Domenica 17 e lunedì 18 ottobre la Capitale è chiamata alle urne per decidere al ballottaggio il suo nuovo sindaco dopo Virginia Raggi. Formiche.net ha intervistato entrambi i candidati formulando a ognuno le stesse identiche domande. Ecco le risposte del candidato di centrodestra, Enrico Michetti

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Domenica e lunedì prossimi Roma voterà per il suo nuovo sindaco dopo i cinque anni di Virginia Raggi in Campidoglio. Formiche.net ha intervistato entrambi i candidati formulando ad ognuno le stesse identiche domande. Ecco le risposte del candidato di centrodestra Enrico Michetti: “Roma finora ha sempre vissuto in emergenza: penso ai rifiuti, ai trasporti, al verde. E da questo dobbiamo partire. Nei primissimi giorni faremo partire una task force a tutto tondo su decoro, trasporti e rifiuti”.

Cos’è mancato, a suo avviso, di più in questi anni a Roma? Dov’è che la città eterna deve davvero svoltare, cambiare marcia?

È mancata la visione di città moderna. È mancato il dialogo tra istituzioni. E sono venuti meno il giusto rispetto e la considerazione che una capitale merita. Per tutte le grandi capitali, da Parigi a Londra, ci sono fondi speciali, status particolari e poteri ai sindaci. Qui no. Si deve lavorare in questa direzione e avere una programmazione amministrativa importante. A Roma si è sempre vissuti sulle glorie del passato, è arrivato il momento di guardare al futuro.

Il prossimo decennio si preannuncia potenzialmente di grande rilancio tra il Giubileo, i fondi del Pnrr e la corsa verso Expo 2030. Cosa deve fare la capitale per essere all’altezza di questa sfida?

Farsi trovare pronta e modernizzarsi. Dai trasporti al turismo. Servono interventi importanti sulla mobilità e sulle infrastrutture. I grandi eventi servono a questo: a dare la spinta, anche economica, per programmare e investire. Dobbiamo esser pronti e non perdere queste sfide. Per questo serve istituire da subito una cabina di regia forte, con la supervisione di tecnici che conoscono i grandi eventi e la macchina amministrativa.

Com’è possibile, secondo lei, conciliare la visione di lungo periodo e la gestione quotidiana della città? Ovviamente, mentre si pensa al futuro non ci si deve dimenticare che la priorità sono i servizi pubblici (in alcuni casi entrati drammaticamente in crisi a Roma).

La bravura di un sindaco è proprio questa. Perché si deve pensare al futuro, portando avanti la quotidianità nel modo migliore. Roma finora ha sempre vissuto in emergenza: penso ai rifiuti, ai trasporti, al verde. E da questo dobbiamo partire. Nei primissimi giorni faremo partire una task force a tutto tondo su decoro, trasporti e rifiuti. Perché, se vogliamo tornare Capitale, è necessario trasformare le emergenze in gestione oculata. In emergenza si lavora male e i risultati sono quelli che abbiamo tutti sotto i nostri occhi: sui rifiuti ognuno dovrà fare la sua parte, iniziando proprio dalla Regione che fino ad oggi ha giocato al rimpallo di responsabilità. È ora di dire basta a questa politica.

A questo proposito le aziende partecipate, Ama e Atac su tutte, costituiscono da sempre uno delle note più dolenti del funzionamento di Roma. È una battaglia persa oppure esiste una ricetta, davvero realizzabile, per il loro rilancio?

Dobbiamo rimotivare i nostri dipendenti e le aziende partecipate dovranno imprimere un cambio di passo. Con me rimarranno pubbliche ma tutti, dal primo dirigente all’ultimo operaio, dovranno dare il massimo per il bene di Roma. Appronteremo piani speciali di interventi e rimodulazione dei compiti per dare impulso a due punti chiave del Comune di Roma.

A tal proposito, è di tutta evidenza come non da oggi a Roma il problema più pressante sia rappresentato dalla gestione dei rifiuti. Saranno realizzati in città impianti per il trattamento che consentano alla Capitale di uscire da questa perenne emergenza?

Gli impianti sono la sola via di uscita. Senza Roma non uscirà mai dall’emergenza. Ho pronto un piano speciale per la gestione dei rifiuti e mi piacerebbe che Guido Bertolaso assumesse un ruolo commissariale anche per questo problema di Roma. Con lui sarebbe più facile risolvere i problemi di Roma, così come fece con il governo Berlusconi per risolvere l’emergenza rifiuti a Napoli e con il sindaco Rutelli e il Governo Prodi per organizzare il Giubileo del 2000.

Non si tratta di una materia di stretta competenza comunale, ma è chiaro che la città abbia bisogno di uno status giuridico ad hoc e risorse aggiuntive per svolgere appieno il suo ruolo. E’ arrivato il momento di varare finalmente la riforma di Roma Capitale?

L’ho già detto prima e lo ripeto. In tutto il mondo Le capitali hanno status diversi. Roma non può avere gli stessi fondi o poteri di Varese, con tutto il rispetto. Fortunatamente c’è un dialogo aperto con Draghi e sono sicuro che finalmente Roma avrà quello che gli spetta.

Un’ultimissima sui rapporti con il governo: negli ultimi anni, non solo in quelli più recenti, c’è stata l’impressione abbastanza netta che si tendesse a ritenere tutto sommato Roma una questione locale e non nazionale, quale invece è. Cosa si aspetta che debba accadere ora da questo punto di vista?

Roma non può essere una questione locale. Senza Roma non c’è Italia. Se non riparte Roma non riparte l’Italia. Draghi sa bene che sulla questione capitale ruotano punti di Pil e la credibilità del Paese. Io da sindaco mi batterò affinché Roma sia davvero rispettata e torni ad essere capitale.

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