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I cinesi giocano in Italia. Superhisen verso il controllo di Giochi Preziosi

La storica azienda italiana del giocattolo ha raggiunto un’intesa con il gruppo cinese Superhisen, destinato a diventarne azionista di maggioranza attraverso un aumento di capitale da circa 80 milioni di euro. L’operazione, ancora al vaglio del Tribunale di Milano, segna una svolta nella ristrutturazione del gruppo e apre un nuovo capitolo nel dibattito sull’ingresso di capitali esteri in aziende simbolo del Made in Italy

Non solo Grecia-Turchia. Cosa dovrà escogitare Fitto per risolvere il caso Cipro

Alla luce dei recenti sviluppi di carattere internazionale, come la crisi a Hormuz, l’uso geopolitico del Mar Nero (già testato nella crisi del grano con l’Ucraina) e i riflessi della guerra tra Iran e Israele nell’intero bacino mediterraneo, l’Ue ha bisogno di rafforzarsi e, conseguentemente, sanare le proprie criticità. Quella più evidente nel fronte sud-orientale è proprio Cipro, che è diventata oltremodo strategica anche come polo di difesa e osservazione europea e atlantica verso l’intero quadrante mediorientale

Così la guerra accelera la fuga del petrolio da Hormuz

Trump ha ritirato l’ipotesi di un pedaggio sul traffico navale, mantenendo il blocco contro l’Iran mentre riprendono gli attacchi. Ma la crisi sta già accelerando gli investimenti destinati a ridurre la dipendenza energetica dallo Stretto

Petrolio, sanzioni e nomine. I superpoteri di Rubio sul Venezuela

Dai conti dello Stato venezuelano fino alla distribuzione di risorse naturali e persino cosa posta Delcy Rodriguez sui social, dall’inizio del 2026 il segretario di Stato americano è il vero gestore del Paese sudamericano. È lui il braccio esecutore degli ordini di Trump ed è nelle sue mani la data delle prossime elezioni libere…

Perché l'Ue permette a Kyiv di comprare componenti cinesi coi suoi fondi

Bruxelles consentirà all’Ucraina di usare parte del nuovo fondo europeo per la difesa per acquistare componenti di droni prodotti in Cina. Una deroga che fotografa il divario tra le ambizioni industriali dell’Europa e le capacità della sua base produttiva

Una via europea nel caos trumpiano? Il commento di Stefanini

Washington resta sospesa tra una strategia incompiuta sull’Iran e un negoziato che non decolla, mentre in Ucraina la tenuta di Kyiv rafforza il peso politico dell’Europa. Dai volenterosi di Parigi al Golfo, emerge una linea europea più coerente e resiliente, capace di difendere interessi comuni nonostante i limiti dell’Unione. Un contrasto sempre più evidente con una politica estera americana segnata dall’imprevedibilità della leadership di Donald Trump. Il commento dell’ambasciatore Stefano Stefanini

A Parigi prende forma la coalizione europea antimissile. Ecco perché conta

Radar tedeschi, illuminatori Leonardo e Weibel, centro di comando Kongsberg attorno a un intercettore sviluppato in Ucraina. Per lo scudo anti-missile si delinea un modello di cooperazione euro-ucraina che potrebbe fungere da base per le prossime iniziative di difesa comune

Perché l'ombra di Hormuz pesa sul negoziato Israele-Libano. Parla Dentice

I colloqui tra Israele e Libano arrivano a Roma mentre la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran rischia di travolgere uno dei pochi canali diplomatici ancora aperti nella regione. Come osserva l’analista Giuseppe Dentice (Osmed), il rischio è che le tensioni si saldino in un’unica crisi sistemica, rendendo ancora più fragile ogni tentativo di mediazione. L’Italia prova a impedire che le crisi del Golfo e del Levante convergano in un unico fronte

Gli Usa a guardia dello Stretto di Hormuz? Perché per Caffio è un ritorno al passato

Gli Stati Uniti come custodi dello Stretto rappresentano un ritorno al ruolo storico di garanti mondiali della libertà di navigazione. Incomprensibili però le richieste di compenso per un’attività che le Marine sono tenute a svolgere per istituto. Sarebbe il momento per i volenterosi di concertare con gli Usa la loro missione di peace-keeping navale nello Stretto

Così Eni trasforma il rischio geopolitico in strategia industriale

Claudio Descalzi ripete da settimane che la vecchia architettura della sicurezza energetica globale è finita. Meno evidente, ma più importante, è che Eni si è già mossa di conseguenza: dal gas asiatico all’Lng argentino, dal litio cileno alle società satellite aperte a capitali esterni, il gruppo sta trasformando la diagnosi geopolitica del suo amministratore delegato in strategia industriale

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