Finlandia e Norvegia riaprono un canale con il Cremlino, confermando il sostegno a Kyiv e specificando di parlare a nome proprio, non dell’Europa. Ma Putin non arretra sul Donbas e accusa Ue e Nato, mentre Copenaghen denuncia una frattura nel fronte europeo
Esteri
Pezeshkian vola a Mosca. Dialoghi a tutto gas anche con il Qatar
La visita del presidente iraniano in Russia intreccia cooperazione strategica, ambizioni multipolari e diplomazia regionale. L’incontro con l’emiro del Qatar rivela una partita più complessa della contrapposizione tra blocchi
Pyongyang mette i cannoni in vetrina. Come leggere questo segnale
La Corea del Nord mostra la propria artiglieria a ridosso del confine con il Sud, in quello che viene letto come un segnale di forza con cui Pyongyang ribadisce la propria politica di confine. E mette in guardia Seoul dal rischio di aggravare le tensioni
Il dopo Vučić deve essere l'Ue. La traiettoria di Belgrado per sfuggire a Mosca e Pechino secondo Onori
La Serbia degli studenti sfida gli equilibri costruiti in oltre un decennio di potere di Aleksandar Vučić e riapre la partita sul futuro europeo dei Balcani. Per Federica Onori (Azione), il voto esprime una domanda di democrazia che i partiti tradizionali non hanno saputo intercettare. Ma la svolta non è ancora compiuta: tra riforme istituzionali da realizzare e legami strategici con Mosca e Pechino, Bruxelles è chiamata a trasformare questa finestra politica in un’occasione concreta di avvicinamento all’Unione
Perché il posto di Italia ed Europa è al fianco di Taiwan. Parla Menia (da Taipei)
“Taiwan è un presidio di modernità, valori comuni di diritti e democrazia, resistenza e resilienza, straordinaria capacità produttiva globale nei semiconduttori, impegnata nelle grandi sfide dell AI, ma soprattutto frontiera della libertà. L’Italia non può che esserle al fianco”, dice a Formiche.net Roberto Menia (FdI), raggiunto telefonicamente a Taipei, dove partecipa alla Conferenza annuale del Formosa Club 2026
Il paradosso Castro nella partita tra Washington e L’Avana. Scrive Vecchioni
Il mandato d’arresto contro Raúl Castro riapre il nodo tra giustizia e diplomazia nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba. Washington potrebbe aver bisogno della sua influenza per favorire una transizione negoziata, mentre L’Avana valuta aperture economiche senza rinunciare al monopolio politico. Tra canali familiari, interessi militari e obiettivi ancora distanti, resta da capire quale cambiamento le due parti siano disposte ad accettare. L’analisi di Domenico Vecchioni, già ambasciatore d’Italia a Cuba
Dalla difesa al commercio, perché le Filippine vogliono rafforzare i rapporti con l’Italia. Parla la ministra Lazaro
La ministra degli Esteri Maria Theresa P. Lazaro, in un’intervista con Formiche.net, chiede un dialogo politico più intenso con Roma e una maggiore cooperazione nella difesa. Mentre Manila gestisce la competizione con la Cina, il crescente ruolo europeo nell’Indo-Pacifico e le proprie ambizioni diplomatiche
India e Stati Uniti, quando la pressione non basta più. Scrive Cossu
Washington cerca di ricomporre le tensioni con Nuova Delhi, ma il riavvicinamento non è una svolta strategica: è il riconoscimento del peso crescente dell’India, una potenza che vuole cooperare con gli Stati Uniti senza rinunciare alla propria autonomia e a un’agenda globale. L’analisi di Alberto Cossu
Materie prime critiche, così l'Ue si avvicina ai modelli di Washington e Tokyo
Il Parlamento europeo propone un’agenzia capace di investire direttamente nelle aziende minerarie, seguendo gli esempi di Stati Uniti e Giappone. Dietro l’iniziativa, il tentativo di ridurre la dipendenza dalla Cina ed evitare che la competizione industriale americana accentui le vulnerabilità europee
Da Belgrado a Brasilia, il consenso non è più blindato. La sfida per l’Europa secondo Pirozzi (Iai)
Dalla mobilitazione degli studenti in Serbia alla vittoria di Lula in Brasile, il consenso torna contendibile e la partecipazione dal basso sfida le leadership consolidate. Per Nicoletta Pirozzi (Iai), questi risultati raccontano una domanda di cambiamento che intreccia democrazia, Stato di diritto e autonomia dalle grandi potenze. Ma la discontinuità elettorale non garantisce automaticamente una svolta geopolitica
















