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È un giorno piuttosto fortunato per DeepSeek. Non solo festeggia il fatto di aver superato 50 miliardi di valutazione grazie al primo round di finanziamenti. La startup cinese viene anche risparmiata dagli Stati Uniti, che rinunciano a inserirla all’interno della loro blacklist. E il motivo può essere solo presupposto.

Facciamo un passo indietro. Lo scorso anno, DeepSeek era finita all’interno della Entity List del Dipartimento del Commercio, un elenco di aziende rivali considerate una minaccia per la sicurezza nazionale, a cui Washington blocca l’esportazione dei propri beni, software o qualsiasi tipo di tecnologia. Insieme a DeepSeek c’erano anche un altro centinaio di società cinesi, tra cui CXMT. Tutte alla fine sono state risparmiate. Come scrive Reuters, infatti, è da ottobre che la lista non viene più aggiornata. Mai era passato tanto tempo da un inserimento all’altro da dieci anni a questa parte. Eppure, come raccontano alcuni funzionari all’agenzia di stampa britannica, gli elenchi sono stati aggiornati dai comitati abilitati a farlo. Solo che non sono stati pubblicati, restando fermi a mesi fa.

Spiegare la ragione non è facile. DeepSeek, così come tante altre società, sono considerate un potenziale pericolo per gli Stati Uniti. Tanto per fare un esempio: Anthropic aveva segnalato un tentativo di trafugamento del suo modello Claude da parte di DeepSeek e altri due laboratori tecnologici cinesi. Si possono dunque avanzare ipotesi sul perché sia scampata alla mannaia del Dipartimento del Commercio, provare a unire i punti, ma si rimane sempre nel campo della teoria. Ci sono tuttavia due elementi che devono essere presi in considerazione.

La prima è la lentezza dell’amministrazione guidata da Donald Trump nel prendere decisioni. O meglio nel tramutarle in qualcosa di pratico. Un esempio arriva proprio dalla tecnologia. Quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha dismesso gran parte delle strutture ideate da Je Biden. Tra cui un regolamento per l’accesso ai chip di intelligenza artificiale prodotti negli Stati Uniti, un altro modo per controllare che le esportazioni finissero nelle giuste mani. Trump ha promesso una nuova normativa, ma fin qui non l’ha mai pubblicata. Di fatto, Washington non ha un regolamento chiaro in questo senso. Ed è proprio nella zona grigia che nascono i problemi, con qualcuno che potrebbe approfittarne per ottenere tecnologia americana.

L’altro elemento da tenere a mente è il momento storico. Stati Uniti e Cina sono in aperta competizione per dominare la partita dell’IA, giocata senza troppe esclusione di colpi. Ciononostante, l’ultimo incontro tra Trump e Xi Jinping ha sancito una sorta di patto implicito, se così è giusto chiamarlo. Le due superpotenze rimarranno rivali, ma la competizione deve essere proficua, volta allo sviluppo di tutti. Per questo il mancato inserimento di DeepSeek potrebbe essere un modo per allentare la tensione ed evitare pericolose escalation. Un po’ quello che ha cercato di fare Jeffrey Kessler, sottosegretario al Commercio per l’industria e la sicurezza, dalla fine dell’anno scorso. Proprio quando l’elenco ha smesso di aggiornarsi. Almeno finora.

Perché DeepSeek non è stata inserita nella blacklist degli Usa

Nonostante i rischi legati alla sicurezza nazionale, la startup cinese e un altro centinaio di aziende connazionali sono state risparmiate. Nessuna di loro è presente nella Entity List del Dipartimento del Commercio, che non viene aggiornata da ottobre. Dietro potrebbe esserci la lentezza di Washington nel mettere in pratica le decisioni prese. Oppure la volontà di non andare allo scontro con Pechino

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