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Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna ha un’autostrada davanti a sé. Non la percorrerà con la sua ormai arcinota Seat Ibiza, bensì con un camper. Lungo il tragitto che lo condurrà alla scontata vittoria alle elezioni regionali del 23 novembre, il candidato del centrosinistra potrà guidare in estrema tranquillità, libero da avversari in grado di contrastarlo.

Il candidato della ditta vestito da renziano
La corsa più impegnativa Bonaccini l’ha già fatta. E’ stata quella del 28 settembre alle primarie del Pd vinte contro Roberto Balzani, l’ex sindaco di Forlì che ha osato sfidare l’apparato strappando un discreto 39,07%. Superato l’ostacolo, pressoché risolta la grana giudiziara (la Procura di Bologna ha subito chiesto l’archiviazione dall’accusa di peculato nell’inchiesta sulle spese pazze in consiglio regionale), Bonaccini è destinato a raccogliere la pesante eredità di Vasco Errani e diventare il prossimo presidente di Regione. Pur essendo stato tra i primi ex Ds a salire sul carro di Matteo Renzi, il candidato del Pd resta un uomo del partito che viene dalla ditta bersaniana; fedele e diligente funzionario, testato nel classico cursus honorum, è partito poco più che ventenne come assessore alla Cultura a Campogalliano di Modena, fino ad arrivare alla guida della segreteria regionale del Pd e alla poltrona in segreteria nazionale. D’altronde, non ha mai avuto una propria professione al di fuori della politica, è sempre stato a disposizione del partito e ha saputo attendere il suo turno. Che adesso, all’età di 47 anni, è finalmente arrivato.

Il centrodestra gioca per perdere
In Emilia-Romagna è sempre stato così. Il centrodestra ha sempre corso per perdere in Regione. Non che avesse avuto chissà quali possibilità di vincere, ma non ci ha nemmeno provato. E questo per un semplice motivo: a Silvio Berlusconi di quella terra rossa come il Sangiovese non gliene è mai importato un fico secco. Prova ne è la coalizione in frantumi e già sconfitta in partenza che si presenterà alle prossime elezioni, con le squadre decise appena quaranta giorni prima del voto. Fuori Ncd e Udc, che andranno in solitaria con una lista autonoma, quindi alleanza a tre tra Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, e candidato presidente regalato al Carroccio, l’unico partito veramente disposto a spendersi perché in crescita nei sondaggi.

L’aspirante governatore è un giovane amministratore leghista, Alan Fabbri, 36 anni, sindaco di Bondeno, comune del Ferrarese. Peccato che stessi vertici azzurri locali abbiano candidamente annunciato che non si strapperanno le vesti per sostenerlo. Berlusconi, inoltre, ha acconsentito a questa candidatura nonostante Fabbri si sia presentato al suo cospetto con la barba non rasata, il codino e l’orecchino. Tuttavia, ha ragionato l’ex Cavaliere sempre inflessibile sull’immagine, si deve candidare in Emilia-Romagna, quindi va bene ugualmente.
Dal canto loro, Ncd e Udc, dato l’ostracismo leghista e forzista, correranno con una lista comune ribattezzata Emilia-Romagna Popolare con candidato presidente Alessandro Rondoni. Cinquantaquattro anni, Rondoni è un giornalista cattolico vicino a Cl, già consigliere comunale a Forlì, città nella quale cinque anni fa, da candidato sindaco, ha costretto per la prima volta al ballottaggio il Pd, che all’epoca schierava proprio Balzani.

Ciò che resta dei 5 Stelle
Le politiche del 2012 e quel 30% accarezzato lungo la via Emilia sono solo un lontano ricordo. Il Movimento 5 Stelle arriva alle elezioni regionali falcidiato da espulsioni e divisioni interne, tanto da poter ambire al massimo al secondo posto in una gara a parte col centrodestra. Dopo le clamorose espulsioni di Valentino Tavolazzi, Giovanni Favia e Federica Salsi, è arrivata anche quella di Andrea Defranceschi, consigliere regionale uscente, cacciato per la condanna dalla Corte dei Conti sulle interviste a pagamento con le tv locali. Già la mancata ricandidatura di Defranceschi alle primarie aveva creato una sommossa, con un gruppo di parlamentari – guidati dalla riminese Giulia Sarti – pronti a boicottare la campagna elettorale. Così appare sempre più isolata la corsa di Giulia Gibertoni, la 38enne modenese che con soli 266 voti ha vinto le regionarie. A complicare le cose, ci si mette pure la lista Liberi Cittadini che punta su Maurizio Mazzanti, 52 anni, un progetto politico dietro al quale ci sono diversi ex grillini tra cui gli stessi Favia e Salsi e la senatrice Adele Gambaro.
Chiude il cerchio, per ora, l’Altra Emilia-Romagna, lista nata dall’esperienza di Tsipras alle europee, ma in questo caso Sel, rimasta in alleanza col Pd. La candidata è Cristina Quintavalla.

Ecco come andranno le Regionali in Emilia Romagna

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