Domenica 17 e lunedì 18 ottobre la Capitale è chiamata alle urne per decidere al ballottaggio il suo nuovo sindaco dopo Virginia Raggi. Formiche.net ha intervistato entrambi i candidati formulando a ognuno le stesse identiche domande. Ecco le risposte del candidato di centrosinistra, Roberto Gualtieri

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Domenica e lunedì prossimi Roma voterà per il suo nuovo sindaco dopo i cinque anni di Virginia Raggi in Campidoglio. Formiche.net ha intervistato entrambi i candidati formulando a ognuno le stesse identiche domande. Ecco le risposte del candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri. “La sequenza Pnrr, Giubileo e candidatura a Expo 2030 è davvero irripetibile”, ha affermato l’ex ministro dell’Economia e delle Finanze. Che poi ha aggiunto: “Serve una governance all’altezza di queste sfide che orienteranno i prossimi decenni di sviluppo della Capitale. Per il Giubileo chiederò al governo di integrare le attuali risorse con almeno 2 miliardi aggiuntivi”.

Cos’è mancato, a suo avviso, di più in questi anni a Roma? Dov’è che la città eterna deve davvero svoltare, cambiare marcia?

Roma deve riprendersi subito il suo ruolo nello scenario nazionale ed europeo e tornare ad avere piena consapevolezza delle sue enormi potenzialità. Io rifiuto la narrazione della “Roma ingovernabile”, uno stereotipo che si è riaffacciato anche durante questa campagna elettorale. Roma può essere governata se si compiono scelte amministrative chiare e nette e si premiano le competenze e la qualità delle persone ma soprattutto può tornare a crescere valorizzando le sue straordinarie risorse. Non solo il suo unico patrimonio storico-culturale e naturalistico, ma il suo sistema universitario e della ricerca, il suo sistema industriale che presenta filiere di grande qualità in ambiti strategici, il settore di servizi che deve essere aiutato a innovare e a modernizzarsi. Noi renderemo più efficiente l’amministrazione, ma soprattutto uniremo nel progetto di rinascita della città tutte le forze sociali e produttive. Occorre fare sistema, come hanno saputo fare negli ultimi anni altre città a partire da Milano, e allo stesso tempo includere le forze associative e territoriali sul tema dell’inclusione e della cura. In entrambi gli ambiti la collaborazione e la partnership tra pubblico e privato saranno fondamentali.

Il prossimo decennio si preannuncia potenzialmente di grande rilancio tra il Giubileo, i fondi del Pnrr e la corsa verso Expo 2030. Cosa deve fare la capitale per essere all’altezza di questa sfida?

La sequenza Pnrr, Giubileo e candidatura ad Expo 2030 è davvero irripetibile. Serve una governance all’altezza di queste sfide che orienteranno i prossimi decenni di sviluppo della capitale. Per il Giubileo chiederò al governo di integrare le attuali risorse con almeno 2 miliardi aggiuntivi. Le priorità sono quelle di rafforzare e completare gli interventi per la mobilità già previsti, a partire dalle nuove tramvie. E farsi trovare pronti con una città pulita, ben governata e capace di accogliere i pellegrini. Una città che in vista del Giubileo rafforzerà la sua vocazione all’inclusione e alla solidarietà, con un grande piano contro la fame, il freddo e per la prima accoglienza. Prendersi cura di tutti è l’unica via per tornare a crescere, come Papa Francesco ci indica col suo straordinario magistero. Per il Pnrr abbiamo un insieme di fondi che richiede una capacità di attuazione e realizzazione senza precedenti: daremo a Roma una struttura dedicata, per cogliere al meglio questa occasione. Infine, per Expo sottolineo due aspetti: serve un dossier di candidatura molto forte, che metta al centro i piani per il post Expo, che sono sempre più importanti per il Bie (Bureau international des Expositions, ndr): un dossier che può essere realizzato solo da un comitato promotore che rappresenti tutta la città, le sue forze produttive e sociali, le sue grandi competenze. Secondo punto: costruire una solida rete diplomatica internazionale di sostegno alla candidatura, in forte sinergia col ministero degli Esteri, riaffermando con autorevolezza il ruolo di Roma nello scenario internazionale.

Com’è possibile, secondo lei, conciliare la visione di lungo periodo e la gestione quotidiana della città? Ovviamente, mentre si pensa al futuro non ci si deve dimenticare che la priorità sono i servizi pubblici (in alcuni casi entrati drammaticamente in crisi a Roma)?

Nella buona amministrazione di una grande capitale come Roma non c’è alcuna contraddizione tra l’orizzonte di lungo periodo e la gestione quotidiana. Al contrario, queste due dimensioni si rafforzano a vicenda. Avere una visione proiettata sul futuro permette non solo di realizzare progetti ambiziosi ma anche di avere una strategia chiara e concreta per gestire le sfide di ogni giorno. Senza la dimensione prospettica che offre direzione e priorità la quotidianità finisce per esaurirsi nell’inseguimento delle emergenze o di piccole opportunità mediatiche. Noi ci concentreremo sulle grandi trasformazioni in grado di rendere Roma una città più facile da vivere. Nei primi 100 giorni certamente lanceremo un piano di pulizia straordinaria della città, ma contemporaneamente procederemo a riorganizzare la struttura dell’Ama, decentrandola per un servizio stabilmente più efficiente. Lavoreremo da subito per utilizzare al massimo le risorse del Pnrr mentre riprenderemo a progettare anche grandi opere necessarie come la quarta linea della metropolitana, e così via nei diversi ambiti. Da subito riapriremo i centri anziani ancora chiusi dopo il Covid, ma programmeremo l’apertura di centri per i giovani e per i co-working in tutta la città, valorizzando innanzitutto il patrimonio comunale inutilizzato.

A questo proposito le aziende partecipate, Ama e Atac su tutte, costituiscono da sempre uno delle note più dolenti del funzionamento di Roma. È una battaglia persa oppure esiste una ricetta, davvero realizzabile, per il loro rilancio?

Anche qui, non c’è alcuna battaglia persa in partenza. In molte altre città le partecipate non solo garantiscono ottimi servizi, ma hanno anche solidità economica e la capacità di portare valore aggiunto alla città. Per farlo è necessario innanzitutto che il comune svolga fino in fondo il proprio dovere di nominare un management capace e competente, dandogli la giusta autonomia e continuità nel tempo per svolgere il proprio mandato e applicare gli indirizzi individuati dal sindaco. Le partecipate di Roma al contrario sono state da un lato abbandonate, con amministratori delegati che cambiavano in continuazione, e dall’altra è mancato il controllo puntuale sul loro operato: il peggiore dei mondi possibili.

Ama e Atac vanno rilanciate, bisogna spingerle a lavorare a partnership strategiche con gli altri player che già operano a Roma, penso innanzitutto ad Acea ed Enea per la prima e Ferrovie e Cotral per la seconda, ma senza escludere altri importanti attori nazionali e internazionali. Queste partnership industriali sono necessarie per chiudere il ciclo industriale dei rifiuti definitivamente, applicando i principi dell’economia circolare. E sono importanti per una gestione unitaria dei trasporti di Roma che dovrà integrarsi maggiormente con tutta l’area della città metropolitana, programmando ed attuando gli investimenti necessari.

Bisogna avere la consapevolezza che le grandi trasformazioni gestionali necessarie a questi ambiziosi obiettivi non sono possibili senza un serio patto con i lavoratori che vanno, io credo, responsabilizzati e coinvolti perché torni anche a Roma l’orgoglio del servizio pubblico, un ruolo che va riconosciuto e valorizzato come avviene in tutte le grandi città del mondo.

Su trasporti e sostenibilità ambientale ci sono moltissime risorse del Pnrr che dovranno essere impegnate rapidamente: sarà l’occasione fondamentale per dare una svolta anche ai modelli di gestione modernizzandoli e rendendoli più efficienti per chi utilizza i servizi e per chi ci lavora tutti i giorni.

A tal proposito, è di tutta evidenza come non da oggi a Roma il problema più pressante sia rappresentato dalla gestione dei rifiuti. Saranno realizzati in città impianti per il trattamento che consentano alla Capitale di uscire da questa perenne emergenza?

Sicuramente sì, e anche con le risorse europee di cui ho appena parlato. Una dotazione di impianti di ultima generazione è fondamentale sia per chiudere il ciclo dei rifiuti che per sostenere a valle una sempre maggiore raccolta differenziata, come ci chiede l’Europa ma soprattutto ci chiede la tutela dell’ambiente. Realizzeremo nuovi impianti di trattamento di materiale, biodigestori anaerobici e di compostaggio per l’umido, almeno una bioraffineria. Non sarà un percorso breve ma necessario. Una cosa va chiarita: pensiamo che il termovalorizzatore di San Vittore vada potenziato, ma non costruiremo alcun nuovo impianto perché esistono oggi tecnologie più efficaci e non inquinanti per trattare i rifiuti.

Questa azione, unita alla riorganizzazione dell’Ama basata sul decentramento e sulla individuazione di precise responsabilità, porterà anche a un aumento della raccolta differenziata. Dopo 5 anni di paralisi ci vorranno almeno due anni per arrivare al 50%, ma poi cresceremo più rapidamente puntando molto sull’organico, su nuove tecnologie che progressivamente portino a superare i cassonetti e su incentivi diretti come le tariffe differenziate. Il nostro impegno davanti ai cittadini è quindi duplice: un servizio migliore e più efficiente e quindi anche meno costoso, con una riduzione della Tari che stimiamo del 20% nei cinque anni (anche grazie alla lotta all’evasione).

Non si tratta di una materia di stretta competenza comunale, ma è chiaro che la città abbia bisogno di uno status giuridico ad hoc e risorse aggiuntive per svolgere appieno il suo ruolo. È arrivato il momento di varare finalmente la riforma di Roma Capitale?

Sì. La prossima sarà una consiliatura costituente per Roma, su tre livelli: un decentramento efficiente delle competenze, con più poteri e più risorse ai municipi per gestire i servizi di maggiore prossimità, un grande Patto per Roma che doti la capitale di maggiori poteri e un più forte ruolo di coordinamento e indirizzo dell’area metropolitana. È giusto che prosegua il lavoro della commissione Affari costituzionali sull’ordinamento della città di Roma, ma interverremo subito per riavviare quel percorso di devoluzione dei poteri che la regione Lazio può autonomamente attribuire a Roma capitale, come aveva provato a fare nel 2017 ricevendo una risposta negativa. Parliamo di poteri importanti in materia di sviluppo economico, attività produttive, urbanistica e governo del territorio, trasporto pubblico locale, turismo, ambiente, beni culturali. Poteri che possono fare la differenza per la vita dei cittadini. Questa riforma organica consentirà una straordinaria accelerazione dell’attività amministrativa: perché dare più risorse e competenze ai municipi non solo consente loro di svolgere bene il loro compito, ma permetterà anche al sindaco di affrontare meglio i problemi e i temi di più vasta portata, con più responsabilità e più poteri.

Un’ultimissima sui rapporti con il governo: negli ultimi anni, non solo in quelli più recenti, c’è stata l’impressione abbastanza netta che si tendesse a ritenere tutto sommato Roma una questione locale e non nazionale, quale invece è. Cosa si aspetta che debba accadere ora da questo punto di vista?

Io penso che questa impressione sia stata indotta anche da chi aveva la responsabilità di guidare Roma. È compito del sindaco stimolare tutti a offrire il proprio contributo nei confronti della capitale d’Italia, collaborare ogni giorno con la Regione e il governo è prioritario per orientare scelte, investimenti e azioni che rafforzino Roma e la sostengano nell’interesse di tutto il Paese. Ma non solo: Roma deve tornare a contare nei tavoli europei, perché la sua rilevanza trascende i nostri confini e deve contribuire con la sua influenza culturale ed economica a influenzare positivamente le grandi sfide del nostro continente. Per farlo serve una città viva e vivace, e un sindaco capace di interpretarla e rappresentarla come merita.

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