kaja Kallas che ha stimolato i presenti a fare quadrato: nella dichiarazione congiunta, infatti, i presenti hanno sottolineato l’impegno a garantire piena responsabilità per i crimini di guerra e gli altri crimini gravi legati all’aggressione russa, accogliendo con favore i progressi compiuti in seno al Consiglio d’Europa. Al contempo hanno espresso sostegno all’indagine della Corte penale internazionale e hanno invitato tutti gli Stati a collaborare pienamente, nella consapevolezza che “la responsabilizzazione è un elemento integrante di una pace globale, giusta e duratura”: ovvero anticamera all’incrollabile sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti. Dopo il tour che lo ha portato nella penisola arabica, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (che nel rendere omaggio alla memoria degli ucraini morti nel massacro di Bucha ha sottolineato che “tutti hanno visto l’orrore della Russia e la sua aggressione”) ha proseguito il suo percorso di difesa, colpendo tre infrastrutture chiave per le esportazioni di petrolio greggio russo: in sostanza Kyiv mira a limitare i profitti di Mosca derivanti dall’impennata dei prezzi del petrolio.

Obiettivo pace giusta

L’obiettivo deve continuare ad essere quello della pace giusta, ha detto il ministro degli esteri Antonio Tajani da Bucha, per questa ragione Roma proseguirà nel fare pressione su Putin “affinché venga a più miti consigli e comprenda che un’aggressione a un Paese vicino è inaccettabile”. Ma come far cambiare idea a Mosca? Il titolare della Farnesina cita le sanzioni e tutte le iniziative che sono state prese, a cui andranno sommate “l’unità e la fermezza dell’Ue” e così rivolgere a Putin questo messaggio: “Non pretendere cose che non può pretendere, territori che non ha neanche conquistato”. L’auspicio inoltre è che la mediazione americana possa servire a raggiungere l’obiettivo di una pace giusta. “Noi naturalmente sosteniamo tutte le iniziative di pace, ma siamo qui per testimoniare che l’Italia è vicina all’Ucraina”, anche se poi ha aggiunto che è difficile negoziare con Putin perché evidentemente “non vuole la pace, spera di vincere una guerra che però non riesce a vincere”. Per cui siamo dinanzi a “perdite umane senza risultati”, ad una “carneficina che non serve a nessuno”. Tajani ha poi proseguito la sua giornata incontrando gli imprenditori italiani e alcuni funzionari italiani nelle organizzazioni internazionali.

Il ruolo culturale dell’Italia

Infine a Leopoli, in occasione della Seconda Conferenza sulla Cultura Ucraina “Cooperazione per la Resilienza”, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli ha confermato che l’Italia resta al fianco dell’Ucraina nella protezione del suo straordinario patrimonio culturale e nella valorizzazione dei suoi talenti artistici durante la guerra. “Avrà un ruolo di primo piano nella ricostruzione delle istituzioni culturali nella regione di Odessa”. Inoltre le autorità ucraine verranno affiancate da quelle italiane nella rigenerazione delle istituzioni culturali locali. “Numerosi luoghi simbolo della città verranno ristrutturati e restituiti al popolo ucraino come fari di memoria e di vita sociale – ha assicurato Giuli – Il nostro supporto si estende anche al settore audiovisivo, con l’adesione, dal 2023, al Fondo europeo di solidarietà per i film ucraini”.

(Foto: Kallas on X)

Bucha quattro anni dopo. Così l’Ue ribadisce il sostegno a Kyiv

Non c’è un passo indietro da parte dell’Ue, come ha detto esplicitamente l’Alto rappresentante Kaja Kallas che ha stimolato i presenti a fare quadrato. Anche la cultura ha un ruolo, con il ministro Giuli a Leopoli. Nel frattempo droni ucraini colpiscono tre infrastrutture chiave per le esportazioni di petrolio greggio russo: Kyiv mira a limitare i profitti di Mosca derivanti dall’impennata dei prezzi del petrolio

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