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L'Opec aumenta ancora la produzione di petrolio. Ecco perché

L’organizzazione, guidata da Arabia Saudita e Russia, ha scelto di aumentare ancora la produzione di circa 188.000 barili al giorno, a partire dal mese di agosto. I Paesi dell’Opec si riuniranno di nuovo il 2 agosto

L’Octagon di Sisi, la nuova architettura del potere egiziano

L’inaugurazione del nuovo Strategic Command Headquarters va oltre l’apertura di un quartier generale militare. Il complesso diventa il simbolo di un progetto che intreccia sicurezza, centralizzazione del potere e ambizioni regionali in un Medio Oriente ancora attraversato da conflitti

L'ultima mossa di Vucic per evitare il crack. Serbia al voto

Come potrebbe impattare questa possibile crisi politica sul cammino europeo del Paese? La Serbia è candidata all’adesione all’Ue, ma Belgrado deve compiere una serie di passi sostanziali nei capitoli ancora aperti e irrisolti, come la politica estera europea, lo stato di diritto, le condizioni per elezioni libere ed eque, il sistema giudiziario, la corruzione e la lotta alla criminalità organizzata. Soprattutto c’è da ragionare sul posizionamento internazionale di Belgrado, anche alla luce delle mire di super players esterni come Cina e Russia

Il doppio filo di Trump con Mosca e Kyiv. Cosa si sono detti i tre leader

Il presidente americano parla per circa novanta minuti con Vladimir Putin e ribadisce la disponibilità a favorire un’intesa. Poche ore dopo anche Volodymyr Zelensky conferma una telefonata con Trump, mentre cresce l’attesa per un possibile incontro ad Ankara

Sunniti e sciiti, il volto profondo del Medio Oriente. L'analisi di Polillo

Il conflitto in Medio Oriente richiama, per certi aspetti, le guerre di religione europee del Seicento: una pace duratura può nascere solo da un accordo tra le parti coinvolte. L’Occidente cessi, allora, di intervenire direttamente. A fianco dell’uno o dell’altro. Il che non significa neutralismo. Ma uso intelligente di quel soft ed hard power di cui l’Occidente dispone, trasfusi nelle forme della migliore e più intelligente diplomazia. L’analisi di Gianfranco Polillo

Summit Nato, cosa guardare per capire dove va l'Alleanza. Scrive Minuto Rizzo

Di Alessandro Minuto Rizzo

Il vertice Nato di Ankara sarà un passaggio strategico. Dal Golfo all’Indo-Pacifico, passando per l’Ucraina e le nuove tecnologie, l’Alleanza è chiamata a misurare la propria capacità di adattarsi a un contesto geopolitico in rapida evoluzione. Più delle dichiarazioni ufficiali, saranno il clima politico e la qualità del dialogo tra i leader a indicare la direzione presa dall’Alleanza. La riflessione dell’ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo, già vice segretario generale della Nato

Meloni nel mirino di Trump. L’analisi di un’escalation politica

Il perenne gioco d’azzardo del Presidente degli Stati Uniti stravolge tutti i limiti della decenza e degli equilibri internazionali, ma il più delle volte non è fine a se stesso ed ha un obiettivo preciso: mettere alla prova collaboratori, capi dipartimento, ministri e alleati. Per sostituirli con altri ritenuti totalmente obbedienti. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Bosnia, il caso Zanardi Landi diventa un test per l'Occidente (e per l'Italia)

Lo stallo sulla nomina del nuovo Alto Rappresentante in Bosnia-Erzegovina va oltre una semplice partita diplomatica. La candidatura italiana di Antonio Zanardi Landi diventa il riflesso delle tensioni tra Europa e Stati Uniti e un test per la credibilità transatlantica di Roma

Vi racconto l’impronta italiana nella Dichiarazione d’Indipendenza. Scrive Alegi

Il principio di uguaglianza al centro della Dichiarazione d’Indipendenza americana affonda le sue radici anche nel pensiero del toscano Filippo Mazzei. Medico, intellettuale e protagonista della vita politica della Virginia, influenzò Thomas Jefferson nella formulazione di uno dei passaggi più celebri del testo del 1776. L’analisi di Gregory Alegi, professore di Storia e politica Usa presso la Luiss Guido Carli

Si complica l'affare inglese. I consigli di Blair e dei banchieri a Burnham

L’allarme per le nuove tasse è scattato oltremanica la scorsa settimana, dopo che Burnham in occasione della sua prima intervista ha spiegato pubblicamente che, pur intendendo attenersi agli impegni presi nel programma elettorale laburista di non aumentare l’iva, l’imposta sul reddito o i contributi previdenziali, c’è ancora “un certo margine” di manovra. Non solo Blair, anche i banchieri si dicono pronti allo scontro per un possibile raid fiscale di Burnham sulle banche del Regno Unito, mossa che, dicono, sarebbe economicamente disastrosa

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