Lo scontro Trump-papa e le tensioni con Meloni sono onde di superficie. Sotto, si muove una partita geopolitica che ridisegna l’Occidente. Intervista a James Jay Carafano, senior counselor to the president della Heritage Foundation
Esteri
Le quattro proposte di Xi per la pace di Hormuz
Le quattro proposte di Xi per il Golfo arrivano mentre Lavrov è a Pechino, segnalando una convergenza sino-russa sulla crisi di Hormuz. Pechino si propone come attore stabilizzatore, ma resta ambigua tra diplomazia e interessi strategici legati all’Iran
Il blocco di Hormuz è una mossa che guarda a Pechino. L’analisi di Caruso
I colloqui di Islamabad si sono conclusi senza accordo, ma non senza significato. Ventuno ore di negoziati nell’albergo Serena della capitale pakistana – il più alto livello di contatto diretto tra Washington e Teheran dalla rivoluzione del 1979 – si sono chiuse domenica mattina con la dichiarazione del vicepresidente JD Vance: l’Iran ha scelto di non accettare i termini americani. Un esito che era nell’aria, ma che rivela dinamiche più profonde di quanto non appaia. L’analisi del generale Ivan Caruso, consigliere militare della Sioi
Come cambiano le dinamiche internazionali nell'era post-Orbán. Parla Pirozzi (Iai)
“La nuova Ungheria ha molto da guadagnare dall’essere un partner affidabile in Europa, e questo cambio di postura avrà ricadute concrete e rapide proprio sui dossier più urgenti, dalle sanzioni alla Russia al sostegno all’Ucraina”. Intervista a Nicoletta Pirozzi, responsabile del programma “Ue, politica e istituzioni” e responsabile delle relazioni istituzionali dell’istituto Affari Internazionali
Libia, il Mediterraneo e la guerra nell’ombra. Gli interessi italiani secondo Caruso
L’inchiesta di Radio France Internationale del 3 aprile 2026 ha squarciato il velo su una realtà che i governi coinvolti preferivano tacere: oltre 200 militari ucraini sono dispiegati in Libia occidentale, con il consenso esplicito del governo di Tripoli, e da basi libiche vengono lanciati droni navali contro le petroliere della shadow fleet russa nel Mediterraneo. La notizia non è un fatto isolato. È il sintomo visibile di una partita geopolitica più profonda. L’analisi del generale Ivan Caruso, consigliere militare della Sioi
La scommessa americana sul blocco di Hormuz alza la posta nello scontro con l’Iran
Il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz segna una brusca escalation contro l’Iran, sollevando interrogativi sulla sua efficacia e sui rischi globali. Emergono due punti di vista differenti: Giorgio Cafiero (Gulf State Analytics) avverte dei rischi di escalation e della fragilità della deterrenza, mentre Zineb Riboua (Hudson Institute) vede un Iran indebolito sotto crescente pressione americana
Le elezioni in Ungheria e il dualismo tra le due destre europee. La riflessione di Ippolito
Le elezioni in Ungheria hanno segnato una svolta politica che va oltre i confini nazionali. La fine del lungo ciclo di Viktor Orbán e il successo di una nuova leadership conservatrice riportano al centro il confronto tra diverse visioni della destra europea e del ruolo dell’Ungheria nel continente
Magyar ha vinto, quindi? Ecco cosa cambierà
La vittoria di Péter Magyar alle elezioni nazionali segna una svolta storica in Ungheria terminando nei fatti la parabola orbaniana. Ottenuta la “super maggioranza” necessaria per rimettere Budapest in una cornice istituzionale liberaldemocratica, il Paese è destinato a profondi cambiamenti che avranno ripercussioni a livello regionale ed europeo. L’analisi di Lorenzo Avesani (geopolitica.info)
Quanto costa la vacanza di Zuckerberg nelle Galapagos
Dal 5 aprile l’imprenditore è nelle isole Galapagos sul suo yatch da 300 milioni di dollari. Una destinazione protetta, molto costosa per questo tipo di imbarcazioni
Trump, Iran e disordine globale. Un domani di guerra secondo il prof. Carinci
Tra attacchi incrociati, fallimenti diplomatici e paralisi delle istituzioni multilaterali, il confronto tra Trump e l’Iran diventa il simbolo di un disordine globale in crescita. Secondo il prof. Carinci, il rischio concreto è scivolare verso un domani di guerra che l’Europa continua a sottovalutare
















