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Una lettera di intenti firmata digitalmente da entrambe le parti, con il successivo invio della foto per conferma. Non si tratta di un contratto qualsiasi, siglato con la comune procedura di questi tempi, ma dell’accordo più importante degli ultimi decenni tra gli Stati Uniti e l’Iran.

Un’intesa che potrebbe porre fine alla guerra in Medio Oriente che ha trascinato in questi mesi il mondo intero, dal punto di vista geopolitico, economico e sociale.

La firma elettronica del memorandum con i 14 punti dell’accordo, mercoledì sera, è stata confermata da due funzionari del governo americano all’emittente Nbc News. Anche il presidente Donald Trump, all’uscita dal palazzo di Versailles in Francia ha dichiarato: “L’ho già firmato, firmato qui a Versailles. Ora”. Il capo della Casa Bianca camminava verso l’auto accompagnato dal presidente francese Emmanuel Macron.

Non ci sono chiarimenti sulle differenze tra l’accordo firmato domenica e questo documento, firmato digitalmente da Trump, mercoledì sera.

Resta però la firma in persona, che si attende per venerdì, in una cerimonia del viaggio del vicepresidente JD Vance in Svizzera.

Così Trump ha firmato (a distanza) il memorandum con gli iraniani

Una firma digitale, poi inviata in foto. L’accordo tra Teheran e Washington, riassunto in 14 punti, è stato siglato a distanza. Ma manca ancora un passaggio importante…

Vi spiego la sfida teologica dietro il Memorandum Usa-Iran. L'analisi di Cristiano

Trump tenta di sostituire la logica dello scontro tra Bene e Male con quella del primato economico, mettendo in crisi la teologia del “Dio degli eserciti”: il nemico diventa negoziabile e integrabile, con effetti sul mondo evangelicale e sulle scelte di Teheran, sospese fra ideologia e pragmatismo. L’analisi di Riccardo Cristiano

Ecco l’accordo dimenticato che può rilanciare la sicurezza del continente. Scrive Nones

L’Accordo Quadro firmato a Farnborough nel 2000 è finito ai margini del dibattito europeo, oscurato dall’evoluzione delle politiche Ue sulla difesa. Eppure, di fronte alle difficoltà dell’integrazione militare, alla Brexit e al mutato contesto geopolitico, quel modello potrebbe offrire una base concreta per rilanciare la cooperazione tra i principali Paesi europei. Con una governance rafforzata, un mercato più integrato e programmi condivisi, l’obiettivo sarebbe costruire capacità comuni senza attendere nuove riforme dei Trattati. La riflessione di Michele Nones, vice presidente dell’Istituto affari internazionali

La Fed parte piano. E tende (per ora) la mano a Trump

L’esordio di Warsh alla guida della Banca centrale americana si risolve con una conferma degli attuali tassi. Il che evita subito una collisione con Trump, ma la stretta monetaria è comunque vicina

La rinascita con il petrolio? L’accordo di Repsol in Venezuela

Nonostante i debiti con lo Stato venezuelano, la petrolifera spagnola produce ancora circa 45.000 barili di greggio al giorno nel Paese sudamericano. Il principale centro delle operazioni è nella zona Petroquiriquire, ma una nuova intesa permetterà l’esplorazione in altre regioni (anche in cooperazione con l’Italia)

Fra ex-Jugoslavia e Ucraina post-sovietica. Quale futuro per l'integrazione europea?

Di Paolo Serpi

Prima di guardare a Kyiv, l’Unione europea dovrebbe colmare il vuoto geopolitico ancora aperto nei Balcani. Solo un’integrazione regionale di quell’area può evitare una debolezza strutturale destinata a pesare sul futuro del continente. Il commento di Paolo Serpi, ex ambasciatore e professore di “History and Analysis of International Crisis” presso l’Università Lumsa

Dieci anni dal referendum su Brexit. Il bilancio di Angiolillo

La traiettoria che prenderà un possibile riavvicinamento tra Regno Unito ed Europa dipenderà certamente dagli accadimenti futuri e da una serie di fattori sia esogeni che endogeni. L’evoluzione del contesto internazionale e degli equilibri geo-politici e geo-economici, in primo luogo. Ma anche dal dibattito interno e dall’esito che nei prossimi anni avranno le scadenze elettorali. L’analisi di Mario Angiolillo

Intesa tra Fincantieri e Republikorp per la cantieristica militare indonesiana

L’intesa tra Fincantieri e Republikorp apre una nuova fase della cooperazione navale tra Italia e Indonesia, con l’obiettivo di costruire in loco unità militari avanzate e rafforzare la base industriale del Paese. La partnership punta a unire cantieristica, trasferimento tecnologico e formazione, dentro una strategia di lungo periodo che lega capacità operative, sviluppo locale e presenza industriale nel mercato asiatico

Algoritmi che insegnano a pensare, una prima risposta concreta. L'idea di Caligiuri

Di Marco Iannacone

Da almeno quindici anni, quando uno studente deve fare una ricerca, il copione è lo stesso: apre Wikipedia, copia, incolla, consegna. L’intelligenza artificiale generativa rischia di essere lo stesso meccanismo elevato all’ennesima potenza: non serve più nemmeno scegliere quale paragrafo copiare, perché l’algoritmo scrive già tutto, su misura, pronto per essere consegnato. Come si fa, in pratica, a costruire un algoritmo che vada nella direzione opposta? La riflessione di Marco Iannacone

ChatGPT si prepara a sbarcare al Pentagono dopo l’uscita di Anthropic

ChatGPT è ormai vicino all’ingresso ufficiale su GenAI.mil, la piattaforma della difesa americana che impiega l’intelligenza artificiale generativa. L’avanzata di OpenAI coincide con il ridimensionamento di Anthropic, che in tribunale dà battaglia per non essere messa al bando negli appalti governativi. Nel frattempo, rimangono i dubbi sulla natura degli impegni presi da Sam Altman con il Pentagono

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