Washington resta sospesa tra una strategia incompiuta sull’Iran e un negoziato che non decolla, mentre in Ucraina la tenuta di Kyiv rafforza il peso politico dell’Europa. Dai volenterosi di Parigi al Golfo, emerge una linea europea più coerente e resiliente, capace di difendere interessi comuni nonostante i limiti dell’Unione. Un contrasto sempre più evidente con una politica estera americana segnata dall’imprevedibilità della leadership di Donald Trump. Il commento dell’ambasciatore Stefano Stefanini
Esteri
A Parigi prende forma la coalizione europea antimissile. Ecco perché conta
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Radar tedeschi, illuminatori Leonardo e Weibel, centro di comando Kongsberg attorno a un intercettore sviluppato in Ucraina. Per lo scudo anti-missile si delinea un modello di cooperazione euro-ucraina che potrebbe fungere da base per le prossime iniziative di difesa comune
Perché l'ombra di Hormuz pesa sul negoziato Israele-Libano. Parla Dentice
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I colloqui tra Israele e Libano arrivano a Roma mentre la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran rischia di travolgere uno dei pochi canali diplomatici ancora aperti nella regione. Come osserva l’analista Giuseppe Dentice (Osmed), il rischio è che le tensioni si saldino in un’unica crisi sistemica, rendendo ancora più fragile ogni tentativo di mediazione. L’Italia prova a impedire che le crisi del Golfo e del Levante convergano in un unico fronte
Gli Usa a guardia dello Stretto di Hormuz? Perché per Caffio è un ritorno al passato
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Gli Stati Uniti come custodi dello Stretto rappresentano un ritorno al ruolo storico di garanti mondiali della libertà di navigazione. Incomprensibili però le richieste di compenso per un’attività che le Marine sono tenute a svolgere per istituto. Sarebbe il momento per i volenterosi di concertare con gli Usa la loro missione di peace-keeping navale nello Stretto
Così Eni trasforma il rischio geopolitico in strategia industriale
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Claudio Descalzi ripete da settimane che la vecchia architettura della sicurezza energetica globale è finita. Meno evidente, ma più importante, è che Eni si è già mossa di conseguenza: dal gas asiatico all’Lng argentino, dal litio cileno alle società satellite aperte a capitali esterni, il gruppo sta trasformando la diagnosi geopolitica del suo amministratore delegato in strategia industriale
La Russia vuole distruggere il sistema sanitario ucraino. Ecco come secondo Msf
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Tra febbraio 2022 e fine 2025 l’Oms ha documentato 2.811 attacchi alle strutture sanitarie. Per Kiev, oltre 2.500 strutture sono state danneggiate o distrutte, 327 completamente. Medici senza frontiere ha registrato oltre 20 attacchi, con 4 ospedali distrutti, 7 basi di ambulanze abbandonate e la perdita di accesso a 80 villaggi. Secondo Robin Meldrum, coordinatore nazionale di Msf in Ucraina, “questi attacchi sono troppo costanti, troppo frequenti e troppo precisi per essere accidentali”
Volenterosi (e non solo), come procede l'azione europea per Kyiv
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Investire i denari dedicati alla difesa in commesse a vantaggio delle industrie europee, con un obiettivo comune che vada al di là della contingenza ucraina. Così facendo si potrà ottenere sia una coalizione industriale e politico-militare che nutra le commesse derivanti dalla riforma europea per l’ammodernamento delle proprie difese, sia rafforzare il ruolo dell’Ue all’interno degli scacchieri mondiali attuali
Nell’era dell’AI vince chi sa costruire fiducia. L’analisi di Baldoni e Khodorkovsky
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La competizione sull’intelligenza artificiale non si giocherà solo su capitale, chip e algoritmi, ma sulla capacità di costruire ecosistemi tecnologici affidabili e integrati. La tesi di Roberto Baldoni e Len Khodorkovsky: per le democrazie, la risposta alla concentrazione tecnologica non è l’autarchia, ma un’interdipendenza fondata su alleanze, standard comuni e fiducia verificabile
La vera forza della Nato è la sua ritrovata unità politica. L'analisi di Malinconi
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Il Summit di Ankara ha mostrato un’Alleanza capace di concentrarsi su spesa militare, capacità industriali e deterrenza perché più solida nelle sue fondamenta politiche. Nonostante le tensioni transatlantiche e le differenze tra i 32 Alleati, la coesione resta il principale punto di forza della Nato di fronte alla competizione strategica e alle minacce russe. L’analisi di Michael Malinconi, esperto di relazioni internazionali
Meloni ai funerali dell’Emiro Padre del Qatar. Ecco perché conta
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La partecipazione della premier alla cerimonia di condoglianze per Hamad bin Khalifa Al Thani rafforza l’asse con Doha in un contesto regionale segnato da tensioni con l’Iran e nuovi equilibri nel Golfo
















