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Cosa c’è dietro il nuovo ponte tra Russia e Corea del Nord

La conferma della costruzione di un collegamento stradale diretto tra i due Paesi alleati preoccupa l’Occidente. La via potrebbe servire per l’arrivo di 30.000 soldati nordcoreani in sostegno delle forze russe contro l’Ucraina

Come cambia la guerra in Iran con il riposizionamento strategico saudita. L'analisi d Fantappiè (Iai)

La guerra cambia per il riposizionamento strategico saudita, in qualche modo incoraggiato dal fatto che non c’era più la possibilità di pensare a una coesistenza con l’Iran nel breve periodo. La Turchia? Un attore che insieme all’Arabia, all’Italia, al Pakistan, al Qatar e al’Egitto funge da terzo polo. Questi Paesi avranno sempre più interesse a lavorare insieme. Conversazione con la Responsabile del programma “Mediterraneo, Medioriente e Africa” dell’Istituto Affari Internazionali, Maria Luisa Fantappiè

Mentre la Russia bombarda l'Ucraina un missile entra in Polonia. E non è la prima volta

Nella notte tra il 29 e il 30 luglio un (presunto) missile russo ha attraversato lo spazio aereo polacco, schiantandosi a 70 chilometri dal confine. Kyiv ha identificato il vettore come un Kh-101, sfuggito all’ampia offensiva missilistica contro l’Ucraina condotta nelle stesse ore

Scatta la nuova offensiva Usa contro l’Iran. E Teheran è più sola che mai

L’imponente ripresa delle ostilità contro l’Iran coinvolge i gruppi filo-iraniani in Iraq e Yemen e sembra aver infranto le speranze di una rapida ripresa dei negoziati tra le parti. Ma quella di Trump è diventata anche una sfida contro il tempo dell’agibilità politica interna. L’analisi di Gianfranco D’Anna

La Cina può vincere senza rompere il sistema che l'ha fatta crescere?

Mentre Pechino accelera la sfida all’Occidente, rischia di mettere sotto pressione proprio il sistema che l’ha trasformata in una superpotenza. Un paradosso che aiuta a leggere la nuova fase della competizione globale

Così Hormuz ridisegna gli equilibri energetici tra Golfo e Asia

Di Simone Casoni

La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, in risposta all’operazione statunitense Epic Fury, ha evidenziato il valore strategico dei chokepoint marittimi per la sicurezza energetica globale. Teheran ha usato il controllo dello Stretto come leva di deterrenza e pressione economica. Al contempo, il corridoio ferroviario Teheran–Xi’an ha attenuato gli effetti sui traffici, confermando l’importanza di reti logistiche diversificate e resilienti. L’analisi di Simone Casoni (Geopolitica.info)

Dopo Londra, Washington. Così Zelensky consolida il "fronte occidentale"

Il vertice bilaterale nello Studio Ovale è un’ulteriore conferma nel miglioramento dei rapporti tra Kyiv e Washington. Tra i vari temi sul tavolo quello, centrale, della produzione su licenza dei Patriot

Il teatro dell'orrore di Teheran e il silenzio che lo copre. Il commento di Pagani

Non possiamo impedire a Teheran di issare un’altra forca. Possiamo, però, smettere di voltarci dall’altra parte mentre lo fa. È la differenza minima, ma non trascurabile, tra essere spettatori inconsapevoli di un teatro dell’orrore e diventarne, senza volerlo, il pubblico complice di cui quel teatro ha bisogno per funzionare. Il commento di Alberto Pagani, docente a contratto di Geopolitica e Geostrategia, Università di Bologna — Esperto di Intelligence e Guerra Cognitiva

L'esercito di Putin cambia pelle ma non natura. Parola del Rusi

Droni, guerra d’attrito e adattamento tattico convivono con un sistema di comando ancora fortemente centralizzato. Nell’analisi del Rusi emergono i limiti della Russia che impara e si adatta, nonostante la struttura politica del Cremlino continui a frenare una vera riforma delle forze armate

Iran, cinque mesi dopo: tanto rumore per nulla? L'analisi di Castellaneta

Dopo cinque mesi di guerra, il Presidente americano si ritrova sostanzialmente nella stessa posizione in cui si trovava all’inizio del conflitto. In questo quadro l’Europa, pur disponendo di strumenti più limitati rispetto agli Stati Uniti, continua ad avere un ruolo importante. Non quello di protagonista militare, bensì quello di interlocutore credibile. Anche l’Italia può contribuire in maniera significativa, valorizzando la propria posizione nel Mediterraneo e il ruolo che intende svolgere come hub energetico europeo. L’analisi dell’ambasciatore Giovanni Castellaneta

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