Il Summit di Ankara ha mostrato un’Alleanza capace di concentrarsi su spesa militare, capacità industriali e deterrenza perché più solida nelle sue fondamenta politiche. Nonostante le tensioni transatlantiche e le differenze tra i 32 Alleati, la coesione resta il principale punto di forza della Nato di fronte alla competizione strategica e alle minacce russe. L’analisi di Michael Malinconi, esperto di relazioni internazionali
Esteri
Meloni ai funerali dell’Emiro Padre del Qatar. Ecco perché conta
La partecipazione della premier alla cerimonia di condoglianze per Hamad bin Khalifa Al Thani rafforza l’asse con Doha in un contesto regionale segnato da tensioni con l’Iran e nuovi equilibri nel Golfo
La Cina scopre Keynes e i limiti del suo modello di crescita
I saldi settoriali cinesi raccontano uno squilibrio che pesa anche sulle catene di valore europee. Il riequilibrio interno è un problema tecnico, non solo politico, e riguarda tutti
Dal manifesto della vendetta ai raid Usa. Così l’Iran torna nel mirino
L’aviazione statunitense ha colpito nella notte cinque località meridionali iraniane. Gli attacchi hanno riguardato le città di Asaluyeh, Dir, Bushehr, Dashti e Tangestan, in una delle province strategicamente più rilevanti dell’Iran per la presenza di infrastrutture energetiche e della centrale nucleare di Bushehr. Oltre che alle continue sortite dei miliziani è la risposta alla bieca incitazione mondiale alla vendetta della nuova Guida Suprema di Teheran. L’analisi di Gianfranco D’Anna
Il nucleare è l'unica bacchetta magica per l'Ucraina. Parla Sinovets (Odcnp)
Per l’esperta ucraina la deterrenza convenzionale è troppo esposta alle manipolazioni del calcolo costi-benefici, come dimostrato da quanto avvenuto al Cremlino nel febbraio 2022. Solo l’atomica cambia davvero il computo dei rischi per un aggressore. Ma quali sono le opzioni di Kyiv per godere di una copertura nucleare?
Perché il tempo non gioca a favore di Teheran
Alcuni vantaggi tattici, molti rischi strategici. Con la minaccia su Hormuz Teheran prova a guadagnare tempo e leva negoziale, ma rischia di accelerare il proprio isolamento regionale e di favorire una convergenza di interessi tra Stati Uniti e potenze mediorientali contrarie alle sue ambizioni nucleari. L’analisi di Francesco Sisci, direttore di Appia Institute
Le minacce di Trump sulla Groenlandia espongono i limiti della difesa europea
La riapertura del dossier groenlandese dopo il vertice Nato di Ankara mette a nudo l’ambiguità dell’articolo 42.7 e l’assenza di strumenti europei di deterrenza. Tra frammentazione politica e vuoto istituzionale, l’Ue resta priva di una risposta credibile davanti a un possibile fait accompli americano. L’analisi di Elio Calcagno, responsabile di ricerca nel programma “Difesa, sicurezza e spazio” e di Federico Castiglioni, ricercatore nel programma “Ue, politica e istituzioni” dell’Istituto Affari Internazionali
Colloqui e minacce. Usa e Iran tornano al tavolo mentre Khamenei giura vendetta
Vendetta, diplomazia e incognite sulla leadership. Il nuovo ayatollah iraniano minaccia ritorsioni contro Stati Uniti e Israele mentre resta invisibile dall’attacco che ha ucciso il padre. Intanto Washington e Teheran provano a mantenere aperto il dialogo
Ankara ha rafforzato Zelensky più della Nato. Bremmer spiega perché
Un summit “più normale e più costruttivo”, un’Ucraina che dimostra di avere le carte in mano, un’Europa che sul militare si rafforza ma sulla tecnologia resta indietro. In questa conversazione con Formiche.net Ian Bremmer fa il punto sulle relazioni transatlantiche e sul conflitto in Ucraina, dai Patriot alla Pax Silica, dall’incompatibilità negoziale tra Kyiv e Mosca al vero rischio politico europeo, che secondo lui ha un solo nome: Francia
Chi dice che Mosca non minaccia l’Europa ignora una lezione della Storia. Scrive Pagani
Da Conte a Vannacci, fino alle ambiguità presenti nel governo, si diffonde l’idea che il riarmo sia il prodotto di una narrazione interessata. Un argomento che ignora le lezioni della Storia e il ruolo della deterrenza nella stabilità europea. Il commento di Alberto Pagani
















